KABAT-ZINN JON.
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IL GENITORE CONSAPEVOLE.
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Parte 1.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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La guida intelligente allessere genitori. Essere genitori consapevoli  un compito arduo, impegnativo e a volte stressante. Ma  importante, perch il modo in cui viene svolto influenza in misura decisiva il cuore, lanima e la coscienza dei nostri figli da adulti. Questo manuale presenta una via saggia e convincente per coltivare quella consapevolezza, offrendo una serie di nuove prospettive illuminanti: abituarsi a immaginare il mondo dal punto di vista del bambino; intuire come ci vedono i nostri figli, come percepiscono i nostri gesti, le nostre parole; esercitarsi a considerare perfetti i propri figli per come sono e non per quello che vorremmo che fossero e, quindi, riconsiderare le nostre aspettative su di loro.
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Con linguaggio semplice e lanalisi delle svariate problematiche legate alla crescita del bambino e delladolescente, gli autori intendono dare un aiuto concreto a tutti i genitori: limitarsi a eseguire meccanicamente i compiti che spettano a un padre e a una madre non serve al bambino, che invece ha bisogno di essere aiutato a sviluppare il proprio s autentico. Per poter quindi svolgere al meglio il mestiere di genitori  necessario praticare la meditazione, che serva a ricaricare di energie positive, da usare a beneficio dei propri figli.
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L'AUTORE.
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Jon Kabat-Zinn, medico statunitense di origine indiana,  fondatore e direttore della Clinica per la riduzione dello stress presso lUniversit del Massachusetts e professore nel dipartimento di Medicina preventiva e comportamentale. Corbaccio ha pubblicato, oltre al Genitore consapevole, scritto con la moglie Myla Kabat-Zinn, che ha lavorato come educatrice e assistente al parto, Dovunque tu vada ci sei gi, Vivere momento per momento, Riprendere i sensi e Larte di
imparare da ogni cosa.
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Ai nostri figli e nipoti; e ai genitori e ai figli di tutto il mondo.
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Quando si arriva ad accettare che persino fra gli esseri umani pi uniti continuano a esistere distanze infinite, si pu vivere meravigliosamente fianco a fianco solo se ciascuno riesce ad amare quella distanza in modo da vedere laltro stagliarsi contro il cielo nella sua completezza.
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RAINER MARIA RILKE, Lettere.
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Introduzione alla nuova edizione.
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Avete mai sarchiato un giardino? Pi zappettate, pi erbaccia salta fuori.
Quando credete di averla ormai estirpata tutta, eccone spuntare dellaltra.
Bisogna perci armarsi di molta pazienza e concentrarsi sul processo in s, pi che sul fine
desiderato. Rivedere un libro sullessere genitori a pi di diciotto anni di distanza da quando lo si 
scritto non  granch diverso, n meno avvilente. Era inevitabile che cambiassimo in parte il nostro
modo di vedere le cose, con laccumularsi di ulteriori anni di esperienza come genitori e, ora, anche in
qualit di nonni. Per quanto, in passato, pensassimo di avere le idee chiare, con la maggiore ampiezza
di vedute conferitaci dal tempo e con lesercizio della consapevolezza, la nostra capacit di
osservazione e comprensione si  evoluta, si  approfondita e le nostre certezze sono diventate pi
sfumate.  un processo, questo, che mai si esaurisce e che speriamo ci permetter di continuare a
imparare per tutto larco della nostra vita. Attraverso tale lente di interpretazione, abbiamo rivisto
lintero libro, preservando il cuore delledizione originale. Ne abbiamo reso pi efficace la scrittura e
chiarito meglio quanto detto, laddove avessimo la sensazione che non fosse del tutto chiaro o
sentissimo il bisogno di far luce su di unangolazione, una prospettiva che avevamo trascurato di contemplare.
Abbiamo rielaborato il testo sia nel tono che nei contenuti, riflettendo cos le modalit
attraverso cui il nostro punto di vista si  andato a modificare dopo che lo avevamo pubblicato; ma lo
abbiamo fatto in parte anche perch, come ovvio,  lo stesso mondo, nel frattempo, a essere cos tanto
cambiato, sia per i genitori che per i figli.
A dire il vero, quello in cui i bambini nascono oggi  per molti aspetti enormemente diverso da
comera al tempo in cui noi abbiamo cresciuto i nostri figli. Per fare un solo esempio, i nostri figli sono
nati in un mondo unicamente analogico, dunque pi lento. Ora, con lavvento di Internet e delle
connessioni wireless, c anche tutto un mondo digitale con la sua velocit inarrestabile con cui
scontrarsi, una realt alternativa che, con tutte le sue
meraviglie e opportunit, ci trasporta con facilit dentro esperienze che ci alienano mente e
corpo proprio quando pi abbiamo bisogno di essere presenti a noi stessi, nella mente e nel corpo, per
affrontare le sfide emotive della genitorialit e della vita, e per sperimentarne appieno la gioia. La
consapevolezza  pi necessaria che mai per navigare in questo nuovo territorio mentre cresciamo i
nostri figli e per continuare noi stessi a crescere e vivere esistenze soddisfacenti. Queste due traiettorie
di vita, allevare i nostri figli e maturare noi stessi, sono intimamente intrecciate.
La consapevolezza  un modo di essere e, come una pratica di meditazione allo stesso tempo
informale e formale,  ormai entrata a far parte della societ generalista, a livelli che nel 1997 erano
inimmaginabili. C adesso uno studio sempre pi solido e rapidamente crescente della pratica della
consapevolezza e dei suoi effetti sulla nostra biologia e psicologia, nonch sulle nostre interazioni
sociali. Lesercizio della consapevolezza influisce sul nostro cervello e i nostri geni, sulla nostra
capacit di attenzione, sul regolamento delle nostre emozioni, sul controllo degli impulsi, sulla nostra
capacit di perspective taking (ovvero la capacit di assumere la prospettiva dellaltro) e sulla
maturazione delle nostre funzioni esecutive superiori, nonch su molti altri importanti tratti che fanno
di noi quel che siamo, come il riuscire a instaurare una profonda connessione con gli altri attraverso la
nostra innata capacit di armonizzazione, empatia, compassione e gentilezza.
Mai come ora ci sono state prove scientifiche pi convincenti che coltivando una maggiore
consapevolezza si possano avere significativi benefici per noi stessi e per chi vive con noi. E oggi come
non mai  tanto pi importante per i genitori coltivare questa capacit, che possediamo tutti, di una
ricettiva consapevolezza del momento presente; e soprattutto di una maggiore saggezza nel condurre
unesistenza piena di propositi e di significato in modi emotivamente e socialmente intelligenti.
La nostra speranza  che questa edizione aggiornata del Genitore consapevole riesca a ispirarvi
e a convincervi a coltivare attivamente una maggiore consapevolezza e apertura di cuore nel vostro
essere genitori e nella vostra vita.
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Myla e Jon Kabat-Zinn. 22 febbraio 2014.
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Prologo.
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Il nostro primogenito al suo primo anno di college arriva a casa alluna e mezza di notte il giorno del Ringraziamento accompagnato da un amico. Quando aveva chiamato per informarci che non sarebbe riuscito a essere a casa per cena come avevamo sperato, ci eravamo sentiti tutti delusi e per un po avevo sentito qualcosa di pi forte della delusione. Lasciamo la porta aperta come daccordo. Gli abbiamo detto di svegliarci al suo arrivo, ma non ce n bisogno. Lo sentiamo entrare. Malgrado i suoi tentativi di fare piano, la sua energia  esuberante, giovane, vitale. Sale di sopra. Lo chiamiamo, bisbigliando per non svegliare le sue sorelle.
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Lui entra nella nostra stanza buia. Ci abbracciamo. Poich dormo accanto alla porta, sono io il pi vicino a lui. Si sdraia sul mio petto e si protende a stringere entrambi con le braccia, ma soprattutto con tutto il suo essere.  felice di essere a casa. Rimane l, steso di traverso sul mio corpo, come se fosse la cosa pi naturale del mondo.
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Ogni traccia di fastidio per lora tarda e di delusione perch non  arrivato per cena svanisce allistante. Sento la felicit irradiare da lui: non c nulla di troppo esuberante, n di eccessivo. La sua energia  gioiosa, contenta, tranquilla, giocosa. Sembriamo vecchi amici che si ritrovano, e molto di pi,  una sorta di celebrazione familiare.  a casa adesso, qui nella stanza al buio. Appartiene a questo posto. Il legame  palpabile tra noi tre. Una sensazione di gioia mi riempie il petto, insieme a una serie di immagini della mia vita con lui, catturate nella pienezza del momento.
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Questo enorme diciannovenne sdraiato sopra di me, che ho tenuto tra le mie braccia quanto pi ho potuto, finch non si  divincolato ed  scappato nel mondo, anche adesso con la sua barba mal curata e la muscolatura possente  mio figlio. Io sono suo padre. Myla  sua madre. Lo sappiamo senza dirlo, immersi nelle nostre diverse felicit che ci uniscono.
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Dopo un po ci lascia per andare a vedere un film. Ha troppa energia per poter dormire. Noi cerchiamo di riprendere sonno, ma non ci  possibile. Ci rigiriamo per ore in un torpore insonne. Mi viene voglia di andare in camera sua per stare ancora con lui, ma non lo faccio. Non c niente da rincorrere adesso, non lui, nemmeno il sonno di cui abbiamo bisogno. Le profondit della nostra felicit finalmente si attenuano e dormiamo un po. La mattina vado al lavoro molto prima che lui si svegli. Tutta la mia giornata  illuminata dalla consapevolezza che quando torner a casa lo rivedr.
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Questi momenti, se non vengono snaturati da noi, come avrei potuto facilmente fare dando retta alla mia iniziale delusione, o se non passano totalmente sotto silenzio, come ci accade in tantissimi casi, fanno parte della benedizione e della beatitudine dellessere genitori. Sono speciali?  solo al momento dellarrivo di un figlio, al primo ritorno a casa dal college, o alla nascita, o alla prima parola o ai primi passi, che gustiamo questo profondo legame e il suo dono, oppure questi momenti accadono molto pi spesso di quanto non crediamo? Non  possibile che questi istanti speciali siano invece pi
frequenti che rari, disponibili per noi in ogni circostanza, perfino nelle pi difficili, semplicemente rimanendo in sintonia con i nostri figli e cercando di sentire quel momento?
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Nella mia esperienza questi attimi sono moltissimi. Tuttavia, se non faccio uno sforzo per vederli e catturarli con piena consapevolezza, tendono a passare troppo facilmente inosservati, senza essere apprezzati. Scopro di dover continuamente lavorare su di me perch spesso la mia mente, offuscata da moltissime altre cose, non riesce a coglierli nella loro pienezza.
A mio parere tutti i genitori, al di l dellet dei figli, compiono in ogni momento un viaggio difficile, una sorta di odissea, indipendentemente dal fatto che ne siano consapevoli o che lo vogliano. Il viaggio, naturalmente, non  altro che la vita stessa, con tutte le sue svolte e rovesci, i suoi su e gi. Il modo in cui consideriamo ed elaboriamo lintera gamma delle esperienze nella nostra mente e nel nostro cuore determina la qualit del viaggio che stiamo compiendo e ci che questo significa per noi.
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Pu influenzare dove andremo, che cosa accadr, che cosa impareremo e come ci sentiremo lungo la strada. Unavventura pienamente vissuta richiede un particolare tipo di impegno e presenza, unattenzione che io sento come vivacemente ostinata, eppure dolce e ricettiva. Spesso  il viaggio stesso che ci insegna a prestare attenzione, che ci sveglia. A volte gli insegnamenti emergono in modo doloroso e terribile, in una forma che noi non avremmo mai scelto. Io credo che la sfida di essere genitore sia quella di vivere i nostri momenti in totale pienezza, controllando il pi possibile la nostra rotta, nutrendo i nostri figli e, nel frattempo, crescendo noi stessi. I nostri figli e lo stesso viaggio ci forniscono a questo
riguardo infinite occasioni.
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Si tratta chiaramente del lavoro di tutta una vita ed  per la vita che lo intraprendiamo. Come
tutti sappiamo in cuor nostro, non  possibile fare un lavoro perfetto, o riuscire sempre a fare la cosa
giusta. Appare pi una ricerca che un raggiungimento. La perfezione semplicemente non esiste,
qualunque cosa possa significare nel ruolo di genitori. Quello che conta  che siamo autentici e che
onoriamo i nostri figli e noi stessi con tutta la nostra volont, e che sia almeno nostra intenzione non nuocere.
Ho la sensazione che tutto stia nella cura, nella qualit dellattenzione che io rivolgo a ogni
singolo momento e nellimpegno che profondo per vivere e per essere un genitore il pi possibile
consapevole. Sappiamo che linconsapevolezza di uno o di entrambi i genitori, specialmente quando si
manifesta in opinioni rigide e immutabili, egocentrismo e mancanza di presenza e attenzione, porta
inevitabilmente dolore ai figli. Queste malaugurate abitudini di essere e relazionarsi sono il pi delle
volte segnali di uninconscia sofferenza dei genitori, anche se spesso, senza una profonda presa di
coscienza, non vengono riconosciuti come tali.
Forse ognuno di noi, a suo modo, potrebbe onorare lintuizione di Rilke per il quale esistono
distanze infinite anche tra gli esseri umani pi vicini, compresi i nostri stessi figli. Se veramente
comprendiamo e accettiamo questo, per quanto terribile ci possa sembrare, forse possiamo scegliere di
sperimentare nella sua pienezza il meraviglioso vivere fianco a fianco che pu crescere se usiamo e
amiamo quella distanza che ci permette di vedere
laltro tutto intero contro il cielo.
 questo che io considero il compito dei genitori. Per farlo dobbiamo nutrire, proteggere e
guidare i nostri figli e accompagnarli finch sono pronti a seguire la loro strada. Anche noi dobbiamo
per essere delle persone complete, con una nostra vita. Quando i nostri figli ci guardano dovranno
infatti riuscire a vedere la nostra interezza contro il cielo.
Non sempre  cos facile. Essere genitori consapevoli  un duro compito.
Significa conoscere se stessi e lavorare su quel complesso spazio in cui la nostra vita interiore
incontra quella dei nostri figli.  particolarmente difficile
in questepoca dove la cultura entra sempre di pi nelle nostre case e nella vita dei nostri figli in
modi sempre nuovi, e la nostra soglia di attenzione si abbassa sempre di pi e le nostre menti sono
portate a distrarsi con sempre maggiore facilit.
Pratico la meditazione anche per conservare lequilibrio e la lucidit di fronte a queste enormi
sfide e per riuscire ad affrontare tutte le difficolt che, come genitore, incontro quotidianamente.
Trovare ogni giorno tempo, di solito la mattina presto, per un momento di pace mi aiuta a essere pi
calmo e pi equilibrato, a vedere pi chiaramente e pi ampiamente, a essere pi consapevole di ci
che  davvero importante e a continuare a scegliere di vivere con quella consapevolezza.
La consapevolezza che perseguo durante tutta la giornata nelle mie varie attivit infonde una
sensibilit vigile allattimo presente aiutandomi a mantenere il cuore un po pi aperto e la mente un
po pi chiara, cos da riuscire a vedere i miei figli per ci che sono, riconoscere che hanno bisogno di
me ed essere pi partecipe ai momenti che insieme condividiamo.
Ma il fatto che io pratichi la meditazione non significa che io sia sempre calmo, gentile e dolce,
o comunque presente. Ci sono molte occasioni in cui non lo sono. Non significa che io sappia sempre
che cosa fare e non mi senta mai confuso o perso. Per essere anche solo un po pi consapevole mi
aiuta a vedere cose che avrei potuto non vedere e a fare passi piccoli, ma importanti e a volte decisivi,
che altrimenti non farei.
Dopo un seminario in cui ho letto il brano di apertura di questo prologo (ancora sotto forma di
manoscritto), ho ricevuto una lettera di un uomo sulla sessantina che mi ha scritto:
Voglio ringraziarla per un dono speciale che lei mi ha fatto laltro giorno...
 stato quando ci ha letto il racconto di suo figlio che tornava a casa per il giorno del
Ringraziamento. Mi ha toccato molto profondamente, in particolare quando lei descriveva come lui vi
stringeva con il suo essere, o parole simili, quando era sdraiato sul suo petto sul letto. Da allora, ho
sperimentato i primi veri sentimenti damore per mio figlio da molto, molto tempo a questa parte. Non
so che cosa sia successo esattamente, ma  come se fino a ora io avessi avuto bisogno di un altro tipo di
figlio da amare e adesso non pi.
La sensazione di aver bisogno di un altro figlio da amare a volte prende il sopravvento su noi
genitori, in particolare quando le cose sembrano particolarmente difficili o senza speranza. Talvolta, se
non viene esaminata, questa sensazione pu trasformarsi da un impulso di breve durata in una stabile
corrente di delusione e nel desiderio di qualcosa che crediamo di non avere. Ma se guardiamo di nuovo,
come ha fatto questo padre, scopriremo, dopo tutto, che possiamo conoscere e amare i figli che ci sono
dati da amare.
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Lamore fiero e protettivo che provo per i miei figli mi ha spinto a fare un percorso interiore per
cercare di diventare quello che noi definiamo genitore consapevole. Questo lavoro interiore mi ha
regalato doni e piaceri inattesi. Mi ha aiutato a essere pi presente per godere della ricchezza
quotidiana di essere genitore. Mi ha anche dato modo di vedere i miei figli pi chiaramente, come sono,
senza il velo delle mie paure e aspettative e dei miei bisogni, e a capire che cosa  veramente necessario
in ogni istante. Esercitare la consapevolezza nel mio essere genitore mi aiuta anche a vedere me stessa
e mi fornisce uno strumento per affrontare i momenti difficili e le reazioni automatiche che affiorano
cos facilmente in quelle occasioni, reazioni che sono spesso limitanti, dure o distruttive per il
benessere dei miei figli.
Anche se io non ho mai fatto formalmente meditazione, ho sempre avuto bisogno di tempo e
spazio per stare tranquilla, in silenzio. Questi momenti erano particolarmente difficili da trovare
quando i miei figli erano piccoli. Gli attimi di solitudine e riflessione venivano quando ero sdraiata a
letto appena sveglia, ma non disposta a muovermi, conscia delle immagini dei miei sogni, qualche volta
chiare, altre volte sfuggenti, ricettiva a qualunque pensiero mi venisse in quello spazio posto tra la
veglia e il sonno.
Questa era la meditazione interiore che mi arricchiva. Portava un certo equilibrio alle mie altre
meditazioni: la consapevolezza attimo dopo attimo, la sintonia, il reagire, il riprendere e il lasciar
andare di cui i miei figli avevano bisogno da parte mia.
I momenti di meditazione hanno poi assunto varie forme: seduta nel bel mezzo della notte ad
allattare la mia ultima bambina, annegando nella pace e nella quiete, nutrendo lei mentre io mi nutrivo
della dolcezza del suo essere; o camminando con la bambina che piangeva, trovando modi per calmarla
e confortarla, canticchiando, cullando, mentre lavoravo sulla mia stanchezza; o guardando in faccia un
adolescente infelice, arrabbiato, cercando di capire le cause e intuendo di che cosa abbia bisogno.
Essere consapevoli significa prestare attenzione, e prestare attenzione richiede energie e
concentrazione. Ogni momento porta qualcosa di diverso e pu richiedere da me qualcosa di diverso. A
volte sono in grado di capire.
Altre volte sono persa, confusa e fuori equilibrio, non riesco a comprendere e allora cerco di
reagire istintivamente e creativamente a ci che mi accade. Ci sono momenti pienamente soddisfacenti
di pura beatitudine quando un bambino cresce e brilla con un senso di benessere. Ci sono molti
momenti difficili, frustranti, dolorosi, in cui nulla di ci che faccio  giusto e mi sento completamente
smarrita. Trovo particolarmente difficile avere le idee chiare quando si tratta di figli pi grandi. I
problemi sono pi complessi e le risposte raramente semplici.
Ma ho imparato che ogni volta che ho la sensazione di aver smarrito la strada come genitore, e
mi sento in un bosco fitto, su un terreno duro e diseguale, con il fondo poco familiare e laria gelida,
quando alla fine ritrovo la via scopro di essere arricchita in una parte di me stessa.
Ogni momento difficile contiene in s le potenzialit per aprirmi gli occhi e il cuore. Ogni volta
che arrivo a capire qualcosa su uno dei miei figli, imparo anche qualcosa su di me e sulla bambina che
sono stata, e quella conoscenza mi serve da guida. Quando sono capace di empatia e compassione per
la sofferenza di un figlio, quando riesco ad accettare i comportamenti contrari, irritanti ed esasperanti
che i miei figli possono manifestare, provare, sperimentare, il potere risanatore dellamore
incondizionato guarisce me e nutre loro. A mano a mano che loro crescono, cresco anchio.
Invece di essere uno svantaggio, la mia sensibilit  divenuta unalleata.
Negli anni ho imparato a usare lintuito, i sensi, le mie antenne emotive per cercare di vedere
nel cuore di qualunque cosa mi si presenti. In questo tentativo  essenziale vedere le cose dal punto di
vista dei miei figli. Ho scoperto che questo lavoro interiore  molto potente. Ogni volta che scelgo di
essere gentile anzich crudele, di capire invece di giudicare, di accettare invece di rifiutare, i miei figli,
indipendentemente dalla loro et, si arricchiscono e si rafforzano.
Questo modo di fare i genitori costruisce la fiducia. Io mi sforzo moltissimo per mantenere
quella fiducia e i sentimenti di felicit maturati in molti anni di duro impegno emotivo e fisico. I
momenti di trascuratezza o lemergere inconscio di vecchi modelli distruttivi sono tradimenti alla
fiducia dei miei figli e, dopo simili comportamenti, ho dovuto lavorare consapevolmente per
ricostruire e rafforzare il nostro rapporto.
Negli anni, ho cercato di dare una certa consapevolezza alle mie esperienze quotidiane di
genitore: osservando, domandando, guardando ci che pi apprezzo e ci che ritengo sia pi importante
per i miei figli. Anche se ci sono miriadi di aspetti dellessere genitori che non vengono toccati in
questo libro, spero che nel descrivervi il processo interiore riusciamo a trasmettervi la ricchezza
dellesperienza e il potenziale di crescita e cambiamento insiti nellessere genitori consapevoli.
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PARTE PRIMA.
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Il pericolo e la promessa.
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La sfida di essere genitori.
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Essere genitori  uno dei compiti pi ardui, impegnativi e stressanti della terra.  anche uno dei
pi importanti, perch il modo in cui viene svolto influenza in grande misura il cuore, lanima e la
coscienza delle future generazioni, la loro comprensione dei valori e delle relazioni, la loro idea delle
abilit necessarie nella vita, i loro sentimenti pi profondi su se stessi e sul loro possibile ruolo in un
mondo in rapido cambiamento. Eppure coloro che diventano genitori lo fanno quasi senza nessuna
preparazione o addestramento, con scarsa o nessuna guida, e in un mondo che considera molto pi
importante produrre che nutrire, fare molto pi di essere.
Quando abbiamo scritto questo libro, nella met degli anni Novanta del secolo scorso, cera
solo qualche sparuto volume incentrato sullesperienza interiore dellessere genitore. Infatti, fu proprio
questo nostro saggio a inaugurare il termine genitorialit consapevole e persino un filone di ricerca
sul tema. I migliori manuali sullarte di essere genitori a volte servono da utili e autorevoli libri di
consultazione: ci forniscono nuovi modi di vedere le situazioni e, specialmente nei primi anni in cui
cresciamo i nostri figli o quando ci troviamo ad affrontare sfide particolari, ci rassicurano che non vi 
un modo unico di vedere le cose e che non siamo soli. Inoltre, ci orientano sulle conquiste del
bambino nelle varie tappe del suo sviluppo e cos facendo aiutano noi genitori a nutrire aspettative pi
realistiche nei confronti dei nostri figli.
Ma per la gran parte questi libri non si occupano dellesperienza interiore del genitore. Per
esempio, che cosa accade nella nostra mente? Come possiamo evitare di essere inghiottiti e sopraffatti
dai dubbi, dalle insicurezze, dalle nostre paure? Che dire delle occasioni in cui ci sentiamo travolti dalle
emozioni e perdiamo il contatto con noi stessi e con i nostri figli? N affrontano il tema cruciale di
essere presenti con e per i nostri figli, n come possiamo sviluppare maggiore comprensione e
apprezzamento per lesperienza interiore dei nostri figli.
Oltre al compito esteriore di nutrire e occuparci dei nostri figli, essere genitori consapevoli
richiede un impegno in una ricerca interiore su noi stessi.
I consigli su come fare che possiamo trarre da questi libri perch ci aiutino con il lavoro
esterno devono essere integrati da unautorit interiore che possiamo coltivare solo dentro di noi
attraverso la nostra personale esperienza. Questa autorit interiore si sviluppa unicamente quando ci
rendiamo conto che, malgrado tutto ci che avviene al di fuori dalla nostra possibilit di controllo,
reagendo a questi eventi e attraverso un lavoro su noi stessi, siamo ancora in larga misura autorevoli
sulla nostra vita. In questo processo riusciamo a trovare il nostro modo di stare in questo mondo,
attingendo a ci che di pi profondo, di migliore e pi creativo c in noi.
Comprendendo questo, arriveremo a capire limportanza, per i nostri figli e per noi stessi, di
assumerci la responsabilit del modo in cui viviamo la nostra vita, e di conseguenza delle scelte che operiamo.
Se compiamo questo lavoro interiore, lautorit interna e lautenticit si possono sviluppare a un
livello straordinario. La nostra autenticit e la nostra saggezza crescono quando aggiungiamo di
proposito consapevolezza alla nostra esperienza, man mano che si dispiega. Nel tempo, possiamo
imparare a vedere pi profondamente chi sono i nostri figli e di che cosa hanno bisogno e a prendere
iniziative per trovare modi adeguati di nutrirli e di alimentare la loro crescita e il loro sviluppo.
Possiamo anche imparare a interpretare i loro numerosi e molteplici segnali, talvolta davvero
enigmatici, e a fidarci della nostra capacit di reagire in modo adeguato. Lattenzione, lesame e la
riflessione continui sono essenziali.
Essere genitore  soprattutto una questione personale che deve venire dal pi profondo di noi
stessi. Il comportamento degli altri potrebbe non essere quello pi adatto o pi utile. Ognuno di noi
deve trovare il proprio modo: certo, confrontandoci, nel farlo, con altre prospettive, ma soprattutto
cercando di fidarci dei nostri istinti, nellesaminarli e nel metterli in discussione.
Eppure, nel fare il genitore, perfino le opinioni di ieri che hanno funzionato bene non ci
saranno necessariamente daiuto oggi. Dobbiamo sentire il presente per capire le necessit. E quando le
nostre risorse interiori sono esaurite  utile avere modi efficaci e sani per rivitalizzarle e risanarci.
Si diventa genitori per caso, intenzionalmente o per un incidente, ma, comunque accada, 
una chiamata che ci invita a ricreare il nostro mondo tutti i giorni, ad andargli incontro con freschezza
in ogni momento. Questa chiamata 
una realt non inferiore a una rigorosa disciplina spirituale, una ricerca per realizzare la nostra
pi vera e profonda natura di esseri umani. Il semplice fatto di essere genitore esige continuamente
dentro di noi la ricerca e lespressione di ci che  pi nutriente, carico damore, saggio e affettivo,
cercando di dare il meglio di noi stessi.
Come nel caso di qualsiasi disciplina spirituale, la chiamata a essere genitori consapevoli 
piena di promesse e potenzialit. Allo stesso tempo, ci sfida ad affrontare il nostro essere genitori con
una costante intenzionalit, cos da impegnarci appieno in questa fondamentale impresa umana, questa
rimarchevole trasmissione di vita e apprendimento, che si squaderna in decenni, da una generazione allaltra.
Le persone che scelgono di diventare genitori lo fanno senza pretendere uno stipendio, spesso
inaspettatamente, a unet relativamente giovane o in condizioni di insicurezza e disagio economici.
Solitamente il viaggio del genitore viene intrapreso senza una chiara strategia o una visione totale del
campo dazione, in quello stesso modo intuitivo e ottimista con cui affrontiamo molti altri aspetti della
vita: impariamo il lavoro mentre lo svolgiamo; in realt, non esiste altra maniera.
Ma allinizio probabilmente non abbiamo idea di quante nuove esigenze e cambiamenti
comporti essere genitori. Forse questa  una buona cosa, dato che in ultima analisi ogni figlio  unico e
ogni situazione diversa. Dobbiamo fidarci del nostro cuore, dei nostri istinti umani pi profondi, e del
retaggio della nostra infanzia, sia positivo che negativo, per affrontare il territorio ignoto del generare e
allevare dei figli.
Nella vita spesso ci troviamo di fronte a numerosi obblighi familiari, sociali e culturali, e ci
dobbiamo conformare a norme implicite e inconsce.
Allo stesso modo, e con tutto lo stress insito nel doversi prendere cura dei figli, spesso da
genitori ci troviamo, malgrado tutte le nostre migliori intenzioni e il profondo amore per i nostri figli, a
inserire un pilota pi o meno automatico e afflitti dai capricci della nostra mente, che  quasi sempre
enormemente reattiva e di solito presa da pensieri, un flusso che passa inosservato ma incessante.
Fintanto che siamo cronicamente preoccupati e invariabilmente oppressi dal tempo, perdiamo
contatto con la ricchezza che Thoreau definiva il fiorire
del momento presente. Questo momento  qualsiasi momento, in realt  pu apparirci troppo
ordinario, di routine ed evanescente perch vi prestiamo
attenzione. Se infatti siamo intrappolati in queste abitudini mentali, questincontrollato
automatismo pu facilmente riversarsi nel nostro essere genitori. Potremmo credere che qualunque
cosa facciamo vada bene purch ci siano lamore fondamentale per i nostri figli e il desiderio del loro benessere.
Possiamo razionalizzare questa opinione dicendoci che i bambini sono creature resistenti e che
le piccole cose che accadono non sono altro che piccole cose prive di conseguenze. I bambini possono
reggere molto, ci diciamo. E c un fondo di verit in ci.
Ma, come mi (jkz) viene spesso ricordato quando le persone mi raccontano le loro storie nelle
sedute di riduzione dello stress e nei seminari sulla consapevolezza tenuti in tutto il paese, per molti,
linfanzia  stata un tempo di tradimenti aperti o sottili, da parte di uno o di entrambi i genitori, che,
senza controllo e a vari livelli, hanno spesso trasmesso ai figli varie combinazioni di incredibili paure,
violenza, disprezzo e malvagit a causa delle proprie limitazioni e della profonda infelicit che ne
segue. A volte, per ironia della sorte, questi terribili tradimenti sono stati accompagnati da proteste di
amore genitoriale, rendendo la situazione ancora pi assurda e di difficile comprensione da parte dei
figli. Per altri rimane il dolore presente di essere stati bambini invisibili, ignoti, abbandonati e non
apprezzati. E si ha anche la sensazione che, con il continuo aumentare dello stress in tutti i settori della
societ e con la sensazione sempre pi viva dellincalzare del tempo, nelle famiglie si possa arrivare a
vivere situazioni di tensione al limite della frattura, e che, con il passare delle generazioni, le cose
anzich migliorare peggiorino.
Una donna che ha frequentato un seminario di cinque giorni sulla consapevolezza ha detto:
Questa settimana facendo meditazione ho avuto la sensazione che mi manchino dei pezzi, parti
di me che proprio non riesco a trovare quando mi fermo e guardo sotto la superficie della mia mente.
Non sono sicura di quello che significa, e mi sento un po ansiosa. Forse quando comincer a fare
meditazione regolarmente scoprir che cosa mi impedisce di essere intera. Ma nel mio corpo o nella
mia anima percepisco davvero dei buchi che mi spingono a erigere barriere davanti a me dovunque
vado. Mio marito chiede: Ma perch lo hai fatto? Cera un grande varco qui. E io mi limito a
rispondere: Non lo so, ma se c un modo di chiuderlo lo far. Mi sento
un po come un formaggio svizzero. Provo questa sensazione da quando sono piccola. Da
bambina ho subito dei lutti. Credo che alcune parti di me siano state rimosse e portate via da quelle
morti e da altre persone; mia sorella  morta quando ero giovane, e i miei genitori sono caduti in una
specie di depressione, credo, fino a che sono morti. Penso che alcune parti di me siano servite a nutrire
loro, lo sento. Da ragazza, pur essendo molto vivace e spensierata, sentivo che alcune parti di me
venivano portate via e adesso mi sembra di non riuscire a recuperarle. Perch non posso pi essere
come allora? Che cosa mi  successo? Alcune parti di me sono andate perdute e oggi, seduta qui a
meditare, mi sono resa conto che le sto cercando e non so dove siano. Non ritorner intera finch non le trover.
Adesso tutti i miei familiari sono morti. Si sono presi quelle parti di me e se ne sono andati e io
resto qui con il formaggio svizzero.
Unimmagine agghiacciante: le parti di questa donna portate via per nutrire i suoi genitori. Ma
questo accade davvero e i figli ne subiscono le conseguenze per tutta la vita.
Per di pi, alcuni genitori causano profonde ferite e dolore ai figli, come quando li picchiano
per punirli dicendo cose come: Questo  per il tuo bene, Questo ferisce pi me che te o Lo faccio
solo perch ti amo. Molte volte, come ha dimostrato la psichiatra Alice Miller, usano le stesse parole
che si sentivano dire da bambini quando, a loro volta, venivano picchiati dai genitori. Nel nome
dellamore, spesso la rabbia non contenuta, il disprezzo, lodio, lintolleranza, labbandono e labuso
piovono sui figli da genitori inconsapevoli o che hanno smesso di preoccuparsi della piena portata delle
loro azioni e che non tratterebbero mai gli estranei o gli amici a quel modo.
Questo avviene in tutte le classi sociali.
Secondo noi, un approccio automatico e superficiale allessere genitore causa ferite profonde e
spesso durature ai figli e al loro percorso di sviluppo anche se non sfocia nella violenza aperta. Essere
genitori inconsapevoli arresta anche la nostra potenziale crescita di persone. Da questa
inconsapevolezza, troppo spesso, derivano tristezza, occasioni perdute, dolore, risentimento, sensi di
colpa, visioni ristrette e svalutanti di s e del mondo e, in ultima analisi, isolamento e alienazione a ogni livello.
Tutto questo non deve accadere se riusciamo a essere consapevoli delle sfide che il nostro ruolo
di genitori ci riserva. Al contrario, possiamo
utilizzare tutte le occasioni che si verificano con i nostri figli per infrangere le barriere nella
nostra mente, per riuscire a vedere pi chiaramente in noi stessi e per essere pi efficacemente presenti
per loro. Queste opportunit sono insite nella natura stessa dellesercizio di una maggiore
consapevolezza nel nostro essere genitori.
La nostra cultura non attribuisce sufficiente validit al ruolo di genitore e non lo onora come
merita.  assolutamente accettabile che le persone si dedichino al cento per cento alla carriera, o alle
relazioni o a trovare se stesse, ma non ai loro figli.
La societ con le sue istituzioni e i suoi valori, che creano e riflettono il microcosmo della
nostra mente e dei nostri valori individuali, contribuisce in maniera rilevante a minare il ruolo di
genitore. Chi sono i lavoratori pi pagati del nostro paese? Non certo quelli del sociale, o gli insegnanti,
il cui lavoro affianca lopera dei genitori. Dove sono i modelli di comportamento, le reti di sostegno,
lequa divisione del lavoro tra uomo e donna e i lavori part time per le madri e i padri che vogliono
restare a casa con i loro figli pi a lungo di qualche settimana dopo la loro nascita? Dov il supporto ai
corsi per genitori? La diffusione di tali programmi farebbe capire che svolgere al meglio il proprio
compito di genitori sia importantissimo e considerato un contributo fondamentale dalla societ tutta. E
invece la loro esigua presenza  sconfortante.
Certo, esistono isole felici e ragioni per sperare. In ogni paese vi sono genitori che considerano
il loro un compito sacro e si sforzano di guidare e accudire i figli con calore e creativit, spesso
affrontando grandi ostacoli e incertezze. Nel paese vi sono persone che si sforzano di seguire
programmi che insegnano a fare i genitori, le tecniche di comunicazione, la prevenzione della violenza,
la riduzione dello stress e che offrono servizi di consulenza ai genitori e alle famiglie. Vi sono anche
molti gruppi impegnati nella comunit e in politica a favore dei bambini, come il Childrens Defense
Fund. Da molti anni, la Leche League International insieme alla Attachment Parenting International
forniscono un inestimabile supporto nellandare incontro ai bisogni dei nostri figli attraverso
lallattamento al seno e altre pratiche che promuovono un sano attaccamento genitore-figlio. The Baby
Book di William, Martha e Robert Sear diffondono da decenni informazioni e istruzioni pratiche
per soddisfare i bisogni di neonati e bimbi piccoli. Libri come Wise-Minded Parenting di Laura
Kastner e Parenting without Power Struggles di Susan Stiffelman rappresentano preziose risorse per i
genitori. Il manuale di Dan Hughes Attachment-Focused Parenting. Effective Strategies to Care for
Children come Parenting from the Inside Out di Dan Siegel e Mary Hartzel collegano insieme
neuroscienza sociale, ricerca sullattaccamento e consapevolezza. Mindful Birthing. Training the Mind,
Body, and Heart for Childbirth and Beyond  un libro dalla portata pionieristica sul parto e sulla
genitorialit basati sulla consapevolezza. Ormai ogni giorno escono nuove ricerche e buoni libri su questi temi.
Qualunque sia il periodo in cui cresciamo i nostri figli, siamo tutti soggetti a pesanti costrizioni
sociali, culturali ed economiche che modellano la nostra vita e la loro: ci nondimeno abbiamo, come
individui, qualche margine di autonomia per compiere scelte consapevoli e premeditate su come
relazionarci alle circostanze e allepoca in cui viviamo. In qualche misura (e di solito pi di quel che
crediamo), abbiamo le capacit potenziali di informarci a fondo sul percorso su cui ci troviamo e come
esso si rifletta su ci che pi abbiamo a cuore e desideriamo. Controllare il nostro cammino  pi facile
e pi sicuro allinterno di una struttura pi ampia in cui esaminare e capire che cosa stiamo facendo e
che cosa  necessario fare, una struttura che ci aiuta a mantenere la rotta anche se le situazioni
cambiano costantemente e spesso i passi successivi non appaiono chiari. Ed  la consapevolezza che fornisce questa struttura.
Per esempio,  possibile aprire nuove e importanti porte nella nostra mente anche solo
contemplando la possibilit che esistano maniere alternative di percepire le situazioni e che in ogni
momento ci vengano offerte pi opzioni di quante ci rendiamo conto.
Relazionarsi consapevolmente a tutta la propria vita mentre essa accade  unalternativa pratica
e profondamente positiva al pilota automatico con cui operiamo abitualmente senza nemmeno
rendercene conto. Ed  particolarmente importante per noi genitori, mentre cerchiamo di far fronte alle
esigenze conflittuali di ogni giornata, occupandoci al contempo dei nostri figli e andando incontro ai
loro unici bisogni interiori ed esteriori in un mondo sempre pi complesso e stressante.
Che cosa significa essere genitori consapevoli?
Per essere genitori consapevoli dobbiamo risvegliarci alle possibilit, ai benefici e alle sfide del
ruolo di genitore con una nuova coscienza e intenzionalit: non solo ci che facciamo 
importantissimo, ma il nostro impegno cosciente nel fare il genitore deve diventare la cosa pi
importante che possiamo fare, sia per i nostri figli che per noi stessi.
Questo libro offre una serie di meditazioni sui vari aspetti dellessere genitore. Tratta di come
soddisfare i bisogni dei nostri figli, il pi saggiamente possibile, coltivando una maggiore familiarit e
intimit con una capacit che gi possediamo e che dunque non abbiamo bisogno di acquisire: vale a
dire la coscienza. Tutto quello che ci rimane da fare  applicare questa capacit in ogni momento della
nostra vita. Consapevolezza  sinonimo di coscienza. La consapevolezza consta di differenti modi di
coltivare sistematicamente un pi grande accesso alla nostra stessa coscienza. Quando portiamo alla
coscienza il nostro modo di essere genitori, attraverso la cultura della consapevolezza come pratica,
approdiamo a una pi profonda intuizione e dei nostri figli e di noi stessi. La consapevolezza pu
permetterci di superare le apparenze e i comportamenti superficiali per vedere pi chiaramente come
sono i nostri figli, per osservarli sia internamente che esternamente e per agire con un certo grado di
saggezza e compassione sulla base di ci che vediamo.
Come vedremo pi avanti, dal punto di vista della consapevolezza lessere genitori pu essere
considerato una sorta di prolungato e talvolta arduo ritiro di meditazione che dura gran parte della
nostra vita. E i nostri figli, dallinfanzia allet adulta e oltre, possono essere visti come veri maestri che
sempre ci porgono nuove sfide e ci forniscono incessanti occasioni per capire profondamente chi siamo
e chi sono loro, in modo che possiamo meglio restare in contatto con ci che  veramente importante e
dar loro ci di cui hanno pi bisogno per crescere e fiorire. In questo processo scopriremo che la
consapevolezza, attimo dopo attimo, ci libera da alcune delle nostre abitudini pi limitanti, nella
percezione delle cose e nelle relazioni con gli altri, ci
libera dalle camicie di forza e dalle prigioni della mente che ci sono state trasmesse o che ci
siamo in qualche modo costruite. Con il loro stesso essere, spesso senza parole o discussioni, i nostri
figli possono ispirarci a intraprendere questo lavoro interiore. Quanto pi siamo in grado di tenere a
mente lintrinseca integrit e bellezza dei nostri figli, specialmente quando ci troviamo in momenti
difficili, tanto pi migliora la nostra capacit di essere consapevoli. Vedendo con chiarezza possiamo
rispondere loro pi efficacemente e con maggiore generosit di cuore ed essere genitori pi saggi.
Mentre ci dedichiamo alla cura dei nostri figli, allevandoli e cercando di capire chi sono, questi
maestri, in particolare nei primi dieci-venti anni del nostro addestramento, ci daranno infiniti
momenti di meraviglia e beatitudine, nonch opportunit di profondissimi legami e sentimenti damore.
Molto probabilmente, loro premeranno tutti i nostri pulsanti, evocheranno tutte le nostre
insicurezze, saggeranno tutti i nostri limiti e confini e toccheranno tutti i punti dentro di noi che pi
temiamo, facendoci sentire inadeguati o anche peggio. Nel farlo, se noi siamo disposti a esaminare
attentamente tutto lo spettro di ci che stiamo sperimentando, ci ricorderanno continuamente ci che
pi conta nella vita, incluso il suo mistero, e tutto questo mentre condividiamo la loro esistenza, li
proteggiamo, li nutriamo, li amiamo e forniamo loro la guida che siamo capaci di dare.
Essere genitore  un compito particolarmente intenso e impegnativo, anche perch i nostri figli
possono chiederci cose che nessun altro chiederebbe, e in modi che nessun altro userebbe. Ci vedono
da vicino come nessun altro fa e tengono davanti a noi degli specchi in cui rifletterci. Cos facendo, ci
offrono ripetute possibilit di vedere noi stessi sotto una luce diversa e di lavorare consapevolmente
chiedendoci che cosa possiamo imparare dalle situazioni che si presentano con loro. Possiamo allora
operare delle scelte in base a questa consapevolezza, che al contempo nutriranno sia la crescita interiore
dei nostri figli sia la nostra. La nostra interconnessione e interdipendenza ci permettono di imparare e
crescere insieme.
Per introdurre consapevolezza nel nostro modo di essere genitori,  utile saperne qualcosa.
Consapevolezza  la coscienza che deriva dal fare attenzione intenzionalmente, al momento presente,
senza giudizi. Si coltiva continuando a ricordarci con dolcezza di prestare attenzione. Quando ci
distraiamo, come inevitabilmente accade, dobbiamo riportare la nostra attenzione al momento
presente. Nel farlo, stabiliamo un contatto sempre pi diretto con la nostra vita, nel suo accadere. Si
potrebbe dire che impariamo ad abitare la nostra coscienza.
Di solito, innestiamo a lungo il pilota automatico, prestiamo attenzione solo selettivamente e a
caso, dando per scontate molte cose importanti e non notandole affatto, e giudichiamo tutto ci che
sperimentiamo formando opinioni rapide e spesso non meditate in base a ci che ci piace o non ci
piace, a ci che vogliamo o non vogliamo. La consapevolezza fornisce al genitore un metodo potente e
una struttura per prestare attenzione a qualunque cosa facciamo in ogni circostanza e per vedere oltre il
velo delle sensazioni e dei pensieri automatici fino a una realt pi profonda. Comunque, coltivare la
consapevolezza non significa che non avremo un mucchio di giudizi. Significa che ci impegneremo a
riconoscerli come tali, che saremo disposti a fare del nostro meglio a sospenderli, almeno
momentaneamente, e a non giudicarli.
Come vedrete, facciamo differenza tra il giudicare, che tende a essere reattivo, il tutto bianco o
nero, e il discernimento, che ha molte pi sfumature, contemplando molte gradazioni tra i due estremi.
La consapevolezza  al centro della meditazione buddista, che gi in s riguarda il
potenziamento dellattenzione, una presenza aperta o stato di vigilanza, e compassione. La pratica
della consapevolezza  stata mantenuta viva e sviluppata allinterno di varie tradizioni meditative in
Asia per pi di duemilaseicento anni. Negli ultimi trentacinque anni, si  fatta strada nella societ
occidentale in diversi contesti, inclusi la medicina, le neuroscienze, la psicologia, la sanit, listruzione
e i programmi sociali, sportivi, legislativi e persino nel governo. Negli ultimi quindici anni, la ricerca
scientifica sulla consapevolezza  cresciuta esponenzialmente. Di conseguenza, c oggi un diffuso
interesse nel praticare la consapevolezza in molti diversi campi della nostra vita.
La consapevolezza  una disciplina meditativa. Esistono molte discipline meditative e
potremmo considerarle come varie porte che danno accesso alla stessa stanza. Ogni porta offre una
prospettiva unica e diversa della stanza; ma una volta allinterno, indipendentemente dalla porta
dingresso, il luogo  sempre lo stesso. La meditazione, qualunque sia il metodo usato o la tradizione,
consiste nellattingere allordine e alla quiete presenti dentro e dietro ogni attivit, per quanto caotica
possa apparire, usando la facolt
dellattenzione e la nostra capacit di comprendere ci che percepiamo o di accorgercene
quando ci non accade. E cosa pu esserci a volte di pi caotico dellessere genitori?
Bench abbia ricevuto la sua articolazione pi elaborata nella tradizione buddista, la
consapevolezza  una parte importante di tutte le culture ed  veramente universale, poich si tratta
semplicemente di coltivare la capacit di coscienza, chiarezza e compassione che tutti noi esseri umani possediamo.
Ci sono molti modi per praticarla. Non esiste una via giusta, esattamente come non esiste
un modo giusto di essere genitori.
Essere genitori consapevoli comporta tenere presente ci che  davvero importante mentre
compiamo le attivit quotidiane della vita con i nostri figli.
Molte volte, scopriremo di dover rammentare a noi stessi che cosa  la nostra vita, o perfino di
dover ammettere che in quel momento non ne abbiamo alcuna idea, perch  facile perdere il filo del
significato e la direzione dellesistenza. Ma, anche nei momenti pi difficili e orribili come genitori,
possiamo decidere di fare un passo indietro e di ricominciare da capo, chiedendoci per la prima volta e
con occhi nuovi: Che cosa  veramente importante ora? In realt, essere genitori consapevoli
significa vedere se riusciamo a ricordarci di dare questo tipo di attenzione, apertura e saggezza a tutti i
momenti con i nostri figli.  una vera pratica, con una sua disciplina interiore e una sua forma di
meditazione, che porta con s profondi benefici sia per i figli che per i genitori.
Per poter imparare dai nostri figli,  necessario che prestiamo attenzione e impariamo a stare
immobili internamente dentro di noi. Nella tranquillit siamo pi capaci di vedere oltre il movimento
costante, le nuvole e la reattivit della nostra mente, in cui siamo cos spesso intrappolati, e quindi di
coltivare una maggiore chiarezza, calma, intuito che possiamo infondere direttamente al nostro modo di essere genitori.
I genitori hanno i loro bisogni e desideri e la loro vita, esattamente come i figli.
Invece di consentire ai nostri desideri di scontrarsi con quelli dei nostri figli, essere genitori
consapevoli significa coltivare la consapevolezza proprio nei momenti in cui i nostri bisogni sono
interdipendenti. Le nostre vite sono innegabilmente profondamente intrecciate. Se i nostri figli non
stanno bene, noi soffriamo, se non stiamo bene noi, loro soffrono.
Questo significa che ne traiamo tutti benefici, se siamo consapevoli dei
bisogni dei nostri figli come dei nostri, siano essi emotivi o fisici e se, a seconda della loro et,
ci impegniamo a far in modo che ognuno ottenga in parte ci di cui necessita. Sviluppare questo tipo di
sensibilit nel nostro compito di genitori migliorer il legame con i nostri figli. Attraverso la qualit
della nostra presenza, limpegno verso di loro sar avvertibile anche nei momenti difficili. E forse le
nostre scelte, bench operate in momenti di conflitto e competizione, mostreranno un legame ancora
pi sincero e forte e, come risultato, produrranno in loro pi dolcezza e saggezza.
Noi consideriamo il ruolo di genitori come una responsabilit sacra. I genitori non sono niente
di meno che custodi, persone che nutrono e confortano, maestri, guide, compagni, modelli e fonti di
amore e accettazione incondizionati. Se riusciamo a tenere a mente questa sacra responsabilit del
ruolo di genitori e diamo una certa consapevolezza al processo a mano a mano che si dispiega,  molto
pi probabile che le nostre scelte di genitori derivino dalla consapevolezza di ci che quel momento,
quel figlio  a quello stadio della sua vita  ci sta chiedendo, con il suo stesso essere e il suo
comportamento. Nellaccettare questa sfida, non solo giungeremo a fare ci che  meglio per i nostri
figli; potremo anche scoprire e arrivare a sapere, forse per la prima volta, che cosa c di pi profondo e
migliore dentro di noi.
Essere genitori consapevoli comporta di riconoscere e dare un nome alle sfide che incontriamo
ogni giorno. La consapevolezza, infatti, deve essere globale. Deve includere il riconoscimento delle
nostre frustrazioni, insicurezze e mancanze, dei nostri limiti e limitazioni, anche dei nostri sentimenti
pi oscuri e distruttivi e di come possiamo sentirci sopraffatti e lacerati. Ci sfida a
lavorare con queste stesse energie consciamente e sistematicamente.
Assumerci un simile compito significa chiedere molto a noi stessi. Infatti, in molti modi, anche
noi siamo il prodotto degli eventi e delle circostanze della nostra infanzia, e a volte, in una misura o
nellaltra, ne siamo anche prigionieri. Poich linfanzia modella significativamente la visione che
abbiamo di noi stessi e del mondo, la nostra storia inevitabilmente influenzer il nostro modo di vedere
i figli, ci che meritano e come dovremmo curarci di loro, insegnare loro e aiutarli nel processo di
socializzazione. Da genitori, tutti noi tendiamo a mantenere le nostre opinioni, qualunque esse siano,
con molta forza e spesso inconsciamente, come se fossimo prigionieri di un potente
incantesimo.  solo quando diventiamo consapevoli di come noi siamo stati plasmati che
possiamo estrarre ci che  utile, positivo e arricchente dal modo in cui siamo stati educati, e superare
quegli aspetti che invece sono stati distruttivi e limitanti.
Per quelli di noi che hanno dovuto chiudere, non vedere, sopprimere i sentimenti per
sopravvivere allinfanzia, diventare pi consapevoli pu risultare particolarmente doloroso e difficile.
Nei momenti in cui siamo posseduti dagli antichi demoni, in cui convinzioni nocive, modelli distruttivi
e incubi della nostra infanzia emergono e noi siamo oppressi da oscuri sentimenti e da pensieri rigidi, 
particolarmente difficile fermarsi e vedere le cose sotto una luce nuova.
Non intendiamo certo sostenere che per fare i genitori consapevoli esiste uno standard ideale
con il quale dobbiamo misurarci o che dobbiamo necessariamente raggiungere. Essere genitori
consapevoli  un continuo processo di approfondimento e di affinamento della nostra consapevolezza e
della nostra capacit di essere presenti e di agire con saggezza. Non  un tentativo di raggiungere uno
scopo o un risultato prefissato, sia pur valido. Una parte importante del processo sta nel considerare noi
stessi con un certo grado di bont e compassione. Questo comporta vedere e accettare le nostre
limitazioni, la nostra cecit, la nostra umanit e fallibilit e occuparcene il pi consapevolmente
possibile. La sola cosa che sappiamo di poter sempre fare, anche nei momenti di buio e disperazione
che ci indicano che non sappiamo niente,  cominciare di nuovo, da capo, proprio in quel momento.
Ogni momento  un nuovo inizio, unaltra opportunit per sintonizzarsi e forse per giungere  in
quellesatto momento  a vedere e sentire e conoscere noi stessi e i nostri figli in modo nuovo e pi profondo.
Lamore per i nostri figli, infatti, si esprime e si sperimenta nella qualit della relazione che
attimo dopo attimo abbiamo con loro. Si approfondisce nei momenti quotidiani quando li viviamo con
consapevolezza. Lamore si esprime nel modo in cui passiamo il pane, in cui diciamo buongiorno e non
solo nel grande viaggio a Disney World.  nella gentilezza che mostriamo tutti i giorni, nella
comprensione che abbiamo e nella sincerit della nostra capacit di accettare. Lamore si esprime
incarnando amore nelle nostre azioni. Che stiamo affrontando un momento buono o uno cattivo in
qualsiasi giorno e in qualsiasi momento, la qualit della nostra presenza  una profonda misura del
nostro affetto e del nostro amore per i nostri figli.
Questo libro  per le persone che si preoccupano della qualit della vita familiare e del
benessere dei propri figli, nati o non ancora nati, piccoli o grandi. Speriamo che possa sostenere i
genitori nei loro sforzi di dimostrare lamore attraverso il loro essere e le azioni nella vita di tutti i
giorni.  improbabile che possiamo farlo se non siamo autentici nella nostra vita e non restiamo in
contatto con tutta la gamma di sentimenti che sperimentiamo nel mondo, con atteggiamento vigile.
La condizione di genitore  uno specchio in cui vediamo il meglio e il peggio di noi stessi: i
momenti pi ricchi della vita e anche i pi spaventosi.
La sfida di scriverne in modo ragionevole  enorme. Nel corso degli anni, mentre i nostri figli
crescevano, ci sono stati molti momenti in cui abbiamo avuto la sensazione che le cose fossero
essenzialmente sane nella nostra famiglia. I ragazzi sembravano felici, forti ed equilibrati. Poi, il giorno
dopo o lattimo dopo, poteva scoppiare linferno. Il nostro mondo si riempiva di confusione,
disperazione, rabbia, frustrazione. Quello che pensavamo di aver capito non serviva pi. Tutte le regole
sembravano cambiate completamente o in un istante. Non avevamo idea di che cosa stesse succedendo
e perch. Ci sentivamo come i pi grandi falliti, come se non sapessimo, n capissimo nulla.
Ma, anche in quei momenti, cerchiamo di ricordare a noi stessi che dobbiamo rimanere attaccati
al filo della consapevolezza tentando di capire ci che sta accadendo, per quanto dolorose e spiacevoli
possano essere le cose. Anche se  estremamente duro, cerchiamo di riconoscere che cosa sta
effettivamente succedendo, e pure in quei momenti difficili tentiamo di vedere ci che  necessario
fare. Lalternativa  rimanere prigionieri della nostra reattivit e dei nostri comportamenti automatici e
abbandonare alla paura, alla furia o alla negazione la compassione e la chiarezza che abbiamo. E
quando questo avviene, come talvolta  inevitabile, cerchiamo di riesaminare la situazione pi tardi,
con maggiore calma, nella speranza di imparare qualcosa.
Questo libro nasce dalla nostra esperienza di genitori. Quando lo abbiamo scritto, i nostri figli
erano alle scuole medie, al liceo e al college. Adesso, al tempo di questa edizione aggiornata, i nostri
figli sono cresciuti e noi siamo diventati nonni. La nostra esperienza di persone e genitori
indubbiamente sar diversa per molti aspetti dalla vostra. Potrete trovare che alcuni specifici modi
da noi scelti per fare i genitori sono molto diversi da quelli in cui voi siete stati cresciuti o da
come avete educato i vostri figli. Potete reagire male verso alcune delle cose che diciamo o alcune delle
scelte che noi abbiamo fatto.
Tutto ci che riguarda il ruolo di genitori pu suscitare profonde emozioni in tutti noi perch 
intimamente correlato a ci che pensiamo di noi stessi e al modo in cui abbiamo scelto di vivere la nostra vita.
Non stiamo affermando che voi dovreste fare ci che abbiamo fatto noi o che voi non lo avete
fatto o che siete in qualche modo mancanti. Come tutti sappiamo bene, ci sono poche risposte semplici
o soluzioni facili e coerenti quando si fa il genitore. N stiamo dicendo che la consapevolezza  la
risposta ai problemi della vita o a tutti i problemi legati alla figura del genitore. Stiamo semplicemente
cercando di indicare un modo di vedere e di essere che possa essere integrato a vario titolo nella vostra
maniera di fare il genitore. In ultima analisi, tutti dobbiamo prendere decisioni individuali su ci che 
meglio per noi e per i nostri figli, attingendo alla nostra creativit e alla nostra capacit di essere vigili e
consapevoli nella vita.
Condividiamo con voi la nostra esperienza e questa via chiamata essere genitori consapevoli
nella speranza che parte del suo potenziale di trasformazione risuoni con i vostri valori e le vostre
intenzioni e vi sia di aiuto nel seguire la vostra specifica strada di genitori.
Infine, essere genitori consapevoli comporta la possibilit di vedere pi chiaramente i nostri
figli ascoltando e fidandoci del nostro cuore. D forma e sostegno al compito quotidiano dellessere
genitore. Ci aiuta a trovare modi per essere sorgente di amore incondizionato per i nostri figli attimo
dopo attimo, giorno dopo giorno.
Come posso farlo?
Non esistono due famiglie che si trovino ad affrontare esattamente le stesse situazioni e che
abbiano le stesse risorse cui attingere. Ma, indipendentemente dalle circostanze della vita delle persone,
noi crediamo che tutte le famiglie e gli individui abbiano profonde risorse interiori da utilizzare e
coltivare 
risorse che possono essere enormemente daiuto quando si prendono importanti decisioni e ci si
sforza di dare un equilibrio alla propria vita e alla propria famiglia.
A ogni livello socioeconomico, e indipendentemente dalle enormi difficolt cui si deve fare
fronte, ci sono persone che trovano il modo di mettere sempre al primo posto i loro figli. Ma cosa
significa mettere i nostri figli al primo posto? Vale la pena di soffermarcisi. Di certo, qualsiasi cosa
significhi per voi, cambier con let dei vostri figli, e potrebbe essere diverso da bambino a bambino.
Certamente non significa essere ossessionati dai vostri figli e stare sempre intorno a loro (abitudine a
cui si riferisce la definizione di genitori elicottero). N significa sacrificare i vostri bisogni in modo
poco saggio e potenzialmente poco salutare. La consapevolezza non consiste nellessere cos focalizzati
su un bambino da perdere di vista se stessi. Ci aiuta invece a sviluppare e alimentare unautocoscienza
incarnata, lesperienza di essere ben saldi nei nostri corpi e nelle nostre vite. Come una staffetta a lungo
percorso in cui si passa il testimone  per almeno diciotto anni e spesso di pi  il nostro compito di
genitori  di mettere i nostri figli in grado di fare bene la loro parte di percorso. A questo fine, mentre
corriamo con loro, dobbiamo dare tutti noi stessi. Ci sono molti modi per farlo. Non ci sono modi giusti
o sbagliati, non esistono formule. E non si tratta neppure di fare alcunch, in realt: alla lunga, infatti,
si tratta pi di come siamo nella nostra vita che di cosa facciamo.
Tuttavia, qualunque sia la situazione, se ci sono la volont, le motivazioni e la cura, possiamo
imparare ad attingere a quelle risorse interiori di forza e saggezza, creativit e affetto che si trovano in
ognuno di noi. Per di pi, ogni momento ci fornisce nuove occasioni per farlo: perci  cos importante
imparare a procedere con calma e capire che dobbiamo essere gentili con noi stessi, dal
momento che si tratta di un percorso lungo.  questo che ci offre la pratica dellessere genitori consapevoli.
Essere genitori consapevoli richiede energie e impegno come ogni pratica spirituale o disciplina
della coscienza. Talvolta ci scopriamo a domandarci se siamo in grado di svolgere un compito che  di
tutta la vita, chiedendoci:
Come posso fare questo, oltre a tutto ci che sto gi facendo? Possiamo trovare rassicurante e
fonte di ispirazione renderci conto che, in grande misura, importanti elementi, sia della disciplina
sistematica che dei metodi per essere genitori consapevoli, ci sono gi familiari in quanto genitori.
Essere genitori consapevoli come pratica e come disciplina interiore  possibile e realizzabile perch
deriva naturalmente dalle esperienze e dalle sfide che affrontiamo gi ogni giorno come genitori.
Per esempio, in quanto genitori, siamo gi costantemente chiamati a prestare attenzione e siamo
gi molto disciplinati. Dobbiamo prestare attenzione ed essere disciplinati per svegliarci in tempo tutte
le mattine, per far alzare i nostri figli, nutrirli e prepararli per la scuola, per andare al lavoro e arrivarci
se lavoriamo fuori casa. Siamo disciplinati e attenti nellorganizzare i nostri complessi orari e quelli dei
nostri figli, e nel programmare, e quindi fare, tutto ci che deve essere fatto: la spesa, la cucina, le
pulizie, gli infiniti e ripetitivi compiti della vita quotidiana di una famiglia.
Siamo anche gi esperti. Ogni giorno affrontiamo costanti crisi, ci destreggiamo tra richieste
conflittuali sul nostro tempo e sulle nostre energie e utilizziamo lincredibile sesto senso dei genitori
che permette di sapere dove si trovano i figli in ogni momento di potenziale pericolo. Siamo abili nel
conversare mentre facciamo altre cose e nel gestire continue interruzioni mentre stiamo seguendo il filo
dei pensieri. Le persone a volte possono sentirsi ferite o arrabbiate quando ritengono di non ricevere piena attenzione.
Ma, come genitori, sviluppiamo una capacit di prestare attenzione a molte cose
contemporaneamente: possiamo parlare con unaltra persona e allo stesso tempo tenere docchio nostro
figlio, o abbottonargli una giacca, o afferrarlo prima che faccia qualcosa di pericoloso. Queste
competenze e queste discipline sono parte integrante del ruolo di genitori. Quanto pi le usiamo e le
sviluppiamo, come dobbiamo fare in veste di genitori, tanto pi esperti diventiamo. Diventano un modo dessere.
Possiamo fare un uso eccezionale di queste competenze e della disciplina
che ci  gi abituale in quanto genitori quando ci sforziamo di esserlo consapevolmente. Una
cosa  lestensione naturale dellaltra. Lessere genitori consapevoli ci richiede di dirigere parte di
quellenergia e disciplina e affetto verso linterno, verso la nostra mente e il nostro corpo e le nostre
esperienze, e verso la cura pi sistematica della vita interiore oltrech esteriore dei nostri figli, verso i
bisogni della loro anima, come verso le loro necessit di vestiario, cibo e riparo.
Possiamo portare la consapevolezza in ogni momento, per quanto breve e intenso, per quanto
fuori ci possiamo sentire. Ma fare questo richiede un forte impegno nel coltivare la consapevolezza
con la pratica quotidiana. Lo si pu fare in molti modi, ma sopra ogni altro approccio, complementare e
di supporto, si pongono la pratica formale di meditazione e la pratica informale di meditazione.
Questultima, altres nota come consapevolezza giornaliera,  la pratica fondamentale che
raccomandiamo ai genitori. Se potete far entrare nel vostro quotidiano anche lesercizio della pratica
formale di meditazione, sia pure per brevi periodi di tempo, diciamo anche solo per cinque o dieci
minuti al giorno, o anche di pi, di certo potr essere estremamente daiuto nel rafforzare il muscolo
della consapevolezza. Soprattutto, essere genitori consapevoli significa entrare e rientrare nel momento
presente, e imparare da questa intenzionale apertura alla consapevolezza, che  la sua potente pratica (si
veda Quattro Pratiche di consapevolezza per la vita quotidiana, nell Epilogo).
La maggioranza delle decine di migliaia di persone che hanno completato i programmi di
riduzione dello stress offerti dalla Stress Reduction Clinic e dalla Inner City Stress Reduction Clinic
allUniversity of Massachusetts Medical Center o in altri centri della nazione e del mondo sono
genitori. Tutti debbono fare i conti con uno stress significativo nella propria vita. Molti arrivano con
problemi medici seri, che talvolta mettono a rischio la loro vita, molti anche con difficili problemi
sociali, economici e personali. Alcuni hanno storie familiari orribili. Molti fanno gi sforzi notevoli, di
giorno in giorno, per affrontare situazioni estremamente difficili nel presente e anche nel passato. Nel
corso del programma, della durata di otto settimane, si sforzano di coltivare la consapevolezza nella
loro vita, costruendo proprio sulla base di quello che gi stanno facendo per mantenere il loro benessere
e quello delle loro famiglie. Nel processo, la loro vita e gli atteggiamenti e il modo in cui vedono gli
altri e si relazionano con loro, inclusi i loro figli, spesso cambiano
profondamente e in maniera durevole. Nonostante le sfide intrinseche per coltivare e sostenere
la disciplina della consapevolezza nelle situazioni quotidiane, molte persone riferiscono che, nel
prestare attenzione in modo nuovo, si sentono pi rilassate, pi speranzose, pi capaci di affrontare
efficacemente lo stress sia a casa che sul lavoro. Dicono inoltre che hanno un maggior senso di pace
mentale e fiducia in se stessi. Sono in grado di vedere nella loro vita nuove aperture verso cui
muoversi, utilizzando la stessa pratica della consapevolezza. Alcuni riferiscono di provare un maggior
senso di libert, di controllo interiore e di sicurezza, di quanto non avessero prima ritenuto possibile.
Nei programmi della clinica, gli istruttori presentano alle persone i vari aspetti della pratica
della meditazione e danno suggerimenti generali su come si possono applicare alla vita di tutti i giorni e
alle situazioni problematiche.
Ma nella maggior parte dei casi sono gli stessi partecipanti che, mentre seguono il programma,
scoprono come applicare la consapevolezza alle circostanze uniche della loro vita quotidiana. Questo 
un processo creativo e intuitivo che emerge naturalmente dalla stessa pratica.
Accade lo stesso nellessere genitori consapevoli. Non abbiamo intenzione di dirvi che cosa
dovreste fare o quali scelte operare. Solo voi potete determinare questo, perch solo voi state vivendo la
vostra vita e potete sapere che cosa la vostra situazione specifica richiede in quel momento. Non
abbiamo nemmeno intenzione di dirigervi nella pratica, se non nei termini pi generali. Le applicazioni
della consapevolezza e le scelte specifiche che sarete indotti a fare potranno derivare unicamente dalla
vostra motivazione alla pratica, dal vostro personale impegno a onorare ogni momento presente,
portandovi la massima consapevolezza, e dai desideri del vostro cuore. Le scelte consapevoli, quindi,
scaturiranno dalle stesse situazioni in cui vi troverete con i vostri figli. Emergeranno dalla vostra
creativit, immaginazione, amore e genio che, essendo esseri umani, sono profondi e virtualmente senza limiti.
Inoltre date le molte persone che essendo single reggono da sole la responsabilit di essere
genitore; data la divisione del compito di genitore nelle famiglie divorziate; date le persone che hanno
figli in tarda et; date le coppie di genitori gay o lesbiche; dati i nonni che talvolta si trovano a essere
genitori per i figli dei figli; date le coppie che vanno daccordo e condividono le scelte in materia di
educazione dei figli e le coppie che invece non vanno
molto daccordo o che vedono leducazione in modo diverso; date le coppie in cui la divisione
del lavoro e del compito di genitori  altamente squilibrata; date le famiglie in cui entrambi i genitori
lavorano a tempo pieno e oltre; e le famiglie i cui figli hanno malattie che mettono a rischio la vita, o
handicap fisici, o problemi di sviluppo; famiglie con figli di et molto ravvicinata, due o tre gemelli,
famiglie con un numero di figli molto diverso, combinazioni di figli dello stesso sesso e no... date
insomma tutte le differenti realt, non esiste un solo modo o una sola conoscenza che possa essere
rilevante e utile in tutte le circostanze.
Ma la consapevolezza, proprio perch non  riassumibile in formule, e proprio perch ha a che
vedere con la qualit della nostra esperienza come esseri umani e con il grado a cui possiamo prestare
attenzione alla nostra vita,  davvero universale quanto alla portata e quindi rilevante praticamente in
tutte le circostanze. Tutti hanno una mente; tutti hanno un corpo; tutti sono in grado di prestare
attenzione intenzionalmente e la vita di tutti si svolge solo in attimi. La consapevolezza non ci dice che
cosa fare, ma ci fornisce un metodo per ascoltare, per prestare attenzione da vicino a ci che crediamo
importante e per espandere la nostra visione di ci che potrebbe essere in ogni situazione, in ogni circostanza.
Come genitori e come persone, qualunque cosa affrontiamo nella vita, siamo capaci di notevole
crescita e trasformazione se impariamo a riconoscere e ad attingere alle nostre risorse interiori e a
seguire una via che sia coerente rispetto ai nostri valori e al nostro cuore. Richiede lavoro, ma non
molto pi di quello che stiamo gi facendo. Quello che comporta  veramente una rotazione della
coscienza, che ci consente di apprezzare la visione profonda che scaturisce dalla consapevolezza del
momento presente, permettendo a noi e ai nostri figli di far emergere la parte migliore.
Per entrare nel mondo dei genitori consapevoli e di ci che esso ci chiede e ci offre,
cominceremo narrando una storia. Per un po, usciremo dal tempo ed entreremo nel regno della
mitologia, della psiche, per ritornare forse con una maggiore comprensione di che cosa pu significare
vedere in modo pi profondo e per fidarci del mistero del nostro cuore.  utile tenere a mente che in
questo regno tutti i personaggi della storia possono essere considerati come differenti aspetti del nostro
essere e che maschio e femmina, bellezza e bruttezza, gentilezza e buon cuore risiedono in tutti noi in vario grado.
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PARTE SECONDA.
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Galvano e la donna ripugnante: la chiave  nella storia.
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Ser Galvano e la donna ripugnante.
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Molto tempo fa, ai tempi della Tavola Rotonda, Art si ritrov il giorno di Natale a battersi per una giusta causa che lo port faccia a faccia con la propria impotenza, bench fosse il Re della Terra. La sua nemesi assunse la forma del Cavaliere di Tarn Wathelan, immenso pi di qualsiasi uomo mortale e protetto dalla sommit dellelmo ai piedi da unarmatura nera, in sella a un gigantesco cavallo da guerra dagli occhi rossi e nero come la notte. Mentre Art correva incontro al cavaliere per
dargli battaglia nella pianura davanti al suo tetro castello, questi gli scagli un maleficio che priv il re e il suo cavallo di ogni energia. Una grande paura lo avvolse come unombra gelida, tanto pi terribile perch non era paura del cavaliere, n di alcuna cosa terrena; un terrore nero dellanima che si frappose tra lui e il cielo e gli risucchi le forze cosicch le braccia, con la spada e lo scudo, gli ricaddero lungo i fianchi e non riusc pi a muoversi.
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Che vuoi fare di me? gemette Art. Invece di ucciderlo o di sbatterlo nelle segrete del castello a marcire con gli altri valenti cavalieri che vi erano rinchiusi e di impossessarsi del regno grazie ai suoi poteri magici, il cavaliere di Tarn Wathelan offr ad Art la vita e la libert se di l a sette giorni, il primo dellanno, fosse tornato con la risposta a questa domanda: Che cosa desidera ogni donna sopra ogni altra?
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Pieno di vergogna e di rabbia, ma incapace di reagire in altro modo, Art accett il patto e si allontan a cavallo. Vag tutta la settimana per le sue terre, ponendo la domanda a ogni donna che incontrava, fosse ella una guardiana di oche, unostessa o una gran dama e prendendo coscienziosamente nota delle risposte, pur sapendo che nessuna era quella giusta. E cos, con il cuore pesante, la mattina di Capodanno volt il cavallo in direzione del castello del cavaliere, certo di aver perso ogni possibilit di continuare a vivere, sapendo di doversi rassegnare a morire.
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Le colline sembravano pi scure di quando aveva percorso quella strada la prima volta e il vento soffiava pi impetuoso. E la strada appariva pi lunga e pi dura di prima, eppure tutto pass pi in fretta. Non lontano dal castello del cavaliere, mentre cavalcava a testa bassa attraverso un fitto boschetto, Art ud la voce di una donna, dolce e gentile, che lo chiamava: Dio ti saluta, mio signore. Dio ti salvi e abbia cura di te.
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Si volt e vide una donna con un abito scarlatto come le bacche dellagrifoglio, seduta su un monticello di terra accanto alla strada tra una quercia e una pianta di agrifoglio. Al vederla Art rimase inorridito perch udendo la sua voce si era aspettato che fosse bellissima. E invece era la creatura pi orrenda che avesse mai visto, con un volto terribile, da incubo, che quasi non riusciva a guardare, con un lungo naso a becco e coperto di verruche piegato da un lato, e un lungo mento peloso piegato dallaltro. Il suo unico occhio era infossato sotto un sopracciglio prominente. La bocca non era che una informe fenditura. I capelli erano grigi riccioli intricati e le mani parevano artigli marroni, ma i gioielli che portava alle dita erano degni di una vera regina.
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Art rimase ammutolito e la donna dovette rammentargli come si comporta un cavaliere alla presenza di una dama. Lei conosceva il motivo del suo errare. Sapeva che aveva posto la domanda a molte donne e che nessuna delle risposte era quella giusta. Gli rivel quindi che lei e lei sola conosceva la risposta che cercava e che in cambio lui avrebbe dovuto giurare solennemente di concederle qualunque cosa gli avesse chiesto. Il re accett prontamente. La donna gli fece cenno di avvicinare lorecchio e sussurr la risposta che Art stava cercando cos piano che nemmeno gli alberi potessero udirla.
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Nellattimo in cui conobbe la risposta Art sent nel profondo del cuore che era quella giusta, e scoppi a ridere forte perch dopo tutto era molto semplice. La risposta alla domanda: Che cosa desidera ogni donna sopra ogni altra? era: La sovranit.
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Art domand alla donna che cosa desiderasse in cambio, ma ella si rifiut di dirglielo finch lui non avesse verificato la risposta presso il cavaliere di Tarn Wathelan. Art ripart e, dopo essersi divertito un po a spese del cavaliere, gli diede la risposta giusta e riacquist la libert. Fece quindi ritorno al luogo in cui la donna ripugnante lo aspettava.
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Damigella Ragnell, ch questo era il nome della donna, chiese al re che come ricompensa le portasse da corte un cavaliere della Tavola Rotonda, coraggioso, cortese e di bellaspetto, perch la prendesse in sposa. Art rimase agghiacciato da quellinconcepibile richiesta, ma la donzella gli ricord che le doveva la vita e che in cambio del suo aiuto aveva fatto una promessa come re e come cavaliere. Per Art, imporre quel compito a qualcuno avrebbe significato non rispettare la sovranit di uno dei suoi cavalieri. La scelta doveva avvenire liberamente.
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Tornato a corte il re raccont lavventura ai cavalieri attoniti, e suo nipote Galvano si offr di sposare la donna per lealt verso il re suo zio, e per bont di cuore. Art, con il cuore gonfio di vergogna, non volle permettergli di fare quel giuramento senza prima averla vista.
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La mattina seguente i cavalieri uscirono insieme a cavallo nei boschi e dopo un po scorsero qualcosa di scarlatto tra gli alberi. Kay e gli altri cavalieri inorridirono alla vista di damigella Ragnell, alcuni la insultarono perfino. Altri distolsero lo sguardo per la piet fingendo di accudire i loro cavalli. Ma Galvano guard la donna in volto: qualcosa nel suo patetico orgoglio e nella maniera in cui teneva eretto il capo gli ramment un cervo accerchiato dai segugi. Qualcosa dal profondo di quello sguardo velato lo raggiunse come un grido di aiuto.
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Perch mai queste occhiate di traverso, questi visi turbati e queste cattive maniere? chiese guardando con rimprovero i compagni. La faccenda non  in discussione. Non ho forse detto al re ieri sera che avrei sposato questa dama? E la sposer, se lei mi vorr! E cos dicendo scese da cavallo e si inginocchi davanti a lei, dicendo: Damigella Ragnell, volete sposarmi?
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La donna lo fiss per un istante con il suo unico occhio poi, con la sua voce sorprendentemente dolce, rispose: Anche voi, ser Galvano? Sicuramente scherzate, come gli altri. Non ne son mai stato pi lungi in tutta la mia vita, damigella, protest lui.
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Allora Ragnell cerc di dissuaderlo. Riflettete, prima che sia tardi. Volete davvero sposare una vecchia deforme come me? Che moglie potrei mai essere per il nipote del re? Che diranno la regina Ginevra e le sue dame se porterete a corte una simile sposa? E come vi sentirete in cuor vostro? Proverete vergogna e tutto a causa mia, disse la donna piangendo amaramente, e il suo volto cos bagnato e arrossato era ancora pi orrendo.
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Mia signora, se posso custodire voi, siate certa che posso anche custodire me stesso, ribatt Galvano fulminando con lo sguardo combattivo gli altri cavalieri. Adesso, signora, venite con me al castello, poich questa sera stessa sar celebrato il nostro matrimonio. In verit, ser Galvano, bench sia difficile crederlo, non vi pentirete di questo matrimonio, rispose damigella Ragnell mentre le lacrime le scendevano dallunico occhio.
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Quando si alz per avviarsi al cavallo che le avevano portato, tutti si accorsero che era anche gobba e zoppa. Galvano la aiut a montare in sella, sal sul suo cavallo e lintero gruppo fece ritorno al castello del re. La voce del loro arrivo li precedette alle porte della citt e la gente usc a frotte per assistere allarrivo di ser Galvano e della sua sposa. Rimasero tutti inorriditi oltre ogni dire.
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Le nozze furono celebrate quella sera nella cappella, la regina in persona era accanto alla sposa e il re fungeva da testimone. Ser Lancillotto fu il primo a farsi avanti per baciare la sposa sulla guancia avvizzita, seguito dagli altri cavalieri, ma quando vollero augurare a lei e a ser Galvano gioia nel matrimonio le parole morirono loro in gola, e riuscirono a malapena a borbottare qualcosa. Una dopo laltra, la povera damigella Ragnell vide avanzare a testa china le dame che le sfioravano appena la punta delle dita senza riuscire n a guardarla n a baciarla sulla guancia. Solo Cabal, il cane, venne a leccarle la mano con la lingua calda e umida e la fiss in volto con i suoi occhi ambrati incuranti del suo orribile aspetto, perch gli occhi di un segugio vedono diversamente da quelli di un uomo.
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La conversazione a cena fu febbrile e forzata, una vacua finzione di felicit, durante la quale ser Galvano e la sua sposa rimasero rigidamente seduti accanto al re e alla regina alla tavola alta. Quando furono liberati i tavoli e fu tempo di danzare, molti pensarono che ser Galvano sarebbe stato libero di lasciare la sposa per unirsi agli amici. Ma egli disse: Lo sposo e la sposa devono aprire le danze e offr la mano a damigella Ragnell. Lei la prese con unorribile smorfia, che era quanto di pi vicino a un sorriso fosse in grado di fare, e si avvi zoppicando per dare inizio alle danze con lui. E per tutta la durata dei festeggiamenti, sotto lo sguardo del re e di ser Galvano, nessuno os mostrare che qualcosa non andasse bene.
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Finalmente, i festeggiamenti giunsero al termine e venne il momento in cui gli sposi dovevano recarsi nella camera nuziale del castello. Galvano si lasci cadere sui cuscini di un seggio accanto al fuoco e rimase l a fissare le fiamme, senza osare guardare dove fosse la sua sposa. Unimprovvisa corrente fece tremolare la fiamma delle candele e le figure ricamate sugli arazzi alle pareti parvero acquistare vita. E da qualche parte, proveniente da molto lontano, come dal cuore di una foresta incantata, parve a Galvano di udire la debole eco di un corno.
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Ud ai piedi del letto un lievissimo movimento, il fruscio dellabito di seta di una donna, e una voce bassa e dolce disse: Galvano, mio signore e mio amore, non hai parole per la tua sposa? Non sopporti dunque nemmeno lidea di voltarti verso di me? Galvano si costrinse a girare il capo per guardarla, e balz in piedi stupefatto, perch nella stanza, illuminata dalle candele, cera la donna pi bella che lui avesse mai visto.
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Signora, disse trattenendo il respiro, incerto se fosse sveglio o stesse sognando. Chi siete? Dov mia moglie, damigella Ragnell?
Sono io Ragnell, la tua sposa, replic lei, quella che hai trovato tra la quercia e lagrifoglio e che hai sposato questa sera per ripagare il debito del tuo re, e forse anche un po per bont.
Ma... non capisco, balbett Galvano. Sei cos cambiata!
S, disse la fanciulla. Sono cambiata, non  vero? Ero sotto un incantesimo e ora ne sono libera solo in parte. Ma per un po posso stare insieme a te mostrando le mie vere sembianze. Il mio signore  contento della sua sposa?
Avanz un po verso di lui che allung le braccia e la strinse a s.
Contento? Oh, mio adorato amore, sono luomo pi felice del mondo; pensavo di salvare lonore del re, mio zio, e invece ho ottenuto ci che il mio cuore desidera. Eppure, fin dal primo momento, sentivo che qualcosa di te mi chiamava e che qualcosa in me ti rispondeva...
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Dopo un po, la donna abbass le braccia e, posandogliele sul petto, lo allontan da s. Ascolta, disse, ti aspetta una scelta difficile. Ti ho detto che sono libera solo in parte dallincantesimo che mi lega. Poich tu mi hai presa in moglie, esso si  spezzato a met; ma soltanto a met. Damigella Ragnell spieg che adesso poteva apparire con le sue vere sembianze, ma solo per mezza giornata e che Galvano doveva scegliere se la voleva bella di giorno e brutta di notte o
viceversa.
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 davvero una scelta difficile, rispose Galvano.
Pensaci, replic Ragnell.
Ma ser Galvano rispose dun fiato: Oh, mio caro amore, sii brutta di giorno e bella per me solo!
Ahim! esclam damigella Ragnell. Questa dunque  la tua scelta? Dovr essere brutta e deforme tra le belle dame della regina e sopportare il loro disprezzo e la loro piet, quando in realt sono bella come ognuna di loro? Oh, ser Galvano,  dunque questo il tuo amore?
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Allora Galvano chin il capo. No, ho pensato solo a me stesso. Se ti far pi felice, sii bella di giorno e prendi il posto che ti spetta a corte. E, di notte, io ascolter la tua dolce voce nelloscurit e sar contento.
Questa  davvero la risposta di un innamorato, disse damigella Ragnell.
Ma io vorrei essere bella per te, non solo per la corte e il mondo che per me significano meno di te.
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E Galvano rispose: Come che sia, chi soffrir di pi sei tu; e poich sei donna ti credo pi saggia di me in queste cose. Scegli tu, amore mio, e comunque sceglierai sar contento. Allora Ragnell gli pos il capo nellincavo del collo piangendo e ridendo insieme. Galvano, mio amato signore, facendo s che a decidere sia io, permettendomi di fare a modo mio, accordandomi quella sovranit che era la risposta allenigma, tu hai spezzato lincantesimo e ora sono libera di essere ci che veramente sono notte e giorno.
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Per sette anni Galvano e Ragnell conobbero una grande felicit e per tutto quel tempo Galvano fu un uomo pi gentile e pi deciso di quanto fosse mai stato prima. Ma, dopo sette anni, damigella Ragnell lo lasci. Nessuno sa dove and. E qualcosa di ser Galvano se ne and con lei.
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PARTE TERZA.
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I fondamenti del mestiere di genitore consapevole.
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La sovranit.
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Esaminiamo la preziosa verit al centro della storia di Galvano.  il concetto di sovranit,
offerto come risposta allenigma: Che cosa ogni donna desidera pi di ogni altra?
Come risposta allenigma, la conoscenza della sovranit ha salvato Art da morte certa. Ma
un sentimento pi profondo della sovranit, derivato dallempatia di Galvano per Ragnell, ha sciolto (in
realt dissolto) un dilemma che nessuna riflessione per quanto articolata avrebbe mai potuto risolvere.
Restituendole la scelta, lui le ha accordato (aperto il suo cuore a) la sovranit e da questo  nata la
trasformazione.
Questa  la chiave per essere genitori consapevoli. Rispettando la sovranit dei nostri figli,
rendiamo loro possibili due cose: mostrarsi nel loro vero aspetto e trovare la loro strada. Entrambe
sono necessarie per giungere a piena maturit.
Quante volte i nostri figli sembrano prigionieri di incantesimi tutti loro, catturati da energie che
li portano via, trasformati allimprovviso in demoni, streghe, troll, orchi e diavoletti? In quei momenti,
noi genitori riusciamo a vedere come Galvano il vero essere al di l dellincantesimo, al di l della
superficie apparente, di fronte alla quale una parte di noi potrebbe ritrarsi?
Possiamo fare spazio dentro di noi per amarli come sono senza volerli cambiare per compiacere
noi stessi? E quante volte noi genitori veniamo intrappolati da incantesimi nostri e mostriamo ai nostri
figli il nostro lato cattivo, lorco o la strega dentro di noi? Fino a che punto desideriamo segretamente
essere visti e accettati dagli altri per quello che siamo e trovare la nostra strada nella vita?
In Ragazze che diventano donne Mary Pipher fa notare che alla domanda un po presupponente
di Sigmund Freud Che cosa vogliono le donne? queste ultime rispondono pi e pi volte durante le
sedute di terapia, anche se tutte vogliono qualcosa di diverso e particolare... tutte le donne vogliono la
stessa cosa  essere chi sono veramente, diventare ci che possono diventare,
essere il soggetto della propria vita e non (solo) loggetto della vita degli altri.
Se sovranit significa essere chi si  veramente e diventare ci che si pu diventare, non
potrebbe essere anche la risposta a una domanda pi generale:
Che cosa desidera ogni persona nel profondo del suo cuore? E anche: Che cosa merita ogni
persona pi di ogni altra cosa?
Secondo noi, la sovranit, intesa in questo senso, non  una ricerca di potere esteriore, anche se
il contatto con la propria sovranit pu dare un enorme potere. Si pu pensare come profondamente
collegata al concetto buddista di Natura del Buddha, che  un altro modo per definire il vero s. La
figura del Buddha rappresenta lincarnazione di uno stato della mente e del cuore, meglio descritto
come in contatto con se stesso, cosciente, sapiente e sveglio.
Secondo la visione buddista la nostra mente individuale e quella del Buddha sono
fondamentalmente una sola cosa e il lavoro pi profondo di noi esseri umani  di renderci conto di
questa essenziale unit. La Natura del Buddha  alla base di tutto. Tutto  perfettamente e unicamente
ci che , eppure nulla  separato e isolato dal tutto. Quindi la vera natura di ognuno  la Natura del
Buddha e in questo siamo tutti uguali. La vera natura di ognuno  sovrana. Noi dobbiamo solo
riconoscerla e onorarla negli altri individui: in tutti gli esseri, nei nostri figli e in noi stessi.
Naturalmente, anche solo riconoscerla non  cos facile.  il lavoro di tutta la vita, se non di
molte vite.  possibile che non sappiamo o che abbiamo perso contatto con ci che  fondamentale in
noi, con la nostra natura, con ci che ci richiama pi dal profondo. Quando non riconosciamo la nostra
vera natura e viviamo lontani da essa, creiamo molta sofferenza per noi stessi e per gli altri.
Il Buddha viene talvolta chiamato Colui che ha sovranit sopra se stesso o se stessa. Gli
eventi ci portano lontano e noi perdiamo noi stessi. Meditare camminando ci aiuta a recuperare la
nostra sovranit, la nostra libert come esseri umani. Camminiamo con grazia e dignit, come un
imperatore, come un leone. Ogni passo  la vita.
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THICH NHAT HANH,
Essere e pace.
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Onorare ci che di pi profondo esiste nelle persone si riflette significativamente nellabitudine di salutare gli altri inchinandosi. In molti paesi, invece di stringersi la mano, si congiungono le mani sul cuore e ci si inchina leggermente luno verso laltro. Questo significa: Mi inchino alla divinit che  dentro di te. Esprime il comune riconoscimento dellinterezza intrinseca dellaltro, di ci che  pi profondo e fondamentale, gi e sempre presente. Ci si inchina dalla propria natura pi profonda a quella degli altri, ricordando, al livello pi profondo, che siamo uno e la stessa cosa, pur riconoscendo ad altri livelli che siamo tutti espressioni uniche e diverse di questa interezza.
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A volte, le persone si inchinano ai cani e ai gatti, a volte agli alberi e ai fiori, a volte al vento e alla pioggia. E a volte i cani e i gatti, gli alberi e i fiori, perfino il vento e la pioggia ricambiano linchino. Tutto, infatti, ha la sua
natura intrinseca che lo rende ci che , e laiuta a trovare il proprio posto allinterno del tutto, e la relazione tra loro  sempre reciproca. Da genitori, noi talvolta ci ritroviamo a inchinarci, dentro di noi, davanti ai nostri bambini e ai nostri figli.
Con figli diversi, di diversa et e in diverse circostanze, le nostre scelte di genitori su come
rispettare la sovranit saranno molto differenti. Ma quello che non cambier, si spera,  un impegno
profondo a riconoscere la sovranit e a onorarla come attributo fondamentale e segno distintivo di ogni figlio.
Perci, in ultima analisi, noi genitori dobbiamo ricordarci e fidarci della sovranit, dellintrinseca bont e bellezza dei nostri figli, anche quando le avvertiamo di meno o quando esse emergono con meno evidenza.
Come tutti i genitori sanno o scoprono presto, ogni figlio viene al mondo con le proprie
caratteristiche, il proprio temperamento e genio. Noi genitori siamo chiamati a riconoscere la loro
intrinseca unicit e a onorarli facendo loro spazio per come sono, senza tentare di cambiarli, per quanto
questo spesso possa essere difficile. Poich il cambiamento  insito nella loro natura,  possibile che
questo tipo di consapevolezza da parte nostra consenta loro di crescere e cambiare al meglio secondo
quelle modalit specifiche che non possiamo imporre in alcun modo con la nostra volont.
I figli nascono gi con la propria sovranit, in quanto sono da subito se stessi. La sovranit 
fondamentale per la nostra stessa natura di esseri umani.
La nostra capacit di sentirla e di attingervi si approfondisce attraverso tutte le
nostre esperienze di vita, a cominciare dal modo in cui veniamo trattati da piccoli. Da adulti, la
nostra sovranit intrinseca pu essere danneggiata da esperienze traumatiche e dal nostro stesso
rinnegare questo essenziale campo dellessere.
Tuttavia, ci che definiamo sovranit  una cosa cos profonda, cos tenace, cos vitale, cos
integrale della nostra natura perch  la nostra vera natura, che molte persone riescono a coltivarla
malgrado abbiano avuto uninfanzia difficile. A volte, una persona diversa dai genitori pu assumere
un ruolo chiave nella vita di un bambino vedendo chi  realmente e offrendogli gentilezza e
incoraggiamento, apprezzamento e accettazione. Molti attribuiscono a una persona speciale, che ha
riconosciuto la sovranit del loro spirito e li ha incoraggiati a essere chi sono veramente, lorigine del
loro successo nella vita.
La guida dei bambini e degli adolescenti da parte di persone che in qualche modo conoscono la
loro interezza, e quindi possono adoperarsi senza egoismi per farla emergere negli altri,  la sacra
responsabilit degli adulti in una societ sana.
Lesperienza della sovranit si approfondisce a mano a mano che un bambino impara a
incontrare il mondo da un punto di forza e fiducia interiori, sicuro di s, sapendo di essere amato e
amabile e accettato cos come .
Di primo acchito lidea della sovranit intrinseca dei figli potrebbe essere mal compresa e
potremmo essere accusati di sostenere che i figli dovrebbero essere trattati da reucci e serviti di tutto
punto. Non  cos. In realt ci che intendiamo per sovranit  qualcosa di totalmente diverso.
Accordare sovranit ai nostri figli non significa lasciare che si comportino da selvaggi con chiunque, o
promuovere un falso senso di autostima, scollegato dal loro comportamento e dalle loro esperienze
reali. Non significa che abbiano la licenza di fare ci che vogliono, che qualunque cosa facciano vada
bene, o che debbano sempre avere ci che vogliono perch devono fare a modo loro e devono sempre essere felici.
La sovranit, nel senso di vera natura dellindividuo,  una qualit universale dellessere e della
vita e, soprattutto,  unoccasione per capire qual  e come si esprime in ciascuno di noi. I figli sono
sovrani allinterno di loro stessi, e lo stesso sono tutti gli altri, inclusi i loro genitori.
Dovremmo riflettere su come possiamo onorare la loro sovranit, mentre rispettiamo la nostra.
Come possiamo aiutarli a crescere in tutti gli aspetti del loro essere? Come possiamo incoraggiarli a
vedere e rispettare la sovranit degli altri?
La sovranit  una cosa molto diversa dallesercitare i propri diritti senza limiti. Non significa
che si debba dare ai figli tutto ci che vogliono o che altri debbano fare le cose per loro.  compito
nostro proteggere e nutrire la sovranit nei nostri figli senza alimentare lidea che qualunque cosa
facciano vada bene, indipendentemente dalle conseguenze, perch solo loro sono importanti, solo la
loro opinione o i loro desideri contano. La sovranit di ogni persona  interdipendente e interconnessa a
quella di tutti gli altri, perch tutti siamo parte di un intero pi grande e tutto ci che facciamo ha
uninfluenza sugli altri.
Un altro modo per dire questo  che in realt i nostri figli hanno dei diritti.
Ne hanno molti. Anche gli adulti ne hanno, ma ci sono importanti asimmetrie nel rapporto. I
figli hanno diritto a essere amati, curati e protetti dai loro genitori e dagli altri adulti. Come adulti e
genitori, non possiamo pensare che i figli soddisfacciano i nostri bisogni emotivi senza tradirli.
Dobbiamo cercare questa soddisfazione in noi stessi e in altri adulti. Per  vero che godiamo delle
infinite benedizioni che i nostri figli ci danno spontaneamente, semplicemente con il loro essere.
In effetti, come adulti e genitori abbiamo probabilmente la necessit di esplorare, nutrire e
sviluppare un legame pi stretto con la nostra stessa intrinseca sovranit, poich  fondamentale ma
nello stesso tempo sfuggente.
Questa  la grande opera della coscienza, della consapevolezza: lopportunit di risvegliare e
incarnare la nostra vera natura di esseri umani. Naturalmente la maggior parte delle volte potremmo
dire di essere troppo occupati per prestare attenzione a queste idee, malgrado tutti i suggerimenti come
quello di Socrate Conosci te stesso! Ma talvolta non possiamo permetterci di non prestare attenzione
alla nostra vera natura e dobbiamo necessariamente imparare a vivere seguendola. Infatti, se non lo
facciamo,  possibile che rimaniamo per tutta la vita dei sonnambuli; e alla fine potremmo non sapere
che cosa siamo o chi siamo stati e nemmeno chi sono i nostri figli.
Come abbiamo visto il veicolo per quel viaggio interiore di crescita e scoperta  la
consapevolezza, coltivata in due modi complementari tra loro: facendo attenzione a tutti gli aspetti
della nostra vita quotidiana e praticando
giornalmente una disciplina pi meditativa, durante la quale ci fermiamo e osserviamo
nellimmobilit e nella quiete lattivit della nostra mente e del nostro corpo attimo dopo attimo.
Portare con queste pratiche la consapevolezza nella nostra vita e in tutta la problematica di chi siamo
veramente pu aiutarci a percepire anche la nostra natura sovrana a mano a mano che accordiamo
sovranit ai nostri figli.
Che cosa potrebbe significare per noi genitori onorare lunicit di un figlio?
Dopo tutto che cosa significa fare a modo proprio? Qual  la vera Strada, con la lettera
maiuscola, di ognuno? Qual  lesperienza della sovranit come adulto o come bambino? Come si
sperimenta a et diverse e a stadi diversi della vita e per figli con temperamenti molto diversi?
Prima di tutto onorare la sovranit di un figlio significa riconoscere la natura di quegli stadi e di
quei temperamenti. Potrebbe significare che i messaggi che ci manda un bambino ricevono una risposta
perch noi siamo il principale collegamento del bambino con il mondo. Se il bambino piange, noi lo
prendiamo in braccio, lo teniamo, interveniamo con la nostra presenza.
Tentiamo di dargli conforto e un senso di benessere. Facendo questo onoriamo il potere che lui
ha di far s che il mondo gli risponda, gli accordiamo quel rispetto e gli insegniamo quindi che il mondo
risponde e che c un posto al quale lui appartiene. E dobbiamo farlo volontariamente, in ogni dato
momento, che ne abbiamo voglia o no.
Accordare sovranit potrebbe significare rendere sicura la casa in modo che il piccolo sia libero
di esplorarla liberamente. Eppure, anche in un ambiente relativamente sicuro, i bambini piccoli devono
essere costantemente sorvegliati. Il solo fatto di tenere sempre un occhio aperto accorda sovranit al
bambino.  un modo di onorarlo, perch il piccolo merita questa attenzione vigile a distanza che nei
genitori si manifesta come un sesto senso e che, per esempio, consente di accorgersi di un bicchiere
troppo vicino al bordo del tavolo e di spostarlo un attimo prima che il bimbo lo afferri, anche se si  nel
bel mezzo di una conversazione con qualcun altro.
Daltra parte una serie costante di ammonizioni che spaventano come Non farlo, ti farai
male! ogni volta che il bambino esplora qualcosa pu minare la sua fiducia e instillargli le nostre
paure. Unalternativa potrebbe essere quella di dargli la possibilit di trovare un modo per cavarsi fuori da una difficolt,
standocene l in silenzio, pronti a dare un aiuto qualora fosse davvero necessario,
permettendogli cos di lanciarsi a trovare da solo una soluzione, senza trasmettergli i nostri timori
mentre si avventura nelle sue coraggiose esplorazioni.
Quando i figli sono adolescenti, accordare loro sovranit potrebbe significare vedere oltre il
modo che scelgono per affermarsi o apparire  modi che, come espressioni di potere interiore, spesso
scioccano o provocano repulsione negli adulti  per metterci in relazione con la loro bont di fondo.
In questo caso dobbiamo accordare loro sovranit apprezzando le loro maniere uniche, il loro
intuito, le loro capacit, i loro sforzi e la loro energia e anche stando loro vicino quando miriadi di forze
li sfidano e li minacciano.
Potrebbe significare sapere quando rimanere in silenzio e lasciarli in pace, e quando invece
cercare di raggiungerli, verbalmente e no, pur rispettando la loro crescente autonomia. E a volte
significa stabilire limiti chiari e definiti a cui attenersi con dolcezza e fermezza.
Questi sono solo alcuni piccoli esempi di come potremmo accordare sovranit ai figli di diverse
et. Come nel caso di damigella Ragnell, la nostra vera natura non  sempre cos evidente. La chiarezza
che ci permette di vedere al di l del velo delle apparenze e di agire nel migliore interesse dei nostri
figli deriva dalla consapevolezza istante dopo istante. La sovranit non pu essere pienamente attinta
dentro di noi n pienamente accordata agli altri con un unico atto di buona volont, per quanto
importanti possano essere latto e il momento. Emerge in entrambi i casi da un continuo entusiastico
abbraccio del momento presente con il cuore aperto alla comprensione.
Non passer giorno in cui non ci sentiremo in qualche modo messi alla prova, in cui non
metteremo in discussione la nostra sovranit o la sentiremo in conflitto con quella dei nostri figli.
Questo  un altro modo per dire che essere genitori talvolta  un compito faticosissimo e un duro lavoro
esattamente come lo  essere consapevoli. Come abbiamo visto  una disciplina, un costante richiamo a
noi stessi a ricordare che  possibile essere presenti, vedere e accettare i nostri figli per ci che sono e,
nel farlo, essere e condividere con loro il meglio di noi.
Parte di questo lavoro significa tenere a mente che non possiamo risolvere tutti i nostri
problemi, n i problemi dei nostri figli solamente riflettendo.
Infatti, nella nostra vita funzionano altre intelligenze importanti e, come genitori, dobbiamo
sviluppare la capacit di usarle per farle emergere anche
nei nostri figli. Una di queste  l empatia. Galvano sentiva qualcosa per Ragnell. Fidandosi del
suo sentire, del suo cuore, di quello che potremmo definire il suo intuito, egli ha superato le apparenze
e lostacolo dellalternativa rigida prodotto dalla ragione.  solo quando lascia perdere il proprio
personale desiderio e accetta sia il dilemma sia la sovranit di Ragnell che avviene la liberazione
apparentemente impossibile.
Se ogni momento  davvero unopportunit di crescita, unoccasione per essere veri con se
stessi, una biforcazione potenziale per vivere ogni istante come una scelta consapevole, accordare
sovranit a un figlio significa lasciare che la sua vera natura emerga, si manifesti e venga
silenziosamente celebrata.
In questo modo, laccettazione di se stessi, lautostima, la fiducia di s e la fiducia nella propria
natura e nella propria strada prendono forma, si sviluppano e maturano nel figlio che sta crescendo.
Il potere dellempatia e dellaccettazione  immenso e capace di profonde trasformazioni, sia
per la persona che ne  oggetto, sia per quella che gliele accorda. Pi di ogni altra cosa, nutrire
attentamente la sovranit di un figlio e onorarla attraverso lempatia e laccettazione stanno al cuore
dellessere genitori consapevoli.
Ecco un sorprendente esempio del dono della sovranit che un padre ha fatto a suo figlio:
Pap si arrabbier moltissimo, disse mia madre. Era lagosto 1938, in un collegio di Catskill
Mountains. Un caldissimo venerd pomeriggio, tre di noi  ragazzini di citt di nove anni 
cominciammo a sentirci irrequieti.
Avevamo trascorso tutta lestate a giocare in campagna, avevamo preso le rane, raccolto mirtilli
e rabbrividito a sufficienza nelle acque gelate dei torrenti. Quello di cui avevamo bisogno in quel
pomeriggio di noia insopportabile era un po dazione.
Per decidere che cosa fare, Artie, Eli e io ci eravamo nascosti al fresco del casin, la piccola
costruzione in cui gli ospiti si divertivano a giocare a bingo di notte e di tanto in tanto assistevano a
qualche spettacolo di magia.
A poco a poco ci venne unidea: il casin era troppo nuovo, la struttura in legno e le pareti
bianche di cartongesso troppo perfette. Avremmo fatto qualche danno silenzioso. Avremmo lasciato il
nostro segno anonimo sul
posto, per sempre. Senza, naturalmente pensare alle conseguenze.
Cominciammo a prendere una lunga panca di legno, e usandola come un ariete la sbattemmo
contro il muro. Lasci un magnifico buco. Ma piccolo.
Ripetemmo loperazione. Ancora, e ancora...
Dopo di che, ansanti e sudati, ma sentendoci degli eroi, rimirammo il nostro vero primo grande
danno. Provammo una tale soddisfazione che ci lasciammo andare. Alla fine non cera quasi pi un
pannello di cartongesso intero.
Allimprovviso, ancor prima che potesse manifestarsi unombra di rimorso, sulla soglia
comparve il signor Biolos. Furioso e assetato di giustizia: quando sarebbero arrivati dalla citt quella
sera, lavrebbe detto ai nostri padri!
Nel frattempo lo rifer alle nostre madri. La mia ritenne cos mostruoso ci che avevo fatto da
lasciare la punizione a mio padre. E, aggiunse,
pap si arrabbier moltissimo.
Alle sei il signor Biolos era fermo sul viale daccesso ad aspettare cupo che i padri
cominciassero ad arrivare. Dietro di lui il portico era affollato, come le gradinate di uno stadio, di ospiti
indignati. Avevano visto i danni alledificio del bingo e sapevano che avrebbero dovuto tenerselo in
quelle condizioni per il resto dellestate. Anche loro erano assetati di giustizia.
Quanto ad Arti e Eli e io, trovammo ciascuno un posto appartato sul portico lontano dagli altri
due, ma non troppo dalle nostre rispettive madri.
E rimanemmo in attesa.
Il padre di Artie fu il primo a comparire. Quando il signor Biolos gli diede la notizia e gli
mostr il casin devastato, si sfil la cintura con stile consumato e frust con malvagit il figlio che
urlava, tra lapprovazione di una folla inferocita di persone un tempo gentili.
Poi arriv il padre di Eli. Gli fu raccontato ci che era accaduto e gli fu mostrato il danno, lui si
arrabbi e appiopp al figlio una sventola che lo sbatt per terra. Mentre Eli era sdraiato a terra
nellerba, gli diede dei calci sulle gambe, sul sedere e sulla schiena. Quando Eli cerc di rialzarsi, lo
prese ancora a calci.
Avrebbero dovuto pensarci prima di fare tutti quei danni, mormorava la folla.
Sopravviveranno, non preoccupatevi, e scommetto che non lo faranno mai pi.
Io mi chiedevo: Che cosa far mio padre? Non mi ha mai messo una
mano addosso in tutta la mia vita. Io sapevo degli altri bambini, avevo visto i lividi di certi
compagni di scuola e avevo anche sentito le grida in certe case della mia via, ma erano altri bambini, le
loro famiglie e il perch e il percome di quei lividi erano per me oscure astrazioni. Fino a quel
momento.
Guardai mia madre. Era furibonda. Mi aveva fatto chiaramente intendere che quello che avevo
fatto era un crimine speciale. Significava forse che adesso, allimprovviso, le botte sarebbero state il
nuovo ordine del giorno?
Arriv mio padre con la nostra Chevrolet, appena in tempo per vedere Eli trascinato dal padre
su per i gradini del portico e dentro ledificio. Lui scese dalla macchina credendo, ne ero certo, che
qualunque cosa Eli avesse fatto se lo meritava. Mi venne la nausea per la paura. Il signor Biolos,
tuonando, cominci a parlare. Mio padre stette ad ascoltare, la camicia intrisa di sudore, un fazzoletto
bagnato attorno al collo; soffriva sempre molto il tempo umido. Io lo osservai seguire il signor Biolos nel casin.
Mio padre  forte e saldo, accaldato e infastidito  che cosa stava pensando di tutta quella storia?
Quando tornarono, mio padre gett unocchiata a mia madre. Le mormor un breve Ciao,
quindi mi cerc con gli occhi e mi fiss per un lungo momento, il viso inespressivo. Tentai di leggere il
suo sguardo, ma lui lo distolse e fiss la folla, viso dopo viso carico di aspettativa.
Poi, con grande sorpresa di tutti, sal sulla macchina e se ne and!
Nessuno, neppure mia madre, riusciva a immaginare dove fosse diretto.
Ritorn unora dopo. Sul tetto della sua auto era legata una pila altissima di pannelli di
cartongesso. Scese dalla macchina reggendo un sacco di carta da cui spuntava un martello. Senza dire
una parola, sleg i pannelli e uno a uno li trasport dentro il casin.
E non ne usc per tutta la notte. Durante la cena di venerd sera che io e mia madre passammo in
assoluto silenzio e anche per molto tempo dopo esserci coricati, sentii  tutti lo sentirono  il bang bang
ritmato del martello di mio padre. Io me lo immaginavo sudato, con il desiderio di cenare e di stare con
la mamma e inferocito contro di me. Lindomani sarebbe forse stato lultimo giorno della mia vita?
Erano le tre quando finalmente mi addormentai.
La mattina seguente mio padre non disse una sola parola sulla notte precedente. N diede segno
alcuno di collera o di rimprovero.
Trascorremmo una giornata normalissima, lui, mia madre e io e, in realt, fu il nostro solito fine
settimana di famiglia.
Era arrabbiato con me? Ci potete scommettere. Ma, in unepoca in cui molti della sua
generazione consideravano la punizione corporale dei figli come diritto divino, lui sapeva che
sculacciare era picchiare, e picchiare era criminale. E che quando i figli venivano picchiati si
ricordavano sempre il dolore, ma spesso dimenticavano la ragione.
Anni dopo, mi resi anche conto che per lui era altrettanto impensabile umiliarmi. A differenza
dei padri dei miei amici, non se la sentiva di recitare un ruolo nella cospirazione vendetta.
E tuttavia era riuscito nel suo intento. Non ho mai scordato che il mio vandalismo di quel pomeriggio di agosto fu scandaloso. E non dimenticher mai che quel giorno compresi anche per la prima volta quanto profondamente potessi fidarmi di mio padre.
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MEL LAZARUS. CREATORE DEI FUMETTI MOMMA E MISS PEACH E SCRITTORE (tratto da Angry Fathers, Sunday New York Times, About Men, 28 maggio 1995).
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Lempatia.
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Lempatia ha avuto un ruolo fondamentale nel permettere a ser Galvano di liberare damigella
Ragnell dallincantesimo di cui era prigioniera. Lui ha avvertito la sua sofferenza e intravisto nei suoi
occhi una bellezza al di l delle apparenze, nascosta, ma comunque presente, ...qualcosa nel suo
patetico orgoglio e nella maniera in cui teneva eretto il capo gli ramment un cervo accerchiato dai
segugi. Qualcosa dal profondo di quello sguardo velato lo raggiunse come un grido di aiuto.
Il cane del castello simboleggia unempatia dellanima che a volte fa vergognare gli umani.
Solo Cabal, il cane, venne a leccarle la mano con la lingua calda e umida e la fiss in volto con i suoi
occhi ambrati incuranti del suo orribile aspetto... Spesso, se prestiamo attenzione, i cani e i gatti ci
possono insegnare qualcosa sulla sovranit, sullempatia e sullaccettazione.
Forse  per questo che noi viviamo con loro e loro con noi. Ci forniscono le lezioni elementari.
Allevare i figli  il corso avanzato. Ci iscriviamo, che siamo pronti o no. E chi  mai pronto?
Riflettendo sullempatia nella nostra vita, forse  utile che ci chiediamo:
Qual era la cosa che desideravo maggiormente dai miei genitori quandero bambino?
Potremmo fermarci a pensare qualche istante per vedere quali parole o immagini ci vengono in mente...
Per molti, il pi grande desiderio era di essere visti e accettati in famiglia per ci che erano, di
essere trattati con dolcezza, compassione, comprensione e rispetto; vedersi accordare libert, sicurezza
e privacy, nonch un senso di appartenenza. Tutto questo dipende dalla capacit di empatia dei genitori.
 facile provare empatia per un bambino che sta male.  molto pi difficile farlo quando tira
calci, scaglia oggetti e strilla.  difficile anche quando i suoi interessi o le sue idee sono in conflitto con
i nostri. La nostra capacit di provare empatia in una gamma di situazioni il pi vasta possibile deve
essere coltivata volontariamente.
Quando coltiviamo lempatia, cerchiamo di vedere le cose dal punto di vista di nostro figlio.
Proviamo a capire che cosa prova, tentiamo di portare una consapevolezza empatica a ci che accade in
ogni momento. Questo comporta essere consapevoli anche dei nostri sentimenti.
Come possiamo provare empatia per un neonato, immaginare come pu sentirsi venendo al
mondo dopo nove mesi trascorsi in una realt cos diversa?
Potremmo cominciare immaginando come stava nellutero, in un posto caldo, umido e protetto,
dai suoni costanti e ritmici, con la sensazione di essere contenuto, stretto, cullato... un mondo di unit
indifferenziata, dove non c nulla da desiderare e niente che manchi.
In una lettera scritta da un diciannovenne a sua madre, il giorno della Festa della mamma,
troviamo una descrizione sentita di quel mondo: Pace e forza dal mio cuore per te. Per i nove mesi della
pi dolce delle meditazioni. Acqua in cui potevo respirare come un pesce. Quando il cibo era cos puro,
non usavo n la bocca n la gola... Sii benedetta.
Nascendo, lasciamo questo mondo armonioso per emergere in un altro totalmente diverso. Dove
possono esserci luce violenta e aria fredda, suoni troppo forti, imprevedibili e dove forse sentiamo
qualcosa di duro e ruvido contro la pelle. Abbiamo fame per la prima volta. Tutto questo  esperienza
nuda e cruda, senza il filtro della conoscenza. Immaginate di trovarvi catapultati in questo ambiente
estraneo e di dipendere interamente dalla capacit dei suoi abitanti di comprendere la vostra lingua e di
essere sensibili e reattivi al vostro intero essere e a ci di cui potreste aver bisogno in qualsiasi momento.
Perch ci  tanto difficile considerare i neonati come esseri che sentono e hanno esperienze
piene? Perch  giusto lasciare piangere i bambini fino allo sfinimento, quando invece non
ignoreremmo mai il pianto di un amico, di un amante e perfino di un estraneo? A che cosa resistiamo, o
da che cosa ci proteggiamo, quando prendiamo le distanze dalla sofferenza di un bambino?
Naturalmente  possibile che ci proteggiamo da un ulteriore lavoro. Nel breve termine fare il
genitore attimo dopo attimo in maniera reattiva  molto pi faticoso. Entrare in sintonia con il
linguaggio corporeo del neonato, provare cose diverse, avere la sensibilit di non reagire troppo o troppo poco,
tenerlo tra le braccia, confortarlo, cullarlo, tutto richiede tempo ed energia.
Molto spesso i bambini ci tolgono anche il sonno, letteralmente e metaforicamente. Certamente
 pi facile provare empatia per i figli quando farlo risponde anche ai nostri bisogni. La vera prova
arriva quando abbiamo la sensazione che i loro bisogni siano in conflitto con i nostri.
Una mancanza di empatia in queste situazioni pu anche essere un modo per proteggere noi
stessi dal dolore che probabilmente abbiamo sperimentato da piccoli quando i nostri bisogni fisici ed
emotivi non trovavano risposta.
Provare empatia per la vulnerabilit di un figlio pu essere un doloroso ricordo della nostra stessa vulnerabilit.
Per evitare di rivivere da adulti la sofferenza di quando eravamo bambini, spesso nelle
situazioni difficili mettiamo in atto un meccanismo analogo a quello che avevamo usato da piccoli:
spegniamo la sintonia. Di fronte a un ambiente che non reagisce, molti bambini si chiudono
emotivamente, si sottraggono. Se da piccoli avevamo sopportato la sofferenza e la frustrazione in
questo modo,  possibile che continuiamo a farlo da adulti, automaticamente e inconsciamente. Invece
di entrare in sintonia con i sentimenti del nostro bambino e con i nostri generati per reazione, potremmo
ignorarli o minimizzarli con razionalizzazioni del tipo: I bambini sono robusti, se la caver,
Piangere non gli far male, Non vogliamo viziarlo. Poi magari cerchiamo di acquietare il nostro
stesso stress ricorrendo al cibo, allalcol, alla tv, ad altri aggeggi elettronici, o a un giornale per
calmarci e per non avvertire la sofferenza.
Probabilmente non ci rendiamo conto di avere potenti risorse interiori che vanno ben oltre
questi mezzi di fuga. Entrare in sintonia e collegarsi empaticamente in questi momenti sono
unalternativa molto pi sana e molto pi soddisfacente sia per il genitore che per il bambino. Anche se
non lo abbiamo appreso durante linfanzia, i nostri figli possono fare emergere questa capacit
primordiale dal profondo della nostra anima, se siamo capaci di arrenderci ai loro richiami.
In alcuni studi i ricercatori hanno chiesto alle madri di iper o ipo reagire deliberatamente ai loro
figli neonati, invece di rispondere ai loro sentimenti con empatia, e i piccoli hanno dato segni
immediati di fastidio e sofferenza.
Riferendo di questi studi, Daniel Goleman, in Intelligenza emotiva, scrive: La prolungata
assenza di sintonia fra genitori e figli impone al bambino un
costo enorme in termini emozionali. Quando un genitore non riesce mai a mostrare alcuna
empatia con una particolare gamma di emozioni del bambino  gioia, pianto, bisogno di essere cullato
 questi comincia a evitare di esprimerle, e forse anche di provarle. In questo modo, presumibilmente,
numerose emozioni cominciano a essere cancellate dal repertorio delle relazioni intime (del bambino),
soprattutto se, anche in seguito durante linfanzia, quei sentimenti continuano a essere copertamente o
apertamente scoraggiati.
Le implicazioni di questi studi sono profonde. Secondo il ricercatore e psichiatra Daniel Stern,
citato da Goleman, i piccoli ripetuti cambiamenti che hanno luogo tra genitore e figlio formano la base
delle lezioni fondamentali della vita emotiva. Se  cos,  vitale che i genitori si impegnino con tutto il
cuore in questa danza di interconnessione con i figli, perch questi si sviluppino come esseri sovrani ed
emotivamente competenti.
Da questo punto di vista, il bravo bambino che smette di piangere dopo dieci minuti e si
addormenta pu essere un bambino che ha imparato ad arrendersi. Ma veramente vogliamo insegnare
ai nostri figli ad arrendersi?
Vogliamo che i nostri figli sviluppino la loro indipendenza adattandosi a non vedere soddisfatti
i loro bisogni? Vogliamo che si chiudano emotivamente e perdano parte della loro vivacit e apertura?
O vogliamo insegnare loro che i loro sentimenti contano, che noi vi risponderemo, che esistono persone
di cui si possono fidare che saranno sensibili verso di loro, e che  un bene essere aperti, espressivi,
chiedere ci di cui si ha bisogno, essere interdipendenti?
Quando i neonati cominciano a gattonare e a esplorare il mondo provano una curiosit e un
piacere naturali verso tutto ci che li circonda. Allo stesso tempo, tuttavia, il mondo causa loro anche
molte frustrazioni quando cercano di fare cose che non sono ancora in grado di fare perch richiedono
competenze che ancora non possiedono. Quindi, man mano che si avventurano allesterno, hanno
bisogno di una persona che li ami e che sia emotivamente disponibile, da cui possano tornare. In questa
fase i bambini dipendono dalla sensibilit dei genitori e dalla loro capacit di comprendere la necessit
di creare un ambiente (o in caso di scuole materne e simili scegliere un ambiente)
che alimenti la loro curiosit e dia loro la libert di esplorare e scoprire in tutta sicurezza, ma
allo stesso tempo fornisca loro appropriati limiti e confini, nonch il calore e la sicurezza di cui hanno
bisogno, sotto forma di un grembo accogliente o di un abbraccio.
Quando i figli crescono, lempatia assume una forma meno fisica, anche se in certe occasioni
ci di cui hanno maggiormente bisogno  un abbraccio silenzioso o una stretta di mano. I segnali che
riceviamo da loro possono essere confusi e difficili da capire. Un giorno possono essere amichevoli e
comunicativi e subito dopo diventare rabbiosi e rifiutarci.
La nostra capacit di comunicare, o perfino la possibilit di farlo, dipender moltissimo da un
impegno forte e durevole assunto verso i nostri figli, anche quando loro mettono in discussione il
rapporto, o rifiutano le nostre aperture o domande.
Per provare empatia davanti a un rifiuto, bisogna impedire che i nostri sentimenti feriti
interferiscano nel modo di vedere la sofferenza dei figli. In un certo senso, i figli devono sentire che
rimaniamo attaccati a loro per quanto ripugnante possa apparirci lincantesimo di cui sono preda e per
quanto oscure siano le maschere che indossano. Questo attaccamento consapevole non deriva dal
desiderio di controllarli, o di trattenerli, o di aggrapparci a loro per un nostro bisogno, ma da un
impegno a essere adeguatamente presenti, indipendentemente da tutto, perch loro sappiano che non
sono soli e che non abbiamo perso di vista chi sono e che cosa significano per noi.
E non  forse vero per tutti noi che, quando ci sentiamo perduti e tristi, ci aiuta enormemente
sentire che le persone pi vicine a noi sono sempre nostre alleate e sono sempre capaci di vedere e
amare il nostro io essenziale?
Quindi, come genitori, il nostro compito  quello di continuare a ricostruire e riparare il
rapporto con i nostri figli. Questo richiede tempo, attenzione e impegno. Se siamo sempre assenti  o
presenti con il corpo, ma assenti rispetto allattenzione e al cuore  non  possibile che un figlio senta la
fiducia e la sicurezza necessarie per farci sapere che problemi ha.
I figli hanno una stupefacente capacit di andare dritti al nocciolo di un problema. Unamica ci
ha raccontato questa storia. Una notte, quando sua figlia aveva otto anni, era seduta accanto a lei
mentre cercava di addormentarsi. La bambina era sopraffatta da una terribile paura dei ladri e dei
rapitori, un problema che emergeva da diversi anni di notte. La madre era seduta sul letto, lottando
dentro di s con il desiderio di rassicurare la
bambina, di convincerla che non cera nulla da temere, e la consapevolezza dellinutilit di
usare la ragione di fronte alla profonda e persistente paura della figlia.
Ricorrendo a una strategia diversa, raccont alla figlia che quando lei aveva la sua et aveva
anche lei molta paura di notte. La ragazzina fiss solennemente la madre e disse: Davvero? Lei
rispose con un cenno del capo. Sua figlia rimase molto pensierosa per un istante e quindi, molto seria,
domand: Hai potuto dirlo alla tua mamma? La madre riflett ripensando a quando era bambina e
rispose: No, non potevo.
A otto anni, sua figlia sapeva per esperienza diretta quanto fosse importante poter dire a
qualcuno che ci sta vicino come ci si sente. Sapeva che cosa significa sentire apertura e accettazione, la
presenza empatica di un genitore.
Le sue paure non cessarono, n svanirono o diminuirono. Ma indiscutibilmente, anche in preda
a quel terrore reale, si sentiva abbastanza sicura da dirlo a sua madre. Non doveva sentirsi sola nella sua paura.
Da genitori possiamo imparare molto anche su noi stessi portando consapevolezza ai pensieri e
ai sentimenti che emergono quando un bambino condivide le sue difficolt con noi. Se siamo in grado
di osservare il disagio generato in noi da certi sentimenti, e se riusciamo a capire che cosa pu lenire,
allontanare o diminuire particolari preoccupazioni o paure, esiste la possibilit di cambiare il nostro
comportamento automatico per diventare genitori che offrono maggiore sostegno ed empatia.
A volte, nei momenti in cui siamo chiamati ad ascoltare, a provare empatia e a reagire in
maniera amorevole, possiamo invece ritrovarci a sommergere un figlio con sentimenti e reazioni forti.
Alla fine il figlio pu avere la sensazione di doversi prendere cura di noi, invece che il contrario.
Se siamo capaci di portare consapevolezza a questi momenti in cui ci troviamo a seguire un
fiume che non intendevamo navigare, forse riusciamo a vedere che cosa sta succedendo dentro di noi in
quel particolare momento e a fermarci, e forse perfino a cambiare corso, seguendo unaltra rotta, pi
relazionale ed empatica. Questo tipo di sensibilit attimo dopo attimo ci permette di sapere sempre
dove sta andando lenergia. Ci ricorda che abbiamo bisogno di essere selettivi per decidere in maniera
cosciente quando  utile condividere i nostri sentimenti e quando invece non  necessario o perfino
distruttivo. Possiamo capire attraverso un ascolto interiore quando cercare di avvicinare i figli e quando
invece lasciare andare le cose, quando parlare e
quando invece tacere, quando essere presenti in silenzio, come una presenza empatica e non
come assenza e negazione. Nessuno pu insegnarci queste cose. Dobbiamo imparare dalla nostra
esperienza, seguendo gli indizi che ci vengono dati e stando attenti ai nostri stati mentali.
Certo, ci non  facile e, in momenti particolarmente angoscianti, pieni di agitazione e contrasti,
potremmo ritrovarci a essere reattivi dal punto di vista emotivo e a dire cose o agire in modi di cui pi
tardi ci pentiremo. Questi
strappi, momenti di alienazione e distacco, sono una parte inevitabile di ogni relazione.
Anche i bambini hanno bisogno di sperimentarli, perch in tal modo hanno occasione di capire che i
loro genitori sono esseri umani anche loro, e che a volte possono essere insensibili, contrari, addirittura
non empatici; capire che anche noi possiamo essere turbati e arrabbiati. Si pu imparare molto da
questi momenti di stress e distacco, e dallimportante processo di ricucitura e recupero.
Nel suo saggio LAttaccamento nella terapia familiare, il terapista familiare Daniel Hughes fa
notare come la forza della relazione genitore-figlio, a cui si riferisce talvolta come attaccamento sicuro,
 basata su questo tumultuoso processo di rottura e seguente ricucitura, quanto sulla sensazione di
vicinanza e sicurezza. In queste occasioni, si pu avere la riprova che genitori e figli possono vedere ed
esperire cose in modo molto diverso e tuttavia sentirsi ancora al sicuro allinterno di un rapporto
damore e fiducia.
Dallattraversamento di tale processo, ne esce rafforzato non solo il loro legame, ma anche la
sensazione di autonomia e connessione del bambino, entrambe essenziali per uno sviluppo sano.
La continua volont di tessere e ripristinare i legami empatici con i nostri figli  il fondamento
dellessere genitori consapevoli. Cercare di vedere le cose dal punto di vista del bambino pu guidarci
nelle scelte che operiamo e aiutarci a navigare queste complesse e sempre mutevoli correnti di connessione.
...
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...
Laccettazione.
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...
Sovranit ed empatia sono accresciute dallaccettazione, un terzo elemento fondamentale per
essere genitori consapevoli. Le tre cose sono intimamente legate e complementari: le si pu pensare
come i lati di un triangolo equilatero. Laccettazione  un orientamento interiore a riconoscere le cose
come sono, che ci piacciano o meno e indipendentemente da quanto terribili possano essere o apparire
in certi momenti. Non  facile da attuare nella vita di ogni giorno, anche comprendendone
limportanza. La pratica della consapevolezza consiste nello sviluppare coscienza della nostra relazione
al momento presente, e accorgerci quando ci scontriamo con lo stato reale delle cose. Le storie che vi
abbiamo appena sottoposto illustrano lapertura cui ci disponiamo quando riusciamo a non farci
prendere da tutti quei nostri pensieri ed emozioni fortemente negativi.
Galvano accett damigella Ragnell comera. Il padre di Mel Lazarus ha accettato il vandalismo
dei ragazzi come un dato di fatto. E agendo cos si  reso conto che il momento successivo richiedeva
un atteggiamento nuovo, che servisse a riparare, completare e mostrare rispetto. Per decidere come
comportarci rispetto a ci che accade, dobbiamo innanzitutto accettare le cose come sono veramente.
Laccettazione non  passiva, non  rassegnazione o sconfitta. Proprio come la sovranit non equivale
ad avere diritti illimitati, laccettazione non significa che qualunque cosa facciano i nostri figli per noi
vada bene. Ma, anche quando mettiamo in chiaro che certi loro comportamenti non sono accettabili, i
nostri figli possono sentire che li accettiamo completamente, con tutte le loro forti emozioni.
Laccettazione  una porta che, se scegliamo di aprire, ci conduce a vedere in modo nuovo e a trovare
nuove possibilit di affrontare i momenti difficili, cos come a godere appieno di quelli armoniosi e gioiosi.
Il tentativo di vedere le cose per come davvero sono  la chiave per coltivare anche un pizzico
di accettazione. Tuttavia, coltivare laccettazione diviene essa stessa una forma di pratica della
consapevolezza. Parte della
pratica implica portare alla coscienza quanta resistenza sentiamo a volte quando le cose non
stanno andando nel verso giusto. Da qui scaturiscono emozioni di ogni sorta, incluse la frustrazione e
la rabbia. Quando trattiamo queste dolorose emozioni con gentilezza e lucidit, ne derivano
paradossalmente rilascio e rilassamento. Gran parte del lavoro sta nel non prendere sul piano personale
cose che strettamente non lo sono. Non  cos facile, quando riguarda il comportamento dei nostri figli,
o altro, che possiamo trovare irritante o minaccioso.
Mi (mkz) trovo in un negozio di scarpe con le mie figlie. Una ha quattro anni e laltra  neonata.
Quella di quattro anni vuole delle scarpe, ma non ce n un paio che le vada. Mentre usciamo comincia
a strillare e urlare e afferra una scarpa nella vetrina, rifiutandosi di lasciarla. Con laltra bambina in
braccio, la prendo per mano e la trascino alla porta, dove chiedo alla commessa di toglierle la scarpa di
mano. Ne segue una battaglia. Io mi sento rabbiosa, impotente e perdo il controllo della situazione. Alla
fine riesco a uscire. Lei continua a strillare e piangere, il visino paonazzo.  furiosa perch non pu
avere un paio di scarpe nuove. Metterla sul sedile della macchina  una lotta, lei d un calcio alla
portiera mezza aperta e rompe il pannello laterale di plastica.
La mia reazione a questo episodio  determinata dal modo di vedere mia figlia in quel preciso
momento. Sentendomi completamente stravolta dallintensit della sua reazione, avevo provato rabbia
e non molta comprensione. Non mi ero sentita particolarmente empatica, ma non le avevo nemmeno
dato una sberla. Ci erano voluti tutta la mia attenzione e i miei sforzi per riuscire a tornare a casa
impedendole di fare male a qualcuno. Solo pi tardi, quando cominciai a mettere insieme gli indizi nel
tentativo di capire che cosa era accaduto, fui in grado di provare empatia per lei.
Le possibili cause erano le pi disparate: mia figlia era troppo stanca; aveva fame e aveva un
basso tasso di zuccheri nel sangue; reagiva alle esalazioni dei prodotti di cuoio del negozio; era
frustrata per non aver ottenuto ci che voleva; doveva condividermi con la sua sorellina. Con tutta
probabilit si trattava di una combinazione di tutti questi fattori.
Nel ripensare a ci che era avvenuto, mi sono resa conto che lei non aveva dato calci, pianto,
danneggiato la macchina per cattiveria o per farmi
arrabbiare o per esercitare un controllo su di me. La sua rabbia per non aver avuto le scarpe
aveva scatenato una reazione che non era riuscita a controllare.
Le sfuggiva qualcosa, come se fosse stata vittima di un incantesimo.
Ci sono moltissimi modi diversi di considerare quello che spesso definiamo comportamento
difficile o negativo dei nostri figli. Ci che  completamente inaccettabile per qualcuno potrebbe
essere un comportamento normale per me, e viceversa. Molto spesso siamo prigionieri di una visione
univoca delle cose, condizionati da opinioni e sentimenti che non vengono frequentemente esaminati e
sovente mettiamo le convenienze sociali  ci che gli altri potrebbero pensare, o quanto ci sentiamo
imbarazzati  al di sopra del benessere emotivo dei nostri figli.
In quei momenti  facile sentirsi controllati e manipolati dai figli, sentirsi completamente
impotenti e quindi, ovviamente, molto arrabbiati. Potremmo facilmente ritrovarci a dare loro uno
sberlone nel tentativo di asserire la nostra autorit e recuperare il controllo della situazione.
Poich simili occasioni abbondano nella vita dei genitori, specialmente con i bambini piccoli,
abbiamo moltissime opportunit per liberarci di questi modelli di comportamento, e per sviluppare,
nella consapevolezza e nel discernimento, un repertorio molto pi appropriato e nutriente di risposte emotive.
 qui che la consapevolezza delle nostre reazioni emotive si pu combinare con la meditazione
formale per aiutarci a vedere pi chiaramente, come descriveremo nella Parte quarta. La meditazione
formale  come un laboratorio che ci consente di sviluppare un alto grado di familiarit con i nostri stati
mentali e con i nostri sentimenti e con il modo in cui essi ci influenzano. Riusciamo a veder sorgere
attimo dopo attimo i nostri pensieri e i nostri sentimenti e a considerarli come eventi impersonali nella
nostra mente, al pari di eventi meteorologici, ai quali non  necessario reagire. Essere consapevoli delle
nostre emozioni significa semplicemente riconoscerne consciamente la presenza. Semplicemente 
anche se tanto semplice non   accettiamo che  cos che sentiamo in quel momento, che ci piaccia o meno, senza giudicare
(che di solito significa senza giudicare quanto in realt li stiamo giudicando).
A mano a mano che impariamo a osservare e accettare lampia gamma dei
nostri sentimenti, inclusi quelli molto turbolenti, come parte del nostro sforzo di essere
consapevoli, diventiamo naturalmente pi coscienti dei sentimenti altrui, specialmente di quelli dei
nostri figli. Giungiamo a conoscere meglio il paesaggio dei sentimenti della loro natura mutevole e sar
pi probabile che riusciamo a essere empatici e, allo stesso modo, meno probabile che li consideriamo
come una provocazione personale. Saremo pi capaci di accettare la loro esperienza e i loro sentimenti,
anche se potremo disapprovare i loro comportamenti. Nel fare questo riusciremo a uscire dal regno
limitato in cui noi genitori spesso ci poniamo. Troppo spesso infatti ci lasciamo trasportare dai nostri
sentimenti e dallattaccamento al nostro modo di vedere le cose, ci isoliamo dai nostri figli e, in
qualche modo profondo, anche da noi stessi e perci dalla nostra capacit di operare creativamente con
ci che in quei momenti abbiamo davanti.
Il nostro modo di vedere ci che sta accadendo  sia giudicandolo e disapprovandolo, sia
tentando con la nostra massima apertura di verificare che cosa ci sia sotto la sua superficie  ha una
profonda influenza sul rapporto con i nostri figli. Considerare il comportamento ostile dei nostri figli
(per esempio il ferire gli altri, essere rudi o irrispettosi) in modo meno duro e con meno prevenzioni ci
permette di restare loro alleati e di mantenere con loro un legame forte, anche quando non approviamo
il loro modo di agire e sentiamo il bisogno di farglielo sapere in maniera chiara e ferma, fissando anche
qualche sorta di limite.
I nostri figli ci forniranno infinite possibilit di vedere e accettare le cose come sono al di l del
velo della nostra reattivit emotiva, e quindi di agire al meglio, in base alla nostra comprensione di un quadro pi ampio.
Il nostro modo di vedere le cose influenza ci che scegliamo di fare. Quando un bambino
piange, pensiamo a quelle lacrime come a un tentativo di forza per controllarci o a unespressione di
disagio e bisogno di avere qualcosa da noi?
Quando i bambini cominciano a gattonare e a esplorare il mondo attorno a loro, consideriamo la
loro irrefrenabile curiosit come un segno di intelligenza, forza e spirito o come una minaccia al nostro
controllo o un atto di disobbedienza? Che cosa pensiamo quando un figlio maschio prende in giro
violentemente le sorelle, o quando una figlia adolescente  lunatica e distante, critica ed esigente, o
quando una bambina  cos arrabbiata che minaccia di scappare di casa?
Accettare i nostri figli come sono. Sembra cos facile. Ma quanto spesso ci troviamo a
desiderare che invece agiscano, appaiano o siano diversi da come sono realmente in quel momento?
Quanto spesso desideriamo che siano o sembrino o si relazionino nel modo in cui erano in un momento
diverso, in un tempo diverso, e contro ogni evidenza non accettiamo che proprio qui, proprio adesso, le
cose non siano come vorremmo che fossero, mentre sono innegabilmente ci che sono?
Quando abbiamo la sensazione che le cose siano fuori controllo, il primo impulso  di ricorrere
a qualunque metodo a nostra disposizione per punire loffensore e restaurare lordine.
Il ciclo comportamento negativo e punizione imposto da noi spesso non comprende nessun
tentativo di considerare con empatia ci che il bambino sta sperimentando. Invece di un momento
difficile che porta a una maggiore comprensione e a un legame pi profondo tra genitori, si creano
distanza e alienazione.
Lalternativa  un processo assai meno rigido e facile per il quale non esiste una formula
prestabilita. Ma possiamo dire che comincia con un tentativo di essere aperti, di vedere nostro figlio
con freschezza in quel preciso momento.
Allora, spesso troviamo che la nostra opinione dipende dai nostri stessi bisogni, dalle nostre
paure e aspettative e dalla quantit o dalla mancanza di risorse personali in quel momento. Queste
possono combinarsi, o per filtrare la nostra opinione in modo che tutto si tinga di un solo colore, o per
annebbiare completamente la nostra visione. In ogni caso perdiamo la visione complessiva del quadro
perch emergono solo certi colori o solo certi particolari. E la visione parziale ci conduce spesso a
etichettare negativamente e a giudicare i comportamenti dei nostri figli e a provare rabbia e distanza emotiva.
Se portiamo consapevolezza ai momenti in cui sentiamo di perdere la prospettiva e la chiarezza,
imponendoci di essere pienamente presenti, magari usando la respirazione per ancorarci al nostro
corpo, e se cerchiamo di guardare attentamente ci che sta accadendo con nostro figlio, spesso
scopriamo che stanno avvenendo molte pi cose di quelle a cui noi stiamo reagendo. Se partiamo dal
presupposto che vi sia una ragione sottostante al comportamento difficile di un figlio, anche se non
la vediamo immediatamente e non capiamo che cosa sta succedendo, saremo in grado di
essere pi empatici e di accettarlo di pi.
Se riusciamo a lasciare da parte i nostri modi abituali, spesso critici, di considerare un
comportamento distruttivo o difficile, ci accorgiamo che quello stesso comportamento scatenato,
rumoroso e rabbioso non  necessariamente
negativo. A volte i figli esplodono per ristabilire lequilibrio.  possibile che si siano sentiti
costretti dalla scuola o dalle richieste di certi tipi di lavoro e debbano sfogare la loro energia, la loro
vitalit e il loro potere.
Nel corso degli anni, quando i nostri figli erano particolarmente scatenati, sciocchi, pasticcioni
o in generale provocatori, mi (mkz)  stato di aiuto pensare che si stessero scaricando, ricorrendo a un
modo eloquente per lasciar uscire le cose invece che tenersele dentro. Talvolta, i figli scoppiano di
energia incontrollata. In altri casi,  possibile che esprimano una profonda e sotterranea emozione.
Anche quando sono a pezzi, urlano, strepitano, scalciano e danno pugni, considerare questo
comportamento come espressione della loro vitalit mi rende pi tollerante. In queste situazioni,
resistere non  semplicemente di alcun aiuto. Per quanto voglia controllare e cambiare le cose in
momenti come questi, di solito non mi  possibile. Considerarlo come un normale e salutare sfogo mi
aiuta a dargli la giusta prospettiva e a non prenderlo come un affronto personale. Se io posso scegliere
di essere sanguigna,  giusto dare anche loro la libert di esprimere i propri sentimenti e provare
comportamenti diversi che spesso sorgono spontaneamente, senza bloccarli con la nostra autorit di
genitori in una struttura ben definita che stabilisce che cosa  accettabile nel campo dellessere.
Ci sono occasioni in cui pu essere utile considerare uno scoppio di rabbia allo stesso modo di
un cambio improvviso di tempo e restare fermi a guardare quello scoppio, proprio come se fosse un
temporale. Riteniamo forse che anche i temporali siano manipolatori, proprio come spesso definiamo
i nostri figli quando non si comportano come noi vorremmo? A volte, solo facendo esplodere la loro
energia i figli possono poi cominciare da capo.
Quando, per qualunque ragione, monta uno squilibrio, lasciargli sfogo pu essere il solo modo
di raggiungere la pace che lo segue, il sollievo, la liberazione. I figli a volte hanno bisogno di spingerci
via e trovare un nuovo spazio interiore, prima che possa esserci una riconciliazione, un nuovo legame e un nuovo inizio.
Ogni volta che abbiamo opposto resistenza, combattuto, tentato di controllare o commentato
negativamente questa loro energia, abbiamo solo
peggiorato la situazione. In quei momenti,  necessario trovare dei modi per muoversi con i figli
invece di opporre resistenza, lavorare con loro invece che contro di loro.
Talvolta significa lasciarsi coinvolgere dalla loro energia. Se un piccolino o anche un bambino
in et scolare si scatena e perde un po il controllo, forse potrebbe piacergli fare la lotta con voi o fare
un gioco molto fisico che gli permetta di scaricare quellenergia, ma in modo pi mirato e centrato.
Una volta che siete entrati in sintonia con lui, potete pi facilmente aiutarlo ad andare verso ci di cui
ha pi bisogno in quel momento.
Se siamo osservatori, con il tempo potremo cominciare a identificare i primi segni premonitori
dellarrivo di un temporale. Possiamo anche lavorare con i nostri figli nei momenti di pace, quando
sono pi ricettivi, e incoraggiarli a prestare attenzione a come si sentono nei momenti che precedono lo
scoppio. Possono cominciare a chiedersi: Ho fame? Sono stanco? Sono arrabbiato o triste?
Lentamente i nostri figli possono imparare a chiedere ci di cui hanno bisogno: un momento di pace da
soli nella loro stanza, un abbraccio, un bagno caldo, una merenda o un gioco chiassoso. Possiamo
anche ripensare a ci che  successo e parlarne insieme a loro. A seconda della loro et, possiamo
condividere le nostre sensazioni e impressioni sullaccaduto mettendo in primo piano come debbano
essersi sentiti loro (Sembravi davvero frustrato. Mi hai dato lidea di essere molto arrabbiato con
me. Dovevi desiderarlo davvero tanto e io ti ho detto no.) e ascoltare ci che loro hanno da dire.
Dopo queste inevitabili tempeste emotive, procedere in questo modo pu rafforzare il legame con i nostri figli.
Possiamo anche far sapere loro come il comportamento che adottano influenza noi e chi li
circonda (per esempio, rendendoci difficile ascoltarli, respingendoci e cos via). Se sono bambini in et
scolare, possiamo chiedere loro se hanno qualche idea su come esprimere i propri sentimenti e bisogni
in modo davere da noi maggiore ascolto. In tal modo, imparano di poter riflettere sulla propria
esperienza e forse riusciranno a capire di poter scegliere su come dare espressione alle loro forti
emozioni. Possono anche cominciare a riconoscere e ad avere familiarit con lintensit dei loro
sentimenti in generale: La rabbia ti fa sentire cos, La tristezza  cos, La paura  questa cosa qui.
Accettazione non significa essere ingenui e passivi con i nostri figli. Ci saranno inevitabilmente
molte occasioni in cui dovremo intervenire con azioni decise e sagge che, naturalmente, dipenderanno
dallet del figlio e dalle particolari circostanze. A volte i nostri figli fanno semplicemente troppo, si
muovono troppo in fretta, volano troppo in alto. Imparare ad autoregolarsi richiede parecchio tempo nel
corso della loro infanzia e adolescenza. I nostri figli potrebbero avere bisogno che noi li dirigiamo,
poniamo loro dei limiti, forniamo una barriera contro cui sbattere per farli rallentare, per riportarli sulla terra.
Vi sono anche casi in cui un figlio ci sventola in faccia una bandiera rossa, mandando un
segnale di vero malessere, dicendo: Sta attento! C qualcosa che non va! Queste bandiere rosse
possono assumere molte forme, come scoppi di rabbia, paura, chiusura in se stessi, sintomi fisici o il
rifiuto di andare a scuola. Se in questi casi attribuiamo automaticamente i motivi peggiori al loro
comportamento e reagiamo punendoli duramente o cinicamente, o se li ignoriamo, svalutiamo i nostri
figli e noi stessi. Non possiamo essere certi delle motivazioni dei nostri figli, non pi di quanto
possiamo esserlo di quelle di chiunque altro. Quando etichettiamo i loro comportamenti come
negativi e irrispettosi o manipolatori e reagiamo con disapprovazione o ricorrendo alle
punizioni, essenzialmente ci isoliamo da loro, proprio nel momento in cui potrebbero avere
maggiormente bisogno di noi. Il nostro giudizio eleva una barriera e si finisce su un binario morto.
Perdiamo unoccasione per sostenere la crescita interiore dei nostri figli e la loro trasformazione
e per costruire la fiducia e il senso del legame con loro.
Perdiamo anche unopportunit di affrontare quelli che potrebbero essere problemi molto reali e
di provare empatia per la sofferenza di fondo che li accompagna.
In questi momenti dobbiamo guardare al di l della superficie per vedere che cosa sta
succedendo. Pu essere difficile rintracciare lorigine di queste bandiere rosse. Ma, invece di una
prospettiva negativa, timorosa e giudicante, potremmo cercare di coltivare un punto di vista pi aperto
e amorevole: Che cosa significano questi segnali? Se siamo sensibili e attenti agli indizi e ai segni
che i nostri figli ci mandano e li combiniamo con ci che sappiamo di loro, di solito cominciamo a
vedere quali sono i problemi sottostanti e che cosa  necessario fare con loro.
Naturalmente quando un piccolo scalcia e strilla, o un bambino in et
scolare urla e sbatte le porte, non  il momento migliore per capire che cosa sta succedendo. 
prima necessario superare la crisi immediata. Qualunque sia la causa, quando i bambini sono arrabbiati,
non sono nella condizione di riflettere. Di solito sono in preda a sentimenti forti e non vogliono
ragionare con noi. In quei momenti, fanno fatica a sentirci, figurarsi a capirci. Hanno bisogno che
stiamo con loro durante la tempesta senza perdere il nostro equilibrio solo perch hanno perso il loro.
Potremmo immaginare di essere una grande quercia che li ripara dal temporale, un amico solido e
protettivo, che non deve necessariamente capire, ma essere presente con empatia.
Una volta passata la tempesta, possiamo chiederci che cosa sta succedendo.
Diventiamo dei detective. Consideriamo la possibile fonte dellinfelicit o dello squilibrio dei
nostri figli.  successo qualcosa a scuola o a casa? Esiste un problema fisico o emotivo o entrambi? 
qualcosa di relativamente semplice, come aver bisogno di pi o meno organizzazione, stanchezza, fame
o sovreccitazione? Si  in presenza di un modello ripetitivo a cui bisogna fare attenzione?  accaduto
qualcosa di grave che nostro figlio non riesce a condividere con noi? Quali sono le cause dello stress
nella sua vita? Quali risorse interne o esterne possiedono, di quali hanno bisogno?
Accettare i nostri figli per ci che sono e per ci che vivono significa porsi questo tipo di
domande e guardare in profondo per vedere che cosa possiamo trovare.
La mia bambina di dieci anni, a letto, con la luce spenta mi dice:
Mamma, mi sento confusa.
Io rispondo: A proposito di che cosa ti senti confusa?
Lei dice: Non lo so, mi sento solo confusa.
Io combatto il mio impulso di rendere la situazione migliore... 
accettabile sentirsi confusi.
Lei dice: Davvero?
Io dico: S, davvero.
Lei rimane zitta e scivola nel sonno.
In quel momento non aveva bisogno di una discussione o di una soluzione.
Sentendosi accolta da me, ha potuto accettare lincertezza e la confusione. La mia accettazione
lha condotta ad accettare se stessa.
Dimostrare a figli adolescenti il calore e laffetto cos come ci veniva naturale quando erano
ancora piccoli pu essere davvero difficile. Dobbiamo continuamente trovare modi per ricordare loro
che siamo al loro fianco, che per noi sono preziosi come quando erano degli adorabili angioletti dalle
guance rosee. Ma non  cos facile, specialmente quando tutto ci che dicono sembra una critica diretta
contro di noi, come di solito accade alla fine di una lunga giornata, quando tutti si sentono stanchi e
svuotati. Insieme a quello che a volte sembra un flusso costante di commenti negativi e sminuenti
emergono le richieste di fare qualcosa per loro e le lamentele per quanto sono stanchi e quante cose
hanno da fare. Pi estranei ci sentiamo nei loro confronti, pi loro diventano rabbiosi e critici. A sua
volta, il loro comportamento pu scatenare la nostra rabbia e farci sentire ancora meno disposti ad
accettarli e ad accoglierli.
Mia figlia adolescente entra in cucina, tremando, con addosso solo una maglietta e abbiamo il
seguente scambio di battute:
Lei: Fa freddo qui dentro.
Io: Mettiti qualcosaltro.
Lei ( infastidita): Non ho bisogno di mettermi nientaltro.  che qui fa freddo.
Io: Non fa molto freddo, perch non vai a metterti qualcosa di pi pesante?
Lei ( arrabbiandosi): Non sono io che mi devo mettere qualcosa addosso, qui dentro fa freddo.
Sembra cos assurdo, ogni battuta ci allontana. Io sono infastidita dal suo comportamento e non
sono in vena di comprensione perch negli ultimi tempi mi sono sentita sempre punzecchiata. Pi tardi
la situazione esplode in una scenata terribile, dopo di che lei se ne va in camera sua e si rifiuta di parlarmi.
Questo sortisce su di me leffetto di una doccia fredda e alla fine riesco a superare la mia rabbia
e a comprendere il momento difficile che sta vivendo.
Mi rendo conto che nelle ultime settimane ci siamo allontanate e lei  diventata sempre pi
rabbiosa; e pi lei mi ha stuzzicata pi io mi sono arrabbiata e mi sono allontanata da lei. Un orribile
circolo vizioso, che culmina in questa situazione di impasse. Come andr a finire?
Chiaramente, sono io che devo interromperlo. Capisco che non pu avere da me tutto quello di
cui ha bisogno. Vuole qualcosa, ma non lo vuole da me... lo vuole e non lo vuole. In questo sta lenigma.
Quando si  lamentata che faceva freddo e si  rifiutata di mettersi addosso qualcosa, avrei
potuto essere comprensiva e alzare il riscaldamento, cosa che avrebbe potuto darle calore in maniera
per lei accettabile. A volte gli adolescenti chiedono la nostra attenzione e il nostro amore eppure, nello
stesso momento, hanno bisogno di allontanarsi da noi e ci respingono. Avrei potuto rispondere in modi
diversi, invece ho permesso che la mia rabbia dei giorni precedenti mi rendesse intollerante. Mi sono
isolata da lei e le ho creato un problema.
Durante quel periodo, lei aveva bisogno che io fossi particolarmente amorevole e laccettassi,
che non prendessi personalmente le sue critiche, ma le considerassi un segno delle sue battaglie
interiori. Non potevo cambiare le cose nel resto della sua vita, ma avrei potuto essere pi comprensiva
e sforzarmi di capire i sentimenti che si celavano dietro le sue parole e azioni.
Allo stesso tempo, sarebbe stato utile se avessi fatto cenno ai suoi comportamenti ostili, quando
si erano manifestati in precedenza, comunicandole come mi facevano sentire, cos che dentro di me non
montasse del risentimento e lei fosse pi consapevole degli effetti del suo comportamento sugli altri.
I sentimenti dei nostri figli sono esclusivamente loro, ma le modalit attraverso cui li esprimono
hanno ricadute su di noi e sugli altri. Quando il loro comportamento  antipatico, offensivo, alienante,
rude o irrispettoso, non serve n a loro n a noi ignorare i nostri sentimenti e leffetto che il loro
comportamento ha su di noi e sul legame che abbiamo con loro. Capire quando e cosa dire  o se dire
qualcosa   un processo creativo che ci richiede di essere in contatto con il momento presente. Non
esistono formule, n risposte giuste o sbagliate. La creativit si adatta ai particolari di ogni circostanza,
di ciascun bambino e di noi stessi. Per questa ragione, una risposta consapevole pu solo scaturire dalla
nostra volont di affrontare la situazione con apertura e non precipitandoci a trovare soluzioni in
preda allo sconforto e al desiderio di aggiustare, correggere o impartire lezioni.
Alcuni modi in cui i nostri figli si comportano possono a volte scatenare
sentimenti vulcanici e comportamenti distruttivi dentro di noi. Questi modelli reattivi possono
aver fatto parte della nostra esperienza durante linfanzia ed  possibile che li abbiamo adottati senza
nemmeno rendercene conto. Emergono in situazioni particolari quando si verificano condizioni simili
ad allora. Le nostre reazioni possono assumere la forma di atteggiamenti inconsci, tensioni, ipocrisia,
disprezzo, intolleranza, crudelt e pensiero catastrofico.
Qualsiasi comportamento pu essere visto nella luce peggiore o in modo pi comprensivo e
benevolo. Se siamo cresciuti in un ambiente carico di sfiducia, in cui siamo stati feriti dal sospetto e dal
giudizio, se siamo stati sminuiti o ridicolizzati,  facile ricadere negli stessi modelli familiari e ripeterli
con i nostri figli. Infrangerli richiede consapevolezza attimo dopo attimo. Aiuta essere consapevoli di
ci che diciamo, di come lo diciamo e di quale effetto produciamo sui nostri figli. Ogni volta che siamo
in grado di vedere un po pi chiaramente i nostri problemi e da dove essi derivano, abbiamo invece
loccasione di creare possibilit nuove e pi sane. Troppi bambini vivono con la sensazione di non
essere accettati per come sono, di
deludere in qualche modo i loro genitori, di non essere allaltezza delle loro aspettative, di
non arrivarci. Quanti genitori passano il loro tempo concentrandosi sul fatto che il loro figlio 
troppo questo o troppo quello, o non abbastanza questo o quello? Grandi e inutili sofferenze
vengono causate da questo comportamento restrittivo e giudicante da parte dei genitori.
Quando mai la disapprovazione dei genitori, sotto forma di vergogna, umiliazione e rifiuto, ha
avuto uninfluenza positiva sul comportamento dei figli? Forse ottiene come risultato lobbedienza, ma
a quale prezzo per il bambino e per ladulto che quel bambino diverr?
I genitori non devono amare o essere daccordo con tutto ci che i loro figli fanno, o con il
modo in cui scelgono di vivere quando sono pi grandi.
Esisteranno sempre delle divergenze e, in ultima analisi, ogni figlio deve trovare la propria
strada. Quando un figlio, di qualunque et, sente la nostra accettazione, quando avverte il nostro amore,
non solo per la sua parte amabile, attraente e con cui  facile convivere, ma anche per quella difficile,
repellente ed esasperante, si arricchisce e acquista la libert di diventare pi intero ed equilibrato. I figli
sono in grado di affrontare ogni tipo di difficolt e sfida se possono sempre tornare alla fonte
dellamore incondizionato.  infatti nel rispetto dellinterezza del loro io da parte nostra che possono
aver luogo la crescita e la guarigione.
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PARTE QUARTA.
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La consapevolezza: un modo di vedere.
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Essere genitori  una catastrofe totale Quando diventiamo genitori, sia intenzionalmente che
per caso, tutta la nostra vita cambia immediatamente, anche se pu volerci un certo tempo prima che
noi ce ne rendiamo conto del tutto. Essere genitori comporta uno stress infinito. Ci rende vulnerabili
come non siamo mai stati, richiede che diventiamo responsabili come mai prima, ci pone sfide mai
incontrate, distoglie il nostro tempo e la nostra attenzione da altre cose, inclusi noi stessi, come mai
prima. Crea caos e disordine, sentimenti di inadeguatezza, occasioni di litigio, battaglie, irritazione,
rumore, obblighi e commissioni apparentemente interminabili e uninfinit di occasioni per sentirci
bloccati, arrabbiati, risentiti, feriti e sopraffatti. E questo pu durare non solo finch i figli sono piccoli,
ma anche quando sono del tutto cresciuti e vivono per conto loro. Avere figli significa cercare guai.
E allora perch lo facciamo? Forse il cantante folk Pete Seeger aveva proprio ragione: Lo
facciamo per le ondate di... baci. I figli ci danno lopportunit di condividere la vibrazione della vita
stessa in modi che non potremmo conoscere se loro non facessero parte della nostra vita.
Specialmente quando sono piccoli, il nostro compito di genitori  di essere presenti e di nutrirli,
al meglio, e di proteggerli in modo che siano liberi di sperimentare linnocenza e il genio dellinfanzia,
fornendo con dolcezza la guida che possiamo dal profondo del nostro cuore e della nostra saggezza
mentre imparano a conoscere e definire la loro strada.
I bambini incarnano il lato migliore della vita. Vivono nel momento presente, sono parte del suo
squisito fiorire. Sono pura potenzialit, incarnano vitalit, emergenza, rinnovamento e speranza. Sono
puramente ci che sono. E
condividono con noi la loro natura vitale facendola rinascere anche in noi, se siamo attenti ad
ascoltare il richiamo.
Una volta che abbiamo dei figli, siamo in contatto con il resto delluniverso in modo totalmente
differente. La nostra consapevolezza cambia, si passa da una maniera di vedere le cose a unaltra.
Possiamo ritrovarci legati alla
speranza o al dolore di altri in modi che prima non avevamo mai sperimentato.
La nostra sfera di compassione tende ad allargarsi. La preoccupazione per i nostri figli e il loro
benessere pu fornirci una prospettiva diversa sulla povert, lambiente, la guerra e il futuro.
Quanto ai problemi, Zorba, il vecchio irascibile personaggio interpretato da Anthony Quinn
nella ormai classica versione cinematografica del romanzo di Kazantzakis, Zorba il greco, quando gli
fu chiesto se si fosse mai sposato, rispose: Non sono un uomo io? Mi sposai. Mi feci una casa, ebbi
figli e fastidi tremendi, ma disse anche: Problemi? La vita  un problema. Solo la morte non lo .
In ultima analisi, siamo noi che operiamo le nostre scelte, consapevolmente o meno, e viviamo
sopportandone le conseguenze. E anche cos non sappiamo mai che cosa accadr in seguito.
Lincertezza continua occupa una grande parte della catastrofe totale. La domanda : sappiamo
utilizzare tutte le circostanze della vita, anche le pi difficili e stressanti, per crescere in forza, saggezza
e cuore, proprio come un marinaio fa abile uso di tutti i tipi di vento per condurre una barca a vela alla
giusta destinazione? Questo  assolutamente necessario per la nostra continua crescita se vogliamo
essere genitori efficaci dei nostri figli nel lungo periodo perch siano protetti e crescano bene secondo i
loro modi e i loro tempi.
Maestri zen in diretta
Anche se non siamo buddisti, ci siamo sposati con una cerimonia zen promettendo di aiutarci
reciprocamente a raggiungere la grande mente per il bene di tutti gli esseri. La tradizione zen ha
esercitato su di me (jkz) un enorme fascino fin dal primo approccio trentanni fa. Lo zen  difficile ed
esigente, intenso e imprevedibile, scatenato e folle, e molto amabile e divertente.  allo stesso tempo
molto semplice e molto difficile. Consiste tutto nella consapevolezza e nel non attaccamento, nel
conoscere se stessi ai livelli pi profondi e sapere che cosa si sta facendo, il che paradossalmente
include sia il non sapere che il non fare.
A me sembrava che la folle cavalcata delladdestramento zen, negli anni in cui mi ci sono
immersa, avesse molte cose in comune con il ruolo di genitori.
Mi pareva che in entrambi i casi si trattasse di risvegliarsi alla vita, con tutti i mezzi leciti.
Quindi non c voluta molta fantasia per pensare che potevo considerare i nostri bambini come maestri
zen in diretta. Come tutti i bambini, anche loro assomigliano proprio a dei piccoli Buddha, con le pance
rotonde, il testone e i sorrisi misteriosi. Incarnano la presenza. Non sono ossessionati dal pensiero, n si
perdono in considerazioni teoriche. Non pretendono che le cose debbano essere in un certo modo. Non
sono sempre coerenti. Un giorno non deve necessariamente essere uguale a quello seguente. La loro
presenza e i loro insegnamenti possono aiutarci a sperimentare direttamente la nostra vera natura e
incoraggiarci a trovare la nostra via in ogni dato momento. Non lo fanno dicendoci come, ma
proponendoci infinite sfide che non  possibile risolvere con il pensiero, riflettendo su di noi la vita
nella sua pienezza e indicandoci linterezza. Pi di ogni altra cosa, i maestri zen incarnano la vigilanza
e la fanno emergere in noi.
I bambini per molti aspetti sono simili, specialmente quando sono piccolissimi. Pi crescono,
pi pu essere difficile rendercene conto. Ma la loro vera natura  sempre presente e riflette sempre la
nostra, se siamo disposti a guardare e a vedere.
I bambini hanno quella che potrebbe essere definita una mente originale, aperta, pura, priva
di ingombri. Sono innegabilmente e totalmente presenti.
Imparano continuamente, si sviluppano, cambiano e richiedono da noi nuove risposte. Man
mano che crescono, sembrano sfidare ogni nostra possibile aspettativa, ogni opinione rigida, ogni
convinzione amata, ogni desiderio che le cose vadano in una certa maniera. Da piccoli riempiono cos
tanto la nostra vita e richiedono cos tanta attenzione alle loro necessit fisiche ed emotive da sfidarci in
continuazione a essere totalmente presenti, a essere sensibili, a indagare quello che sta veramente
accadendo, a rischiare di tentare e a imparare dalle loro reazioni ai nostri tentativi. Ci insegnano come
entrare in sintonia con loro e come trovare gioia e armonia nel legame con loro. C poco tempo per la
teoria, che comunque non sembra essere di grande aiuto se non  unita alla pratica.
Naturalmente i bambini non sono veri maestri zen. I bambini sono bambini e i maestri zen sono
maestri zen. Ma se siamo in grado di guardare i nostri figli con apertura e ricettivit e vedere la purezza
della vita che si esprime attraverso di loro, a qualsiasi et, possiamo risvegliarci in ogni momento alla
loro vera natura e alla nostra.
Niente ci pu preparare a ci che significa veramente essere genitori.
Impariamo larte lungo il cammino, controllando le nostre strade, affidandoci alle nostre risorse
interiori, incluse quelle che non sapevamo di avere, interpretando gli indizi che provengono dai nostri
figli e da ogni nuova situazione che ci si presenta.  necessario vivere il ruolo di genitori per sapere che
cos.  un lavoro interiore costante e profondo, un addestramento spirituale tutto particolare, se
scegliamo di lasciare che ci parli in quel modo, attimo dopo attimo.
Possiamo ignorare interamente il continuo flusso di insegnamenti che proviene dai nostri figli e
dalle circostanze in cui veniamo a trovarci, oppure opporre resistenza come se non fossero cose
necessarie o importanti; o invece possiamo guardarvi dentro in profondit, permettendo che diventino
indicatori di ci cui dobbiamo prestare attenzione e cercando di capire che cosa sta avvenendo e che
cosa bisogna fare in ogni momento. Dipende tutto da noi. Se opponiamo resistenza  possibile che
causiamo molti conflitti e dolori inutili, perch ignorare o combattere la forza della vita dei bambini
che esplorano, imparano e crescono, non riconoscere e onorare la loro sovranit negano una realt
fondamentale che, in un modo o nellaltro, si render manifesta e si far sentire.
Per esempio, dimenticare momentaneamente che una creatura di due anni  un bambino e
imporgli senza sensibilit e con troppa rigidit di comportarsi secondo le nostre aspettative significano
scordare che quello che fa  quello che fanno i bambini a due anni. Se pretendiamo che in quel
momento le cose siano diverse, e resistiamo o chiudiamo la nostra mente cercando di forzare la
situazione per ottenere ci che desideriamo, creeremo un sacco di problemi.
Senza dubbio come genitori in qualche momento tutti abbiamo sperimentato le conseguenze di
una situazione del genere.
Daltro canto, se in momenti come questi siamo capaci di abbandonare le nostre idee su come le
cose dovrebbero essere e le accettiamo come realmente sono per quel bambino, in altre parole, se
riusciamo a ricordare che gli adulti siamo noi e che in quel preciso momento possiamo guardare dentro
noi stessi e trovare un modo per agire con un certo grado di comprensione e gentilezza, allora il nostro
stato emotivo e le nostre scelte saranno molto diversi, come lo sar levoluzione e la trasformazione di
quel momento in quello seguente. Se seguiamo questa via, il bambino avr molto da insegnarci.
Ci mostrer fino a che punto desideriamo che le cose succedano in una certa maniera e come la
nostra mente vacilli quando veniamo messi alla prova e ci mostrer anche che abbiamo varie possibilit
di scelta. Una potrebbe essere lasciarci trascinare dalle nostre reazioni e dalla nostra ignoranza,
dimenticando che i bambini di due anni fanno cose da bambini di due anni; ma unaltra potrebbe essere
affermare che siamo capaci di vedere le nostre reazioni e di scegliere una via diversa che ci consente di
intervenire sia sulle nostre reazioni sia su ci che sta veramente accadendo a nostro figlio. Forse in
teoria un attimo prima, o in unaltra occasione, lo sapevamo, ma non in maniera tale da impedirci di
reagire automaticamente. Cos, con il suo essere, il nostro bambino di due anni ci ha mostrato come un
maestro zen che possiamo facilmente perderci nelle nostre reazioni emotive e che non dobbiamo farlo.
Un insegnamento importante, applicabile a molte aree differenti della nostra vita. Dopo tutto la nostra
mente va dovunque andiamo noi e, di solito, reagisce in modo simile quando sente di aver perso il
controllo o non le piace ci che sta accadendo.
Se riusciamo a prestare attenzione e intenzionalit ai nostri limiti  nel ruolo di genitori e
sempre nella nostra vita  per quanto doloroso e spaventoso questo possa essere, questo stesso
percorso, la tenace volont di essere
presenti e di guardare tutto, pu portarci a una maggiore armonia con il modo in cui sono
realmente le cose. Ma, perch questo accada, dobbiamo imparare ad ascoltare attentamente ci che il
mondo ci offre, a guardare profondamente la nostra esperienza nel suo svolgersi.
La cosa divertente  che se guardiamo consapevolmente qualsiasi cosa abbiamo davanti in ogni
momento, senza volerla a tutti i costi in un certo modo, la pratica di questo esercizio d origine a una
stabilit della mente, a unapertura e a una chiarezza di cuore che non  possibile in alcun modo
raggiungere lottando per conquistarle, forzando una particolare situazione o un risultato. Si tratta di
unarmonia alla base di ogni cosa.  qui e ora in noi e nei nostri figli, se solo riusciamo a farle spazio,
continuamente, per farla emergere.
Prima intrecciamo erbe e giochiamo alla guerra, poi facciamo turni per cantare e per tenere in aria un pallone. Io calcio il pallone e loro cantano, loro scalciano e io canto. Dimentichiamo il tempo, le ore volano. La gente mi passa accanto e ride: Perch ti comporti cos da stupido? Io scuoto la testa e non rispondo. Potrei dire qualcosa, ma perch dovrei?
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Vuoi sapere che cosa c nel mio cuore? Dallinizio dei tempi: solo questo! Solo questo!
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RYOKAN, 18esimo SECOLO, MAESTRO ZEN, GIAPPONESE, EREMITA, CALLIGRAFO, POETA.
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Un ritiro lungo diciotto anni.
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Proprio come potrebbe essere utile guardare ai nostri figli come piccoli Buddha o maestri zen
per poter essere genitori migliori e per continuare la nostra crescita, io (jkz) ho avuto spesso la
sensazione che il ruolo di genitori potrebbe essere considerato un esteso periodo di ritiro per
meditazione, unoccasione per fare un certo tipo di lavoro interiore, profondo e concentrato, che crea
un beneficio continuo e duraturo sia per i figli che per i genitori allinterno della famiglia.
Di solito i ritiri per meditazione durano giorni, settimane, o mesi: ma un
ritiro per genitori durerebbe circa diciotto anni per ogni figlio.
Naturalmente, le richieste rivolte a un genitore giorno dopo giorno sono molto diverse da quelle
di un ritiro eremitico e intensivo. Considerarle lopportunit per un percorso interiore mi ha dato
energie e mi ha aiutato a volte a vedere in una prospettiva tenace e globale le richieste interiori del
ruolo di genitore e gli anni di attenzione costante e disinteressata, di amore e saggezza che il compito esige.
Che cos allora un ritiro di meditazione? Qual  il suo scopo? In che modo considerare il ruolo
di genitore come una sorta di ritiro ci pu aiutare a capire e ad approfondire ci che ci viene richiesto
quando ci impegniamo a essere genitori consapevoli? E questo come pu valere anche per quelli di noi
che non meditano regolarmente o che non hanno esperienza personale di simili ritiri? In che senso
considerare cos il ruolo di genitori contribuisce alla nostra crescita e al nostro sviluppo?
Un ritiro di meditazione  unoccasione per compiere su noi stessi un percorso interiore
estremamente difficile da compiere al di fuori di un ambiente appositamente pensato a questo scopo a
causa di tutti gli obblighi, le distrazioni e le seduzioni della vita quotidiana. In ritiro, dato che per un
certo periodo di tempo siamo lontani dalle esigenze della famiglia e del lavoro, abbiamo la rara e
preziosa opportunit di semplificare la nostra vita e concedere enorme cura e attenzione allessere.
I ritiri di meditazione sono spesso guidati da uno o pi insegnanti qualificati, che servono a
incoraggiare, ispirare, guidare, istruire e ascoltare le esperienze dei partecipanti. La pratica di base
consiste essenzialmente in periodi in cui si sta seduti e altri in cui si cammina, sempre in silenzio, di
solito dalla mattina presto fino a tarda sera. Solo sedersi. Solo camminare. In genere vi  anche un
momento di lavoro, sempre in silenzio, cosicch la stessa concentrazione che coltiviamo seduti e
camminando pu essere applicata nel pulire un bagno, o nel lavare dei vasi o nel curare il giardino. Il
compito non  cos importante... la presenza che ci mettiamo lo  invece infinitamente.
Lattenzione  principalmente diretta verso linterno, verso alcuni aspetti di base dellesperienza
di vita che di solito si danno completamente per scontati, come il respiro che entra ed esce e ci che c
da percepire attimo dopo attimo nel proprio corpo e nella propria mente. Oltre a questo, si mangia,
sempre in silenzio, e si dorme. Di solito non si legge, non si scrive, non si sta al computer, non si
naviga in Internet, non si giocherella con alcun aggeggio elettronico e si riceve al massimo qualche
telefonata, quindi si  veramente da soli, a parte qualche incontro occasionale con il maestro. Questi
ritiri possono essere estremamente ardui, faticosi e fonte di profonda guarigione.
Allinizio pu essere molto attiva o agitata, ma col tempo la mente si abitua e raggiunge una
concentrazione profonda priva di distrazioni. A volte, riesce a rimanere focalizzata e relativamente
equilibrata e immobile per lunghi periodi di tempo. Attraverso la coltivazione disciplinata
dellattenzione unita al riconoscimento e allaccettazione di ci che state osservando, potete arrivare a
conoscere il paesaggio della vostra mente e del vostro cuore in modi radicalmente nuovi. Si sviluppa
unacuta consapevolezza che pu fornire un profondo sguardo sulla vera natura del vostro essere, al di
sotto delle apparenze superficiali, degli attaccamenti, della storia personale.
Unattenzione intensiva e sostenuta di questo tipo talvolta pu catalizzare una profonda
introspezione, dando luogo a un risveglio veramente illuminante e rivelandovi a voi stessi in modi che
non avreste mai ritenuto possibili.
La pratica intensiva della meditazione  un processo di rispecchiamento e di purificazione.
Potremmo giungere a vedute pi ampie e accurate, dalle quali ha origine una profonda conoscenza di
noi stessi e un ugualmente profondo lasciar andare e, forse cosa pi importante, il lasciar andare tutto
ci in cui ci identifichiamo rigidamente e in maniera assoluta... il nostro attaccamento alle cose, ai modi
di pensare, alle idee fisse.
Prestando grande attenzione alla vostra mente, potete comprendere che in realt essa agisce in
modi piuttosto strutturati, seguendo modelli riconoscibili, anche se talvolta dolorosamente ripetitivi e
implacabili. Potreste arrivare a vedere, solo stando seduti e camminando in silenzio, quanto incessante
sia il flusso del pensiero, quanto caotico il suo processo (lordine al suo interno talvolta sembra difficile
da discernere) e quanto inaffidabile e imprecisa sia la maggior parte dei nostri pensieri. Potreste
accorgervi di quanto sia reattiva la mente e di quanto potenti le sue tempeste emotive.
Potreste capire che la mente passa enormi quantit di tempo riflettendo sul passato (ricordando,
provando risentimento, dando colpe) e ragionando sul futuro (preoccupandosi, facendo programmi,
sperando, sognando). Potreste vedere che la mente tende costantemente a giudicare se stessa e tutto il
resto, a seconda che lesperienza sia avvertita come piacevole, spiacevole o neutra, in un momento
particolare. Potreste vedere quanto siano forti gli attaccamenti della mente, la sua incessante
identificazione con le cose e le opinioni e per quanto tempo essa sia guidata da pensieri di speranza e
dal desiderio di essere da qualche altra parte, di avere cose e relazioni diverse da come sono in realt.
Potreste capire quanto sia difficile per la mente stabilizzarsi nel momento presente cos com,
ma anche che, con il tempo, essa pu realmente acquietarsi per vedere molte di queste incessanti
attivit in cui  impegnata e giungere a unimmobilit interiore, a una calma e a un equilibrio che non
vengono pi cos facilmente disturbati dalla sua stessa attivit.
Se siete sufficientemente motivati da perseguire questa pratica nei momenti difficili, se riuscite
a tollerare il dolore fisico che pu derivare da lunghi periodi di immobilit assisa, se riuscite a resistere
al desiderio della mente di parlare, di intrattenersi, di distrarsi e di ascoltare novit, se riuscite a
sopportare la noia, la resistenza, il dolore, il terrore e la confusione che possono insorgere in alcuni
momenti, e se, nel frattempo, implacabilmente, con totale gentilezza e dolcezza, senza aspettative,
insistete a osservare semplicemente qualunque cosa emerga nel campo della vostra consapevolezza
attimo dopo attimo, in certi momenti della pratica, potrete incontrare grandi oceaniche profondit di
silenzio, benessere e saggezza allinterno della vostra mente.
Infatti, in molti modi, la mente assomiglia allacqua, a un vero oceano. A seconda della
stagione, del tempo e dei venti, la superficie pu passare da una
calma piatta completa a una turbolenza e a un tumulto furiosi, con onde alte dieci metri e pi.
Ma anche durante la burrasca, se si scende abbastanza nel profondo, lacqua  calma.
Insistendo nella pratica potremmo arrivare a vedere che la nostra mente  molto simile
allacqua, che la calma e limmobilit sono intrinseche alla sua natura, che sono sempre presenti, che
anche quando siamo preda di immense tempeste di fermento emotivo, per qualunque ragione, la calma
e la tranquillit e la capacit di essere consapevoli sono sempre al di sotto della superficie, intrinseche e
parte integrante del nostro essere. Vi si pu far ricorso, utilizzandole non per estinguere la turbolenza
superficiale della mente (proprio come non dobbiamo appiattire le onde sulloceano), ma per capirle e
per fornire loro un contenitore pi grande, un contesto in cui la stessa turbolenza pu essere trattenuta,
vista e perfino utilizzata per approfondire la nostra comprensione. Potremmo arrivare a vedere che i
nostri pensieri e le nostre emozioni non ci devono portare via o, in un modo o nellaltro, accecare come
accade invece cos frequentemente nella vita. N dobbiamo fare alcuno sforzo per sopprimerli allo
scopo di liberarci da gran parte del dolore che contengono o generano.
Lavorando a questo modo con lattivit della nostra mente, potremmo anche arrivare a capire
che non  vero che siamo isolati, separati e soli. Potremmo vedere che io, me e mio sono essi
stessi pensieri, potenti abitudini della mente profondamente radicate e tenaci, ma sempre pensieri. Al di
sotto della sensazione di essere separati e troppo preoccupati per il nostro io, per i nostri guadagni e per
le perdite personali, potremmo comprendere che siamo parte di un fluire di interezza pi grande di noi
al quale apparteniamo.
Potremmo vedere che, dallunione dei nostri genitori e prima di loro dei loro genitori e cos via
nel tempo, emerge nella nostra vita un profondo mistero; che siamo degli intermediari tra i nostri
genitori e i nostri figli, tra quelli che sono venuti prima e che non conosceremo mai e tutti quelli che
verranno dopo i figli dei figli dei nostri figli che pure non conosceremo mai.
Potremmo arrivare a vedere che la natura pi profonda delluniverso  un tutto unico e che tutto
 un aspetto di qualcosaltro. Potremmo arrivare a capire che tutto  insito e riflesso in qualcosaltro,
che tutto e tutti sono interi e al contempo parte di una pi grande interezza e che linterconnessione e
linterdipendenza sono le relazioni di base da cui derivano il significato e i particolari del continuo e
fuggevole cambiare delle nostre singole vite. E
potreste vedere con uno sguardo nuovo e una nuova comprensione e apprezzamento che, allo
stesso modo in cui lo svolgimento della nostra vita  impersonale, al contempo  personalissimo.
Potreste rendervi personalmente conto, a mano a mano che si assottigliano i veli del pensiero e
dellattaccamento, che, proprio qui e adesso, siete quello che siete, che lessere che siete  unico, con la
vostra faccia, il vostro carattere e i vostri desideri, con una storia particolare, retaggio di avere i genitori
che avete avuto e di essere cresciuti come siete cresciuti, con la vostra strada o vocazione unica e
misteriosa che pu infondere alla vostra vita visione e passione. Lavorate dove lavorate, vivete dove
vivete, le vostre responsabilit sono vostre, i vostri figli sono vostri, le vostre speranze sono vostre, le
vostre paure sono vostre.
Potremmo arrivare a capire che separato e non separato sono solo pensieri, tentativi di
descrivere la realt pi profonda che siamo noi.
Potremmo vedere la possibilit di vivere con maggiore grazia, sapendo che le cose che
succedono a noi succedono a noi, eppure sapendo che non  saggio che noi le prendiamo
personalmente, perch tutto  anche impersonale, ed  problematico  i buddisti direbbero impossibile
 indicare un solido permanente tu che  qui a prenderle personalmente. Tu sei certamente quello che
sei e sei responsabile di molte cose; ma non sei certamente quello che pensi di essere perch il pensiero
stesso  limitato e la vera natura  illimitata.
Durante il ritiro, potremmo anche arrivare a vedere che noi non siamo il nostro corpo, non i
nostri pensieri, non le nostre emozioni, non le nostre idee e opinioni, non le nostre paure e le nostre
insicurezze e le nostre ferite, anche se sono una parte intima della nostra esperienza e possono
enormemente influenzare la nostra vita, proprio come il tempo influenza la superficie delloceano. La
loro influenza  particolarmente forte se noi creiamo tenaci e inconsci attaccamenti, a cui ci
aggrappiamo per tutta la vita e attraverso cui vediamo tutto come attraverso caleidoscopi di vetri scuri,
chiari o colorati.
Noi non siamo le nostre idee e le nostre opinioni. Se potessimo vivere la nostra vita sapendo
questo, togliendoci gli occhiali attraverso cui filtriamo le nostre esperienze, la differenza nel nostro
modo di vedere, nelle nostre scelte e nel modo in cui conduciamo la nostra vita giorno dopo giorno
sarebbe immensa. Lo stesso intuito potrebbe farci vedere noi stessi molto diversamente, considerare il
nostro ruolo di genitori in modo differente e in realt potremmo vivere diversamente.
Potremmo anche vedere che, come tutti gli altri, siamo qui solo per un periodo molto breve, ma
che quel breve periodo, che noi chiamiamo vita,  anche infinitamente lungo se riusciamo a portare
consapevolezza ai nostri momenti, dato che ci sono infiniti momenti in una vita. Vivendo nel presente,
usciamo dallorologio del tempo in un eterno presente. Queste esperienze possono mostrarci che per
natura non siamo interamente legati al tempo.
Potremmo cos anche cominciare a gustare limpermanenza in modo nuovo, visto che niente di
ci su cui noi fissiamo la nostra attenzione dura a lungo.
Ogni respiro  transitorio, le sensazioni corporee sono transitorie, le idee e le opinioni sono
transitorie, gli attimi cos come i giorni e le notti sono transitori.
Potremmo vedere che allo stesso modo le stagioni e gli anni, la giovinezza, i lavori e le persone
sono transitori. Ogni montagna, ogni fiume, ogni specie  transitoria. Niente  fisso. Niente 
permanente, anche se cos ci pu sembrare.
Tutto  sempre in movimento, cambia, diviene, si dissolve, emerge in una danza complessa, la
danza esteriore del mondo che non  molto diversa da quella interiore della nostra mente. Potremmo
vedere che anche i nostri figli fanno parte di questa danza... che anche loro, come noi, sono solo fugaci
visitatori di questo bellissimo e strano mondo e che il nostro tempo con loro  ancora pi breve, e la sua
durata ci  ignota.
Capire tutto questo come potrebbe non colpirci profondamente e non insegnarci qualcosa di
grande valore? Come potrebbe non suggerirci quanto sia prezioso il tempo che condividiamo con i
nostri figli e come stringere forte i nostri momenti essenzialmente fugaci con loro nella
consapevolezza? Come potrebbe non influenzare il modo in cui abbracciamo e baciamo i nostri figli e
auguriamo loro la buonanotte e li osserviamo dormire e li svegliamo al mattino? Questa comprensione
potrebbe forse non avere una conseguenza diretta sul nostro comportamento, rendendoci consapevoli
delle difficolt che creiamo nei nostri figli, quando essi cercano di trovare la loro strada, e combattono
contro le nostre idee e opinioni, i limiti della nostra pazienza e i nostri investimenti personali per stare
bene e sapere tutto, dimenticando in quei momenti che quello che in realt sappiamo  molto pi
grande e pi portatore di vita?
Forse considerare il mestiere di genitori come una sorta di ritiro di meditazione e cercare di
seguire il percorso interiore del genitore consapevole, giorno dopo giorno e momento dopo momento,
con lo stesso spirito e gli sforzi concentrati e sostenuti per prestare attenzione ed essere
presenti come in un ritiro, potrebbe aiutarci a renderci conto di quanto  utile vedere e ricordare
il pi vasto contesto dellinterezza, in modo da non perderci nelle onde superficiali della nostra mente e
della nostra vita, talvolta concepita ristrettamente, e cui ci aggrappiamo con forza. Forse
considereremmo questi momenti in modo diverso. Forse non ci sfuggirebbero.
Forse ci interesseremmo di pi e in modo diverso, e parteciperemmo di pi e diversamente, se
custodissimo nella nostra mente e nel nostro cuore ci che gi sappiamo nel profondo, ma che di solito
scordiamo. Forse sapremmo veramente nella nostra vita come reggerci sui nostri piedi e come sentire la
terra sotto di noi e il vento sul nostro viso e attorno al nostro corpo, e sapremmo che il posto  qui e il
tempo  ora e onoreremmo la misteriosa saggezza che risiede in ogni essere e nei nostri figli.
Queste piccole percezioni sono alcune di quelle che uno potrebbe avere con una pratica intensa
in un lungo ritiro di meditazione. I ritiri hanno un grande valore quando riusciamo a organizzare la
nostra vita e troviamo il tempo per questa pratica. Ma ci sono anche molti casi in cui non  n possibile
n consigliabile allontanarsi per un lungo periodo, specialmente quando ci si deve destreggiare con le
responsabilit di essere genitori, di una vita familiare e del lavoro.
E qui la metafora di considerare lintera esperienza del mestiere di genitore come un ritiro di
meditazione prolungato pu essere utile. Questo non significa che fare il genitore sia un ritiro dal
mondo, anche se in una certa misura una famiglia sana pu fungere da cuscinetto contro lo stress del
mondo esterno e creare profondi sentimenti di sicurezza e pace. Significa piuttosto usare le circostanze
stesse del mondo e dellessere genitori meglio che possiamo, e di solito in condizioni difficili, per
aiutarci a coltivare la consapevolezza, per guardare a fondo nella nostra vita e permettere che il nostro
agire sgorghi dal nostro essere, non solo di tanto in tanto, ma costantemente, come modo di vivere.
Il programma giornaliero della vita familiare, dettato come spesso succede dagli insegnanti che
sono i nostri figli, naturalmente  molto pi complesso e caotico che in un ritiro. Cambier a mano a
mano che loro cambiano e crescono, a volte da un giorno allaltro, a volte da un momento allaltro. Ma
il nucleo della pratica della consapevolezza  sempre lo stesso: essere pienamente presenti, capire cosa
davvero sta accadendo a qualsiasi livello 
non sempre  cos semplice, come abbiamo visto  e se  necessario intervenire, agire con intenzionalit, coscienza e gentilezza. Il nostro lavoro interiore pu essere legato a un periodo giornaliero di pratica formale, ma limpegno maggiore sar necessariamente la coltivazione della consapevolezza nella vita di ogni giorno, rispondendo alla chiamata del mestiere di genitori, permettendo a ogni giorno e a ogni momento di fornirci la palestra per approfondire la nostra consapevolezza.
In questo modo, svegliarsi al mattino  meditazione del risveglio. Lavarsi i denti  meditazione
del lavarsi i denti. Non riuscire a lavarsi i denti perch il bambino piange  meditazione sul non riuscire
a lavarsi i denti perch prima ci si prende cura del bambino. E cos via. Vestire i figli, mettere il cibo in
tavola, portarli a scuola, andare al lavoro, cambiare i pannolini, fare compere, prendere accordi, pulire,
cucinare, tutto diventa parte della nostra pratica della consapevolezza. Tutto.
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Limportanza della pratica.
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Saper influenzare la qualit della giornata, questa  la pi nobile delle arti.
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THOREAU, Walden.
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Non v dubbio che solo a sentire parlare dellimportanza di essere pi presenti, pi
consapevoli, pi empatici e pi disposti ad accettare la propria vita e, in particolare, il proprio modo di
essere genitori  sufficiente a indurre alcune persone a prendere una strada diversa, a risvegliare le loro
capacit per, come dice Thoreau, influenzare la qualit della giornata, intenzionalmente, a ispirarli
verso una nuova apertura e sensibilit nei confronti della loro vita e del loro modo di essere genitori.
Ma sappiamo anche che la mente umana ha il suo modo particolare di operare, che rende
difficile risvegliarsi allimprovviso. Entrare in contatto con il momento presente di solito richiede
sforzo e coerenza. Vedere chiaramente non  qualcosa che si alimenta da s. Per esempio, potremmo
avere solo occasionalmente qualche percezione o vaga idea della nostra sovranit e della nostra
capacit di incarnarle nella vita di tutti i giorni.
Lintrospezione e la trasformazione di solito non arrivano facilmente.
Dobbiamo esercitarci a imparare a vivere nel presente. Dobbiamo esercitarci a vedere con gli
occhi dellinterezza. Perch? Perch forse, a causa della natura della mente umana, passiamo la gran
parte del nostro tempo a fare lesatto opposto della consapevolezza. Ci esercitiamo a non vivere nel
momento presente. Ci esercitiamo a farci trascinare via dal nostro centro, dalla nostra sovranit, dalla
nostra interconnessione, dai nostri pensieri e sentimenti, da ci che ci piace e non ci piace. Pratichiamo
lansia. Pratichiamo la rabbia. E pi pratichiamo, ripetendoli, i modelli nella nostra vita, pi siamo
bravi a farlo e pi difficile sar uscirne.
Ecco perch  meglio considerare il mestiere di genitori consapevoli come
una pratica, una disciplina e non semplicemente come una filosofia o delle buone idee. Come
pratica, ci aiuta a liberarci dai modelli radicati nella nostra mente e nella nostra vita che ci allontanano
da noi stessi e dai soli momenti che abbiamo in cui vivere, crescere e affermare il nostro legame.
Usiamo la parola pratica in maniera leggermente diversa da quanto comunemente si intende.
Pratica qui significa incarnare linterezza proprio adesso. Non  come esercitarsi al piano, o in un
passo di danza. Non  un esercizio o una prova. Non  diventare pi capaci di fare una cosa ripetendola
in continuazione, anche se si verifica un approfondimento pi si pratica la consapevolezza.
Ogni volta che prendete in braccio il vostro bambino, se lo fate con consapevolezza,  pratica. 
una questione di essere pienamente presenti l. E
che cosa significa essere pienamente presenti l? Significa essere pienamente presenti qui.
Significa sapere che state prendendo in braccio il vostro bambino mentre lo prendete in braccio.
Significa essere in contatto con la sensazione, con lodorato, con la stretta, con il respiro, con
qualunque cosa stia accadendo e considerare tutto in tutta la vostra consapevolezza, significa fare
qualunque cosa vi suggerisca il vostro intuito e il vostro bambino e il momento presente, sia essa dargli
da mangiare, cambiargli il pannolino, vestirlo, cantargli una canzone o qualcosaltro. Questo
qualcosaltro pu includere anche il non fare nulla. Pu anche essere che vi sia richiesto di non fare
nulla al di l del fatto di essere presenti in quel momento.
Non dovete essere bravi in questa cosa e certamente giudicarvi non fa parte dello spirito della
consapevolezza. Dovete solo esserci in quei particolari momenti. Perch? Perch gi ci siete. E allora
perch non esserci completamente? Potreste gustare linterezza in quel preciso momento, perch c
sempre, adesso, da vedere, sentire, abbracciare. Siamo nello stesso tempo separati e no.
Quindi pratica significa semplicemente ricordare volutamente di essere pienamente presenti
rispetto a qualunque cosa accada in modo da non utilizzare sempre il pilota automatico o agire
meccanicamente. Quando prendete in braccio il bambino, siete l a prenderlo in braccio. Quando
abbracciate vostro figlio, siete l ad abbracciare vostro figlio. Quando ponete un limite o esprimete
unattesa, siete pienamente presenti. La vostra mente non  altrove o, se lo , siete consapevoli anche di
quello, cos la potete riportare indietro.  semplice, ma non cos facile, perch spesso la nostra mente
viene distolta.
Ci sono molti, molti modi per praticare. Non c aspetto della nostra vita o del nostro ruolo di
genitori che non possa diventare pratica semplicemente rendendosi consapevoli e considerandolo nella
consapevolezza proprio mentre si svolge. Pi siamo disposti a prestare attenzione, pi ci ancoriamo alla
consapevolezza e al ruolo di genitori consapevoli. Tutti abbiamo gli strumenti interiori necessari per
fare questo lavoro interno ed esterno. Ogni figlio, ogni circostanza, ogni respiro,  tutto l a portata di
mano, che aspetta di essere abbracciato adesso, in questo momento. Se ci accostiamo alla vita in questo
modo allora, come suggeriva Thoreau, influenzare la qualit della giornata diventa una forma darte.
Larte del vivere cosciente, un infinito migliorare come viviamo e come stiamo al mondo, un
incessante permetterci di essere modellati da ci che la giornata offre.
...
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La respirazione.
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Come facciamo allora a cominciare a essere genitori consapevoli in modo autentico e
gradevole? Dobbiamo aspettare il momento giusto o dobbiamo prendere ogni momento cos come
viene, e come ? Dobbiamo cominciare durante la gravidanza o con la nascita del nostro primo figlio
perch funzioni, o possiamo cominciare in qualsiasi momento, in qualunque punto della nostra vita?
Date le nostre abitudini mentali, probabilmente ci apriremo una nuova strada salutare se
decidiamo di non aspettare un fittizio momento opportuno
per cominciare, ma di afferrare i momenti che abbiamo, confusi, disordinati e arruffati che siano.
Decidere di cominciare dal punto in cui ci troviamo, e adesso, con le risorse di cui disponiamo,
gi ci mette nello spirito della pratica della consapevolezza. Possiamo esplorare il valore di essere del
tutto presenti per noi stessi, indipendentemente da ci che accade, esattamente nel posto in cui ci
troviamo adesso, sia che cominciamo ora a fare i genitori, o abbiamo figli adulti o siamo nonni.
Una maniera di cominciare la pratica del mestiere di genitore consapevole  di coltivare una
certa intimit con il vostro respiro, in momenti di quiete e anche durante la giornata. Il vostro respiro
fluisce costantemente.  sempre presente.  profondamente connesso alla vostra vita, al vostro corpo e
ai vostri stati emotivi. Diventare consapevoli del proprio respiro porta la mente e il corpo a vivere il
momento presente con vigilanza e chiarezza di percezione.
Potreste provare a prendere contatto con il vostro respiro in questo preciso momento e vedere se
riuscite a tenerlo presente alla vostra consapevolezza per qualche minuto. Lidea di base  quella di
sentire il respiro che entra ed esce, rendendovi conto che entra quando entra ed esce quando esce.
Potete cavalcare le onde del vostro respiro con la vostra attenzione, sentendo la salita e la
caduta proprio come lavvertireste se foste su un
gommone, galleggiando su acque tranquille. In seguito potete cercare di portare la
consapevolezza del respiro a qualunque cosa stiate facendo e mentre affrontate ci che vi trovate davanti.
Mentre fate questo, potreste rapidamente scoprire che la vostra mente, come quella di tutti, ha
una vita propria. Potrebbe non desiderare di ricordare il respiro e di rimanere in contatto con esso. Non
 abituata a sostenere la consapevolezza. Troverete che vagabonda qua e l costantemente, andando al
passato, al futuro e invariabilmente spostandosi da un pensiero allaltro, da un sentimento allaltro. E
questo accade ancor di pi quando ci sentiamo costretti dal tempo, alle prese con dei problemi o in
qualche modo in conflitto.
Chiunque si sieda per seguire il proprio respiro nellimmobilit per la prima volta anche per
pochi minuti scopre subito questa situazione. Succede anche quando le condizioni esterne sono di
tranquillit.
Con la continua pratica  possibile sviluppare unintimit con il respiro che estende la
consapevolezza a qualunque altra cosa succeda nel vostro mondo in quel momento. Coltivare la
consapevolezza in questo modo vi permette di avere a disposizione in qualunque momento il potenziale profondo.
Il valore di coltivare la consapevolezza del respiro crescer a mano a mano che ci lavorerete.
Illumina il momento presente e vi aiuta ad afferrarlo con maggiore calma e chiarezza. Ma estendere la
consapevolezza del respiro a ogni attivit, a ogni momento richiede energia e impegno.  un guardare
al di fuori e un guardare al di dentro, quindi significa guardare e vedere, quello che si potrebbe definire
discernimento, o saggia attenzione. Potete portare questa consapevolezza in ogni aspetto della vostra
vita; respirare e cambiare un pannolino, respirare e fare la spesa, respirare e giocare con i figli, o
leggere loro qualcosa, o metterli a letto, o parlare con un figlio pi grande, respirare e cucinare la cena,
respirare e cavarsela con dieci cose contemporaneamente con la sensazione di perdere la testa, respirare
e aver perso la testa e dovere a questo punto raccogliere i pezzi e proseguire. Non richiede tempo in
pi. Solo di ricordare.
Cambiare pannolini, mettere a posto stanze disordinatissime, intervenire nelle liti, correre qui e
l, sedersi sentendosi preoccupati e ansiosi, lavorare o giocare, tempo impegnato e tempo libero, sono
tutte occasioni adeguate per usare il respiro, per essere pi presenti.
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La pratica come coltivazione.
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Potete coltivare la consapevolezza nella vita e nella famiglia proprio come si coltivano i
pomodori o il mais in giardino, e questa coltivazione  ci che noi intendiamo per pratica. Il ruolo
chiave di ogni coltivazione  curare ci che  stato piantato, che parliamo della nostra intenzione di
essere pi consapevoli o della crescita dei nostri figli. Curare significa accudire e quindi prestare
attenzione. Tutte queste parole contengono la nozione di presenza e vigilanza, dellessere protesi,
pronti, coscienti. La sensazione si estende alla tenerezza, un estensione di s attraverso lamore e la
cura.
Laccudire sta al centro della pratica della consapevolezza. Proprio come le piantine richiedono
protezione come parte integrante della loro cura, lo stesso accade con i figli e quindi anche con una
nascente pratica della consapevolezza. Se desiderate impegnarvi a essere genitori consapevoli,
lintenzione stessa nonch gli sforzi per praticarla devono essere protetti o saranno facilmente
intralciati dalle circostanze caotiche e dalle esigenze costanti della nostra vita e presto abbandonati.
Creare una struttura di sostegno per i nostri sforzi e le nostre intenzioni per coltivare la consapevolezza
nella nostra vita pu essere estremamente utile.
Questa struttura assume la forma di specifici esercizi e discipline formali e informali che tutti
insieme costituiscono la pratica della consapevolezza. Le pratiche formali richiedono un certo tempo.
Dipende da voi se volete praticarle e come. Abbiamo visto che le pratiche informali, come restare in
contatto con il proprio respiro per tutta la giornata, non richiedono tempo.
Esigono solo attenzione.
Anche se tutti siamo consapevoli di tanto in tanto in senso convenzionale, per sostenere una
consapevolezza meditativa, non giudicante e non reattiva, dobbiamo generare e rigenerare l intenzione
di essere consapevoli. Parte di questo  imparare a uscire dai nostri schemi consueti, cercando di non
lasciarci dominare dai pensieri e dalle emozioni. Di solito dobbiamo imparare pi e pi volte questa
lezione osservando i nostri pensieri e sentimenti ed
esercitandoci a non lasciarci trasportare.
Come quando si coltivano i pomodori o il mais, anche qui la disciplina  essenziale. Non la
disciplina imposta dallesterno con la punizione, ma la disciplina interiore della consapevolezza, per
riuscire a essere il meglio di s.
Come abbiamo visto,  una disciplina spirituale, un mezzo per restare in contatto, o contattare
periodicamente quello che T.S. Eliot definiva il punto fermo del mondo rotante.
Poich le pratiche della consapevolezza e dellallevare i figli richiedono lo stesso radicamento
fondamentale nellattenzione, non  un grande salto coltivarle insieme. Facendo cos, luna alimenta,
approfondisce e sostiene laltra.
Nella tradizione zen della meditazione, le persone amano dire che la pratica non  niente di
speciale. La pratica non  niente di speciale nel senso in cui essere madre o partorire non  niente di
speciale, essere padre non  niente di speciale, essere contadino e ricavare i prodotti dalla terra non 
niente di speciale, perfino essere vivi non  niente di speciale. In un certo senso, tutto questo  vero, ma
provate a dirlo a una madre o a un padre o a un contadino.
Niente di speciale significa anche molto speciale. Ci che  totalmente ordinario 
totalmente straordinario. Dipende tutto da come vedete le cose, e dal fatto che siate disposti o no a
guardare in profondit e a vivere secondo ci che vedete, sentite e sapete.
Liberi allinterno del nostro pensiero Quando chiediamo alle persone che hanno completato il
training sulla consapevolezza alla Stress Reduction Clinic quali sono state le cose pi importanti che
hanno appreso durante il programma, invariabilmente rispondono il respiro e sapere che non
equivalgo al mio pensiero.
Naturalmente tutti respiravano anche prima di frequentare il programma, quindi ci che
intendono con il respiro  una nuova consapevolezza del loro respiro e la scoperta di quanto potente
possa essere questa consapevolezza coltivata in periodi di quiete e portata nelle attivit della vita di tutti
i giorni.
La seconda affermazione mostra come nella migliore delle ipotesi la maggior parte di noi sia
solo vagamente consapevole di pensare continuamente. Potremmo non renderci mai conto di questa
cosa finch non cominciamo a prestare sistematicamente attenzione al nostro respiro e non cominciamo
a osservare, senza giudicare, che cosa c nella nostra mente e quanto sia difficile stabilizzare la nostra
attenzione e mantenere la concentrazione perfino su una cosa semplice come il respiro.
Quando cominciamo a prestare attenzione al respiro e a ci che nella nostra mente ci porta
continuamente lontano dal respiro, ci rendiamo conto quasi immediatamente che noi continuiamo a
pensare in ogni momento e che la maggior parte dei nostri pensieri  dogmatica e parzialmente o
completamente inaccurata. Vediamo che molti dei nostri pensieri si preoccupano di giudicare e valutare
le nostre percezioni e di generare idee e opinioni sulle cose.
Vediamo anche che il nostro pensiero  complesso, caotico, imprevedibile e spesso impreciso,
incoerente e contraddittorio.
Questo incessante flusso di pensieri scorre, in gran parte, senza che noi lo esaminiamo e ne
siamo consapevoli. Davvero i nostri pensieri sembrano avere una vita propria. Sono come le nuvole che
vanno e vengono, venti momentanei nel campo della nostra coscienza. Eppure sulla loro base creiamo
costantemente nella nostra mente modelli di realt sotto forma di idee e opinioni su noi stessi, sugli altri
e sul mondo, e quindi ritenendole vere e
frequentemente negando levidenza contraria.
Non sapere che i pensieri sono solo pensieri pu crearci difficolt in quasi tutti gli aspetti della
nostra vita, saperlo invece pu aiutarci a evitare le trappole che la nostra mente ci tende. Questo 
particolarmente vero quando si fa il genitore.
Per esempio, se formulate il pensiero Tom  pigro, facilmente crederete che questo sia un
tratto peculiare di Tom invece che una vostra opinione personale. E ogni volta che vedrete Tom
tenderete a considerarlo pigro e non sarete in grado di vedere gli altri suoi aspetti, bloccati o filtrati
come sono dalla vostra opinione a sostegno della quale potreste anche non avere molte prove. Di
conseguenza, potreste finire per entrare in relazione con lui solo in maniera limitata e la sua reazione a
come lo trattate non farebbe che confermare e rafforzare la vostra opinione. In realt, avete fatto di
Tom un pigro nella vostra mente, e non siete in grado di vedere Tom come Tom, per ci che lui  come
essere intero, invece vedete il solo attributo di cui siete preoccupati, il quale pu essere vero solo fino a
un certo punto, sempre che lo sia, e comunque potrebbe cambiare a seconda delle circostanze. E questo
vostro atteggiamento pu rendervi impossibile comunicare con Tom in maniera significativa perch
tutto quello che dite o fate sar gravato al punto che lui si sentir a disagio e non riconoscer
nemmeno che la cosa viene da voi. A volte gli insegnanti si comportano cos. E anche i genitori. In
realt lo facciamo tutti, non solo con i figli e con gli altri, ma anche con noi stessi. Ci diciamo che
siamo troppo questo o non abbastanza quello. Ci etichettiamo. Ci giudichiamo. E poi ci crediamo.
Credendoci restringiamo le nostre vedute di ci che  reale e vero e la nostra opinione assume laspetto
di una profezia che si autorealizza. Questo limita e confina noi e i nostri figli. E
ci rende ciechi alle possibilit di trasformazione in noi stessi e negli altri perch ci portiamo
addosso una rigida visione delle cose che tende a essere fissa e non le considera in termini di
dimensioni multiple, interezza e costante cambiamento.
Quindi, quando pratichiamo la consapevolezza,  importante vedere i nostri pensieri come
pensieri, e non come la verit. Anche i sentimenti possono essere considerati nello stesso modo.
Quando consideriamo cos i nostri pensieri e sentimenti, a volte sperimentiamo un allentamento
della morsa tenace e soggiogante dei pronomi personali sulla mente. In questi momenti, potrebbe non
essere pi il mio
pensiero, ma solo un pensiero, non il mio sentimento, ma semplicemente
un sentimento. Questo pu liberarci dal forte attaccamento ai nostri
pensieri, opinioni e sentimenti e darci una pi vasta prospettiva e ampiezza.
Che si tratti di un sentimento di fastidio o imbarazzo, impazienza o rabbia, riconoscerne la
presenza consapevolmente e sapere di che cosa si tratta ci aprono nuove scelte, cosicch non ci
perderemo, n ci bloccheremo, n reagiremo inconsciamente. Questo non significa affatto che non
prenderemo molto sul serio i nostri sentimenti e pensieri, n che non agiremo in base a essi. Ma la
consapevolezza che un pensiero  un pensiero e un sentimento  un sentimento pu aiutarci ad agire in
modo pi adeguato e a rimanere maggiormente in contatto con noi stessi e con le necessit della situazione.
...
.
...
Liberati dalle preoccupazioni, pensa a chi ha creato il pensiero!
Perch te ne rimani in prigione quando la porta  spalancata?
Esci dallintrico della paura di pensare. Vivi in silenzio.
Scivola gi, gi, negli anelli dellessere che si aprono.
.
RUMI.
...
.
...
Il discernimento contro il giudizio.
...
.
...
Definiamo la consapevolezza come la coscienza che deriva
dal fare attenzione di proposito, nel momento presente, senza intenzione di giudicare: allo scopo di una
maggiore comprensione di s, saggezza e, infine, libert dalle nostre incontrollate abitudini mentali e
lignoranza e la sofferenza che esse causano.
Laspetto non giudicante  fondamentale. Se passiamo un po di tempo a osservare ci che
accade nella nostra mente, presto noteremo che abbiamo dentro di noi una sorta di giudice o critico
interiore quasi sempre allopera, che giudica non solo tutto ci che ci circonda, ma anche noi stessi e la
nostra esperienza. Senza saperlo, possiamo essere virtualmente prigionieri di questo giudizio che
assorbe moltissime energie e che spesso ci impedisce di vedere chiaramente e continuare a imparare.
Come abbiamo visto nel capitolo precedente, spesso ci formiamo rapidamente delle opinioni e
ci aggrappiamo a esse nella profonda convinzione che siano la verit, quando in realt sono solo
pensieri, e il contenuto di questi particolari pensieri sono le conclusioni cui la nostra mente  arrivata
sulle cose, gli altri e noi stessi. E, proprio come accade per gli altri tipi di pensiero, possiamo bloccarci
su queste conclusioni, siano esse positive o negative, e perdere la capacit e la libert di vedere al di l
di esse. Fintanto che restiamo attaccati alle nostre idee e opinioni sminuiamo e limitiamo noi stessi. Le
nostre possibilit di crescita si riducono.
Se viviamo in questo modo a lungo, guardandoci alle spalle vedremo con profondo rimpianto
che le nostre opinioni in un particolare momento della nostra vita erano solo quello: opinioni, appunto.
Potremmo arrivare a vedere che ci hanno impedito di perseguire, e perfino di vedere, altre opzioni e
possibilit e ci hanno condotto lungo strade che non rispecchiavano fedelmente il nostro essere pi
intimo. Le opinioni possono oscurare la nostra sovranit, come le nuvole oscurano la luce del sole. Ci
impediscono anche di vedere la sovranit degli altri, inclusi i nostri figli.
Per coltivare la consapevolezza e per essere genitori consapevoli, invece
del giudizio occorre il discernimento, la capacit di guardare dentro una cosa e percepirne con
chiarezza e acume le distinzioni. Il discernimento  la capacit di vedere questo e quello, in contrasto a
questo o quello, di vedere il quadro intero nei dettagli pi minuti e nelle gradazioni pi sottili. Essere
capaci di discernimento  un segno interno di rispetto della realt, perch prendiamo nota anche delle
sottigliezze, oltrech dello schema generale delle cose, consapevoli della complessit e del mistero. In
questo c equit, giustizia, perch  pi fedele alla realt. Nella storia della Donna ripugnante, ser Kay
e gli altri cavalieri hanno giudicato damigella Ragnell con ristrettezza di vedute, sulla base del suo
aspetto, e cos facendo hanno tradito il loro codice di cavalleria. Ser Galvano  stato capace di
discernere qualcosa di pi profondo e non lha giudicata.
Quando affermiamo che la consapevolezza  una coscienza non giudicante, non diciamo che
non vediamo ci che sta accadendo perch ci rifiutiamo di percepire distinzioni importanti e necessarie.
In effetti  solo se ci asteniamo dal giudizio che possiamo vedere e sentire quello che sta veramente
succedendo oltre lapparenza superficiale e il filtro delle nostre limitate opinioni, al di l di ci che ci
piace e non ci piace, di ci che crediamo, temiamo, dei nostri pregiudizi mai presi in esame e talvolta
inconsci e del nostro profondo desiderio che le cose siano in un certo modo.
Essere non giudicanti significa essere consapevoli di quegli aspetti della nostra mente che
continuano a giudicare, e sospendere intenzionalmente il giudizio, riportando la mente a osservare
lattualit delle cose, con tutte le distinzioni, e restare in quella coscienza aperta, una forma di
conoscenza non concettuale. Questo modo di procedere non  importante solo per la meditazione
interiore e per essere genitori:  anche essenziale in campo scientifico, laddove si tenta di discernere un
ordine che si nasconde sotto le apparenze, al confine tra conscio e inconscio. Il metodo scientifico esige
che gli scienziati siano fortemente consapevoli dei loro pregiudizi e delle loro inclinazioni, e della
tendenza della mente di saltare prematuramente alle conclusioni o di sentirsi troppo sicura di ci che
crede di sapere. Ci diviene un impedimento a intuizioni nuove e dirompenti per andare oltre il gi
noto, verso ci che deve ancora essere scoperto o realizzato.
Una consapevolezza che sa discernere  in grado di mantenere nella mente il proprio giudizio e
di conoscerlo per ci che . Possiamo osservare linveterata abitudine della mente con un certo grado di
compassione senza
giudicare noi stessi per il fatto di essere cos giudicanti. Nel comprendere il significato di ci
che vediamo, il discernimento fa nascere la saggezza. Ci rende liberi di agire pi saggiamente con i
nostri figli, senza finire preda di ci che ci piace e di ci che non ci piace, al punto da non vedere pi
chiaramente. Se guardiamo sotto la superficie di molte delle critiche e dei giudizi che formuliamo da
genitori, spesso vi troveremo pensieri dettati dalla paura. Possono essere trattati come ogni altro
pensiero e, semplicemente, portati alla coscienza. In quei momenti, pu essere utile e illuminante
mettere in discussione quanto siano veri o rilevanti.
Giudicare  nella natura della mente. Ma senza discernimento, senza vedere le gradazioni
esistenti tra il bianco e il nero, tra questo e quello, il tutto buono o il tutto cattivo, i nostri giudizi ci
spingeranno probabilmente ad azioni non sagge. Il discernimento ci permette di vedere e navigare
saggiamente attraverso i momenti che affiorano, in cui nuove aperture sono possibili; mentre i giudizi
affrettati ci fanno correre il rischio di non vederle. Senza il discernimento, limitiamo automaticamente e
involontariamente la nostra visione proprio quando pi abbiamo bisogno di aprirci allimmaginazione
per rispondere consapevolmente, piuttosto che reagire di riflesso.
Quando una madre vede solo pericoli in ogni situazione che il suo bambino di cinque anni
affronta e lo spaventa costantemente, elencandogli tutte le cose terribili che teme possano accadere se
fa questo o quello,  prigioniera di un modo di vedere molto ristretto che non include la consapevolezza
del proprio pensiero e comportamento, n degli effetti che questi possono avere sul figlio.
In questo modo, non pu far altro che aumentare le paure del bambino, erigere delle barriere
sulla sua strada e limitarlo inutilmente.
Se fosse in grado di guardare e discernere il proprio comportamento e latteggiamento mentale
che lo ha generato, potrebbe modulare alcuni degli impulsi dettati dalla paura ed essere lei stessa pi
libera e meno costretta.
Potrebbe percepire che la sua gamma di scelte  pi ampia di quanto pensasse, e forse potrebbe
trovare un miglior equilibrio tra la sua paura, che contiene importanti elementi di preoccupazione per la
sicurezza del suo bambino, e il bisogno di autonomia del figlio, e quindi dare pi spazio alla sua
curiosit e al suo desiderio di esplorare. Anche i padri, naturalmente, possono cadere nello stesso
comportamento dettato dalla paura che pu essere diretto tanto verso le figlie quanto verso i figli.
 importante guardare con una certa benevolenza la nostra abitudine
radicata di vedere le cose solo in termini di questo o quello, buono o cattivo, pericoloso o
sicuro, giusto o sbagliato. Per esempio, se come genitori avete fatto cose di cui siete pentiti, 
importante che riusciate a vedere anche le cose fatte bene, e viceversa. Una visione bianco/nero 
sempre imprecisa, serve solo a perpetuare le illusioni, la delusione e il conflitto tra coniugi e figli.
Quando portiamo consapevolezza e discernimento al nostro modo di essere genitori, arriviamo
a vedere fino a che punto tendiamo a giudicare i nostri figli nonch noi stessi come genitori. Abbiamo
opinioni su di loro e su chi sono e come dovrebbero essere e le sosteniamo rispetto a certi standard che
ci siamo creati nella nostra mente. Quando giudichiamo i nostri figli in questo modo, ci isoliamo da
loro e li allontaniamo da noi. Sospendendo intenzionalmente il giudizio e coltivando il discernimento,
creiamo il potenziale per ricollegarci a loro e a noi stessi
Il discernimento include la consapevolezza che, anche quando tentiamo di vedere i nostri figli
per ci che sono, non possiamo sapere completamente chi sono e dove li condurr la loro vita.
Possiamo solo amarli e accettarli e onorare il mistero che  in loro.
La pratica formale
Anche se scegliete di non praticare in modo formale, o di farlo solo occasionalmente,  bene
familiarizzarsi con le tecniche della pratica della meditazione perch ci possono fornire una chiara
mappa di come coltivare la consapevolezza. Servono anche come utile guida per applicare pi
consapevolezza e apertura in tutti gli aspetti della vita quotidiana, incluso lessere genitori. Quando
perseguite la vostra esperienza attraverso le lenti della consapevolezza, come abbiamo visto, tutta la
vostra vita diventa pratica di meditazione. Tutti i momenti sono occasioni per coltivare la
consapevolezza e per risvegliarsi un po di pi.
Quelli di noi che si sentono di sviluppare una pratica di meditazione formale, sia per essere
genitore che per ridurre lo stress, o per trovare un arricchimento profondo, possono fare uso di
qualunque momento di tranquillit disponibile, anche se sono rari o devono essere ritagliati, per
esempio, alzandosi prima del solito o spegnendo tutti i nostri dispositivi elettronici in certi momenti.
La solitudine, il tempo per se stessi, da soli, sono sostegni profondi per gli esseri umani. Si
vanno perdendo, a mano a mano che il ritmo della vita accelera. Trovare tempo per la pratica formale
se non si  esausti a volte per noi genitori pu diventare virtualmente impossibile. Ognuno di noi deve
sapere se, come e quando  in grado di trovare un certo momento di tranquillit nella propria vita.
Un periodo tranquillo per fermarsi non deve essere necessariamente lungo...
potrebbe essere di uno o due minuti, se questo  tutto il tempo che siete in grado di trovare.
Potrebbe essere mentre si sta sdraiati sul divano nel bel mezzo della giornata, o a letto prima di
dormire, o cinque minuti durante la pausa pranzo, o dentro lauto parcheggiata mentre il neonato sta
dormendo. Se fortemente motivato, probabilmente ognuno di noi sarebbe in grado di trovare o di
liberarsi qualche minuto, o anche una quindicina, nellarco delle ventiquattrore della giornata. Ma
perch accada bisogna essere molto
determinati, specialmente se allinizio troviamo la meditazione difficile e noiosa. Altrimenti
riempiremo rapidamente ogni momento libero con il giornale o la televisione o con qualunque
passatempo. Oggi viviamo in tempi che ci distraggono, anche da noi.
A volte  difficile tenere a mente che i momenti tranquilli di vigilanza nutrono lanima e il
corpo. I genitori di bambini piccoli possono averne pi bisogno di chiunque altro. Il tempo per noi
stessi  tempo in cui stare soli   ci che molti genitori hanno meno e desiderano di pi. Eppure spesso
non sappiamo che cosa farcene quando ce labbiamo, specialmente se si tratta di qualche minuto qua e
l, non sufficiente per fare qualcosa di particolare, oppure se arriva nel momento sbagliato.
La pratica formale della consapevolezza inevitabilmente richiede un certo tempo. Ma  un
tempo che vale la pena di prendersi, se la pratica vi attira, e non  necessario che sia molto per avere un
profondo valore. Infatti quando siete veramente nel momento presente, lasciando andare il passato e il
futuro e uscendo dal vostro insieme di pensieri, fate lesperienza di essere al di fuori del tempo. Anche
pochi minuti di tempo cronologico possono essere rivitalizzanti perch i momenti al di fuori del
tempo sono liberanti. Non c un posto dove andare, niente da fare. Siete momentaneamente sollevati
dalle pressioni del tempo e dagli obblighi e potete entrare nellesperienza di essere interi e completi e al
contempo parte di un tutto pi grande.
Se volete inserire nella vostra vita la pratica formale della meditazione, ecco un modo per
cominciare: trovatevi o createvi dei momenti per stare soli, tranquilli con voi stessi. Quindi sdraiatevi o
sedetevi in una posizione comoda. A quel punto, concentrate la mente sul ventre e sentitelo muoversi
con il respiro; o portate lattenzione sulle narici e sentite il fluire dellaria attraverso di esse. In ogni
caso, non cercate di forzare il respiro dentro e fuori il ventre, ma consentite unicamente al vostro
respiro di fluire e al ventre di muoversi a modo suo.
Prestare attenzione al respiro e al corpo non significa interferire con essi.
Significa solo assecondare le sensazioni del vostro corpo o quelle associate al respiro che entra
ed esce. Potreste avvertire laddome che si solleva e che si espande a ogni inspirazione e si sgonfia a
ogni espirazione o la sensazione dellaria che entra ed esce dalle narici. Dopo aver provato queste cose
per un po, sarebbe bene sceglierne una su cui concentrarsi e mantenere lattenzione.
Come abbiamo detto, presto scoprirete che la mente  spesso turbolenta,
come la superficie delloceano, o come una bandiera che sventola ora in una direzione, ora in
unaltra. La mente tende a essere preoccupata e si lascia trasportare via dai pensieri e dai sentimenti. La
vostra attenzione potrebbe allontanarsi dal respiro o essere strappata da esso pi e pi volte, spesso
senza che sembri che ci siano pace e continuit, anche per il tempo di un respiro. Cogliere la sensazione
del respiro potr anche non apparirvi rilassante. Potreste anche sperimentare ansia e incessante distrazione.
Va tutto bene. Non deve necessariamente essere rilassante, anche se a volte pu esserlo. Non
c un modo particolare in cui voi dobbiate sentirvi.
Piuttosto dovete proprio essere coscienti di come stanno realmente le cose per voi, attimo dopo
attimo. Quindi, se vi sentite tesi, noterete che vi sentite tesi; se arrabbiati, arrabbiati; se annoiati o
assonnati, allora annoiati e assonnati.
Ecco tutto. Vi limitate a osservare la vostra mente e il vostro corpo. Non  necessario alcun
giudizio. In realt, stiamo cercando di coltivare un orientamento non bellicoso, non reattivo, non
giudicante verso la nostra esperienza di momento qualsiasi, solo percependo e sentendo che cosa  e, se
possibile, lasciando andare ogni tendenza ad attaccare i pronomi personali agli stati emotivi.
Laltra istruzione fondamentale da avere presente quando si inizia una pratica formale della
consapevolezza  semplicemente questa: ogni volta che avvertite che la vostra attenzione non  pi sul
respiro o sul corpo, osservate verso dove si sposta. In altre parole, prestate attenzione a che cosa avete
in mente. Questo  molto importante perch porta i pensieri, i sentimenti, le immagini a livello
consapevole e approfondisce la vostra familiarit e intimit con i vostri stati mentali. Una volta che
avete reso consapevoli i pensieri, muovete la vostra mente intenzionalmente e ritornate sul respiro, o
sul ventre o sulle narici, e cercate di cogliere le sensazioni e lesperienza diretta di queste espirazioni e
inspirazioni. Se la mente vaga lontana dal respiro mille volte, riportatecela mille volte, dopo aver reso
consapevole ogni cosa che vi  passata nella mente, di qualunque cosa si tratti. Non dovete n seguire il
contenuto dei vostri pensieri, n tentare di reprimere nessuna delle attivit della vostra mente.
Semplicemente osservatele, lasciate che siano e lasciatele andare, ritornando al respiro. Con il tempo,
riuscirete a espandere la vostra pratica per includere altri oggetti di attenzione allinterno e oltre il respiro.
La pratica formale e quella informale vanno di pari passo. Una rafforza laltra. In ultima analisi,
la meditazione non  molto diversa dalla vita stessa.
Mentre siete seduti immobili non fate i genitori, quindi ogni momento deve contare. Dobbiamo
solo permettere ai nostri figli e a tutto il resto nella nostra vita di diventare i nostri maestri e di
mantenere il pi forte e vibrante possibile la nostra intenzione di essere presenti.
Ci sono molti altri modi per praticare formalmente la meditazione consapevole se trovate il
tempo per farlo. Nelle sedute di riduzione dello stress le persone praticano una serie di metodi diversi,
incluso il body scan, la meditazione assisa e lo hatha yoga consapevole. Altri particolari su queste cose
e su come praticarle, nonch altri metodi, sono descritti in Full Catastrophe Living e Dovunque tu vada ci sei gi.
Lettere a una ragazza interessata allo zen Un giorno, io (jkz) ho ricevuto una lettera da Caitlin, la figlia di un amico.
Aveva scelto di fare una ricerca per la scuola sul buddismo zen e voleva spingersi oltre a quello
che poteva imparare dalle fonti scritte che aveva a disposizione. Suo padre le sugger di scrivermi. La
sua lettera era cos ben scritta, il tono cos competente, le domande cos piene di autentico interesse,
che io mi sedetti subito e cercai, come meglio potevo, di trasmetterle il senso della bellezza e della
profondit del punto di vista zen sulla pratica della meditazione. Solo in seguito mi sono reso conto che
la mia risposta conteneva elementi della pratica della meditazione che potrebbero essere utili anche per
gli adulti, e quindi ho deciso di includerla in questo libro.
In generale noi riteniamo di dover stare molto attenti a offrire la pratica della meditazione ai
figli e i genitori possono non essere le persone pi adatte per insegnarlo ai propri figli. Naturalmente 
meraviglioso quando ci vedono meditare. A volte, quando i nostri figli erano piccoli, venivano a sedersi
sulle mie (jkz) ginocchia mentre io stavo seduto e li avvolgevo nella mia coperta continuando a restare
seduto in silenzio. Quando volevano andarsene, aprivo la coperta e loro emergevano. Se dicevano:
Pap, ho fame, ci metteva la parola fine alla mia pratica formale per quella mattinata. Eppure,
nellottica di portare consapevolezza a tutti gli aspetti del mestiere di genitore,  importante essere
sensibili a ci che viene dai nostri figli e a ci che noi potremmo costringerli a fare per il desiderio che
apprezzino ci che apprezziamo noi.
Oggi, i genitori che vogliano provare a meditare con i loro piccoli hanno a disposizione
parecchie risorse, soprattutto in forma di libro. Sitting Still Like a Frog e Building Emotional
Intelligence, per esempio, allegano entrambi dei CD di guida alla meditazione dallapproccio leggero e
giocoso (si veda Letture Consigliate).
Nel caso di Caitlin, limpulso a conoscere la meditazione  venuto da lei. Si potrebbe dire che la
risposta  stata un tentativo di fornirle alcuni strumenti perch potesse coltivare autonomamente il suo
giardino. Ho scoperto per che
lei stessa era gi una brava giardiniera. Con il suo permesso, condivido con voi alcune parti
delle lettere che le ho scritto e alcune delle poesie che lei mi ha inviato.
...
.
...
11 febbraio 1996.
.
Cara Caitlin,
grazie per la tua stupenda lettera del 31 gennaio. Sono molto felice di sapere che sei entusiasta
dello zen e del buddismo, e penso che sia unottima cosa che il tuo interesse vada oltre le solite fonti da
cui traiamo le informazioni, quando dobbiamo fare delle ricerche come la tua. I libri possono essere
utilissimi e io te ne mando alcuni dei miei preferiti, che spero vorrai conservare per tutta la vita e che ti
consiglio di rileggere ogni cinque anni circa, poich quello che avranno da dirti cambier nel tempo.
Ma, particolarmente nello zen, devi andare al di l di quello che dicono i libri per SPERIMENTARE
ci che indicano, per capire veramente di che cosa si tratta.
Il vero senso dello zen e del buddismo  CONOSCERE CHI SEI. Potresti dire:
Be,  stupido. Certo che so benissimo chi sono! Poi potresti aggiungere:
Sono Caitlin e ho undici anni. Ma Caitlin  solo un suono (noi lo definiamo nome, e anche un
nome molto bello) che i tuoi genitori ti hanno dato quando sei nata. E undici anni  solo il numero di
volte che la terra ha girato attorno al sole da quando sei nata. Non eri tu prima di avere il nome
Caitlin? Inoltre sei lo stesso tu di quando avevi cinque anni o due? Naturalmente s; ma anche no,
perch tu continui a crescere e a cambiare. Quello che pensavi allora, o volevi allora, o sentivi allora,
potrebbe non essere pi ci che pensi, vuoi o senti adesso. Ma il profondo qualcosa che  tu sei
sempre tu e sempre lo sar.
Ti rendi conto per che questa domanda su chi sei tu  anche un po
misteriosa. Quindi lo scopo dello zen  conoscere te stessa, capire te stessa e sapere che cosa
significa. In parte significa sapere che un certo tipo di conoscenza e di comprensione va al di l delle
parole, e al di l del pensiero e al di l della possibilit che qualcuno riesca a dirtelo. Questa
conoscenza  molto personale e intuitiva. Ecco perch gran parte dello zen  sotto forma di poesia e di
indovinelli impossibili. Fanno breccia attraverso la mente che pensa e indicano qualcosa che sta al di l,
che  pi libero, pi fondamentale.
Questo non significa che pensare sia male. Pensare  unottima cosa e molto importante ed 
necessario imparare a pensare bene. Ma non basta, e pensare, se non stai attenta, pu dominare la tua
vita e farti scordare gli aspetti pi profondi, pi sensibili, pi intuitivi, pi artistici del tuo essere, del
tuo vero s (cos i buddisti chiamano... chi sei veramente... al di l del tuo nome, della tua et, delle
tue opinioni, di ci che ti piace e non ti piace). Ti sembra confuso?  solo perch io ho usato delle
parole per descriverti cose al di l delle parole.  davvero molto semplice, ed  una delle bellezze dello
zen... la sua totale semplicit. Ma questo lo fa anche apparire superficialmente misterioso quando in
verit non lo . Devi solo capire verso che cosa tende.
Quindi, eccoti alcune delle indicazioni zen tradizionali. Una mia amica ne ha recentemente
scritto un libro pieno, che ha illustrato.
...
.
...
Quando sei seduto, siedi e basta.
Quando mangi, mangia e basta.
Quando cammini, cammina e basta.
Quando parli, parla e basta.
Quando ascolti, ascolta e basta.
Quando osservi, osserva e basta.
Quando tocchi, tocca e basta.
Quando pensi, pensa e basta.
Quando giochi, gioca e basta.
E goditi la sensazione di ogni momento e di ogni giorno.
.
NARAYAN LIEBENSON, When Singing, Just Sing: Life as Meditation.
...
.
...
Mi chiedi se ci siano degli aforismi zen (che in Giappone si chiamano tradizionalmente koans) per me significativi e che mi rimangono in testa durante tutta la giornata. S, ce ne sono e io li trovo piuttosto efficaci e utili da anni. Il segreto, come dici tu,  di essere aperti e di lasciare che ti vengano a far visita pi e pi volte nellarco della giornata.
.
Eccotene alcuni: Un cane ha la natura di un Buddha?
Comera il tuo viso prima che nascessero i tuoi genitori?
Da dove vieni?
Chi sei?
Hai finito la colazione? Allora, va a lavare la tua ciotola.
.
Ricordati che non puoi rispondere a queste domande adeguatamente, n comprenderle pensandoci ed esprimendoti nella maniera solita. Uno dei miei maestri, un maestro zen coreano, era solito dire: Apri la bocca e sbagli. ( cos che talvolta parlano i maestri zen.) Hanno un detto: Non confondere il dito che indica la luna con la luna. Quindi pensa agli aforismi e alle storie zen come dita che indicano qualcosa. Indicare non  quel qualcosa. (Tu non saliresti mai su un cartello con una freccia che indica New York pensando di essere arrivata a New York, vero?) Nel caso dei koans zen, il qualcosa che viene indicato non  nemmeno una cosa. Quindi la cosa migliore da fare  tenere a mente laforisma o la domanda o la storia, custodirli, cullarli nella mente e nel cuore, qualunque sia il loro significato per te e non cercare di rispondere o nemmeno di capire nella maniera solita.  questo lo scopo della meditazione in realt.
.
 tenere davanti alla tua mente il mistero e la bellezza della vita, di avere un corpo, di essere vivi, di
essere collegati alla tua famiglia, ai tuoi amici, alla natura e al pianeta, di non avere tutte le risposte e
nemmeno di sapere sempre dove stai andando.  tutto OK. Quello che importa  essere SVEGLI,
essere presenti in questo momento, con tutta la tua esperienza, i tuoi sentimenti, il tuo intuito e la tua
immaginazione, il tuo corpo e tutto ci che sente e fa, e i tuoi pensieri. Fa tutto parte di chi sei tu, ma tu
sei pi di tutto questo, essendo intera e anche sempre in crescita, essendo e divenendo, sapendo e non
sapendo. Non solo  OK, ma  assolutamente meraviglioso.
Questo significa che TU sei gi meravigliosa, e quindi non devi diventare meravigliosa, o
migliore, devi solo permetterti di essere te stessa e imparare a non intralciarti sempre (questo  un
problema che tu puoi non avere, ma sfortunatamente molta gente s, ed  per questo che la meditazione
per loro pu essere molto utile). Questa  stata la scoperta originaria del Buddha.  al contempo molto
speciale e per nulla speciale, dato che la mente di ognuno  potenzialmente la stessa di quella del
Buddha.  solo una questione di essere vigili e di prestare attenzione.  per questo che il libro della mia
amica Joko Beck, che ti ho mandato, si intitola Niente di speciale. Tra laltro, lei  una nonna
americana di 78 anni, maestra zen. Se la incontrassi, penseresti che  una persona normalissima, perch
lo  davvero. Esattamente come te e me, tua
madre e tuo padre. Niente di speciale, solo molto speciale.
Quindi, tutto questo ci porta alla tua terza domanda: le tecniche. S, ci sono tecniche che aiutano
a coltivare questa comprensione di chi sei tu e il pieno apprezzamento dellessere vivi; aiutano a
condividere la vita con tutti gli esseri viventi. Ma  importante, prima che io te ne illustri alcune, che ti
dica di ricordarti che anche queste sono solo dita che indicano la luna. Non sono lo scopo, sono
solamente segni che indicano la nostra esperienza e validi aiuti, come le rotelline su una bicicletta, da
utilizzare finch non raggiungi la sensazione di che cosa significa essere presenti attimo dopo attimo (ricordati, quando
cammini, cammina e basta...), perch questo, in poche parole,  ci che significa avere una mente zen.
In realt, per, camminare e basta o sedere e basta, fare qualcosa e basta non  cos facile.
Prendi il camminare, per esempio. Se tenti di
camminare e basta, potrai trovare che, oltre a camminare, stai anche pensando dove stai
andando, o sei preoccupata di essere in ritardo, o che cosa succeder quando arriverai, cosicch non sei
pienamente consapevole del tuo corpo, per esempio dei piedi, o delle mani, della spina dorsale, o del
respiro... quindi camminare e basta non  cos facile. Devi lavorarci, e questo lavoro  quello che si
chiama pratica o pratica di meditazione. Esatto. La meditazione  semplicemente lavorare per
essere consapevoli in ogni momento, qualunque cosa tu faccia, senza lasciarsi trascinare dai propri
pensieri e sentimenti, qualunque siano, siano essi interessanti, felici, infelici o che so io. Non si tratta di
cambiare nulla. Il punto  solo essere consapevoli del momento che stai sperimentando.
Se impari questo da giovane, diventa per te un modo di vivere e pu avere un effetto incredibile
sulla tua vita per anni e anni, perch sviluppa la tua capacit interna di essere una persona saggia,
amorevole, premurosa, felice e giocosa. Ce labbiamo tutti, specialmente quando siamo giovani, ma gli
anni e la vita talvolta possono pesare sulle persone al punto che esse dimenticano che sono esseri
miracolosi e che hanno incredibili capacit di saggezza, compassione e creativit. La pratica della
meditazione  un modo per impedirti di dimenticare questo e per sviluppare CHI SEI TU, per tutto
larco della vita. Quindi ne deriver che le cose cambieranno, talvolta in modi meravigliosi e talvolta in
modi difficili e tu sarai in grado di partecipare a quei cambiamenti e contribuire a essi e di dare una
direzione alla tua vita secondo la tua saggezza e la tua consapevolezza. Allora le tue scelte di vita
saranno molto sane, e sarai meglio in grado di gestire ogni tipo di cose, anche momenti difficili
ed enormi quantit di stress.
Quindi, se vuoi praticare, esistono molte tecniche diverse. Prestare attenzione al tuo respiro 
probabilmente la migliore per cominciare, perch senza questo non puoi partire. Tu non stai sempre
camminando, o parlando o sei seduta, ma stai sempre respirando. Quindi puoi prestare attenzione al
respiro e diventarne amica in ogni momento. Se lo farai, questo ti calmer quando sarai turbata, ma,
cosa pi importante, ti manterr in contatto con il momento presente. Questo momento  adesso. Non
lo avrai mai pi. Quindi, dice lo zen, non mancarlo. Non permettere che unopportunit come questa ti
sfugga (lo ha detto il grande poeta indiano/Sufi, Kabir).
Unaltra cosa. Proprio come le tecniche non sono tutto, ma solo un modo sistematico per
diventare pi intima con la tua vita, cos la pratica della meditazione non si limita solo a sedersi o a
sdraiarsi per un certo periodo ogni giorno sintonizzandoti con il tuo respiro. Si tratta di essere presente,
vigile e consapevole nella tua vita, momento per momento, giorno per giorno, in ogni cosa che fai. E
dato che il tuo respiro va con te, dovunque tu vada, puoi sempre usarlo per riportarti nel tuo corpo e nel
momento presente in modo che:
quando cammini, cammini e basta,
quando mangi, mangi e basta,
quando aiuti il tuo fratellino, aiuti il tuo fratellino e basta, (quando prendi in giro il tuo
fratellino, lo prendi in giro e basta),
quando parli al telefono, parli al telefono e basta,
quando studi, studi e basta...
Credo che tu abbia capito.
Unaltra cosa: lidea  di praticare la consapevolezza momento per momento del tuo respiro o di
qualunque altra cosa, senza giudicare, e senza troppe reazioni emotive. Non che queste non siano
presenti. Ovviamente lo sono. Ma lidea  di essere costantemente consapevole della tua mente
giudicante e di cercare di sospendere il giudizio e di lasciare che le cose siano come sono, almeno
mentre stai praticando. Se giudichi sempre tutto e tutti, e hai opinioni su tutto, la tua mente e il tuo
cuore saranno gi pieni di pensieri e
giudizi, di cose che ti piacciono e non ti piacciono e le tue opinioni annebbieranno la tua
capacit di vedere chiaramente.
Ecco qui una delle mie storielle zen preferite. Un professore universitario and da un maestro
zen per chiedergli in che cosa consisteva lo zen. Aveva letto molto e adesso stava cercando di capire la
vera storia.
Il maestro zen invit il professore a sedersi a gambe incrociate dallaltra parte del tavolo di
fronte a lui e cominci a servirgli il t. Vers il t nella tazza dellospite e quando la tazza fu piena
continu a versare, e il t usc dalla tazza e dal piattino e sul tavolo e poi sul pavimento.
Il professore stupefatto grid: Che cosa sta facendo? Non vede che la tazza  gi piena?
S, lo vedo, rispose il maestro zen.  lo stesso per la sua mente. Come pu aspettarsi che io
vi metta dentro qualcosa se  gi piena di idee e di opinioni?
Perci, ricordati, non cercare sempre di giudicare tutto e di avere una forte opinione su tutto. So
che  difficile, perch la scuola e lintera societ cercano costantemente di farci avere delle opinioni.
Ma tu non sei le tue opinioni, ed  bene saperlo. Potresti obiettare che sei tu che pensi, che senti e che
vedi. Ma, se ritorni alla pagina precedente di questa lettera, chi sei?   la domanda da tenere a mente.
Fidati della consapevolezza e della vigilanza prima di ogni altra cosa. Fidati del tuo vero io, del tuo
cuore, del tuo intuito. In altre parole, va bene avere delle opinioni, ma, se non sei consapevole, vi
rimarrai cos attaccata e i confini della tua mente saranno cos limitati che non imparerai niente di nuovo.
Mi hai chiesto perch ho scelto di cominciare a praticare queste tecniche e questi insegnamenti.
Perch sapevo nel mio cuore che nella vita cera molto di pi di quello che stavo sperimentando
quando ero un giovane laureato in biologia molecolare e non volevo perdere la mia vita che passava;
quindi ho cominciato a fare yoga, meditazione e arti marziali perch ho trovato che nutrivano qualcosa
di profondo dentro di me che nientaltro riusciva a nutrire.
E come risultato sono diventato una persona molto meno arrabbiata e molto pi felice. La
meditazione mi aiuta a essere pi calmo, pi chiaro, pi amorevole, pi disponibile e ad agire pi
efficacemente nella mia vita di quanto non avrei mai pensato di essere capace di fare, se non avessi
cominciato a praticarla, ormai quasi trentanni fa. E ogni giorno la pratico...
non per arrivare da qualche parte e nemmeno per sentirmi bene. Lo faccio
perch  una buona maniera di amare la vita e di restare in contatto con ci che  importante.
Amo ascoltare il silenzio.
Mi chiedi in che modo il buddismo e lo zen influenzano il mondo. Penso che indichino qualcosa
di universale nella vita e nelle persone, importante per la nostra sopravvivenza come specie, e per la
nostra felicit nella societ e come individui. A mano a mano che il mondo diventa pi complicato e va
pi veloce e noi subiamo sempre pi pressioni e stress, avremo bisogno di imparare come prenderci
meglio cura di noi stessi e del nostro pianeta. La saggezza buddista qui pu aiutarci molto. Esiste
qualcosa come uneconomia buddista. Il detto piccolo  bello, che forse conosci, ne fa parte. Non
causare danni alle creature viventi  unaltra parte di questa consapevolezza che il mondo potrebbe
imparare. Penso che abbiamo bisogno di pi coscienza e di pi generosit nella politica e negli affari e
nel mondo in generale. Al giorno doggi, milioni di americani praticano la meditazione.  molto
diverso da ventanni fa. Questo  un cambiamento molto positivo.
Infine mi chiedi delle credenze o delle pratiche insolite che trovo interessanti e apportatrici di
intuito. Immagino si possa dire che tutto quanto ti ho sopra descritto  insolito. Suppongo che qui
dobbiamo chiudere il cerchio e dire che tutto sta nellosservare la tua mente. Le credenze vanno bene,
ma  importante non esservi attaccati al punto da lasciarci accecare su altri aspetti della realt. In
definitiva, si tratta soltanto di essere se stessi e di sentirsi a proprio agio nella propria pelle. Le pratiche
servono solo ad aiutarci in questo e a ricordarci che andiamo bene cos come siamo e che siamo sempre
molto preziosi. E unici.
C un detto che recita: Gli ho chiesto che ora era e lui mi ha spiegato come funziona
lorologio. Forse qui  lo stesso, non lo so. So solo che ho molto amato la tua lettera e lentusiasmo
che ci sta dietro e quindi mi ritrovo ad aver scritto molte pagine in risposta. Spero che non ti sentirai
sopraffatta da questa lettera. Forse ho detto troppo, o in modo troppo complicato. Se  cos, prendi solo
le parti che per te hanno pi senso e butta via il resto.
Sentiti libera di scrivermi ancora, se vuoi. E buona fortuna per la tua ricerca.
Tanti affettuosi saluti,
Jon. 22 febbraio 1996.
...
.
...
Cara Caitlin,
grazie per la tua lettera e per le poesie. Che meravigliosa ricerca hai scelto (o  stata lei a
scegliere te?). William Stafford, uno dei nostri grandi poeti contemporanei, morto di recente, ha scritto
una poesia tutte le mattine, prima di fare qualsiasi altra cosa, per trentanni. Una vera pratica di
meditazione!
E anche se hai ragione a pensare che la tua comprensione dello zen e del buddismo aumenter
con gli anni dalle tue lettere e dalle tue poesie vedo che hai assorbito molto, per dirla come te.
Ti ringrazio per il piacere che mi ha dato conoscerti in questo modo. Auguri per la tua ricerca.
Sentiti libera di scrivermi in qualunque momento.
...
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...
Cari saluti,
Jon.

UN ESEMPIO DELLE POESIE DI CAITLIN.
Rami sottili, intrecciati, una sagoma che nessun artista potrebbe intagliare.
Solo la natura. Mara assume le molte forme1 di oro, gioielli e drappi di seta
di anelli di diamante e cuori di plastica di falsi Ti Amo dei cartoncini dauguri.
Insegue, tenta e ti aggancia. Ti intrappola con la sua canzone volgare.
Per trovare le verit che il Buddha ti ha detto devi ascoltare le antiche ricchezze.
Gli alberi, laria e la canzone della NATURA sono sempre stati i veri piaceri.
Zen
immobile, distinto
apprezza, , guarda
un fiore singolo alla luce delle stelle consapevolezza
Limmobilit tra due onde
La consapevolezza e la chiarezza che ne possono derivare sono molto semplici. Non  davvero
niente di speciale, tranne che  davvero molto speciale. T.S. Eliot, in Little Gidding, lultimo dei suoi
Quattro quartetti, si riferiva a questo niente di speciale come:
Una condizione di completa
semplicit (che costa
non meno di ogni cosa)
Tutti i figli sono unici, ognuno di loro un impensabile universo di possibilit e sentimenti. 
possibile imparare ad ascoltare attentamente per udire la melodia e le risonanze delle loro voci, delle
loro canzoni, della loro vita? 
possibile udire, come dice Eliot, la risata nascosta dei bambini nel fogliame?  solo adesso
che possiamo fare questo lavoro.
Su, presto, qui, ora, sempre 
Una condizione di completa
semplicit (che costa
non meno di ogni cosa)
Svelto adesso, solo in questo momento c qualcosa, siano i nostri figli o le fluttuazioni della
nostra mente, da sentire o udire. Ma questo pu avvenire solo se siamo disposti a prestare massima
attenzione e a essere presenti e del tutto disponibili, a guardare, ascoltare e rimanere aperti. Altrimenti
possono restare per noi opache infinite possibilit di vedere e di relazionarci con i nostri figli.
Non noti, poich non attesi
Ma, se guardiamo, forse riusciremo a coglierne un bagliore. Se ascoltiamo dentro, forse
potremo sentire la nostra stessa vita, il nostro vero io che ci
chiama
ma uditi, quasi uditi nel silenzio
tra due onde di mare.
Cio, quando la nostra consapevolezza pu occupare lo spazio tra i pensieri, nellimmobilit,
possiamo udire
la voce della cascata nascosta
e i bambini tra i rami del melo
Pi e pi volte il profondo intuito del poeta ci ricorda il richiamo, il desiderio, il potenziale
latente in ogni momento presente  quello spazio, quellimmobilit tra due onde del mare che rivela la
nostra essenza e le nostre possibilit.
noi non cesseremo lesplorazione
e la fine di tutto il nostro esplorare
sar giungere l onde partimmo
e conoscere il luogo per la prima volta.
Attraverso lignoto rammemorato
cancello dove lultima terra da conoscere
 quella che era il principio; alle sorgenti
del pi lungo fiume
la voce della cascata nascosta
e i bambini tra i rami del melo
non noti, poich non attesi
ma uditi, quasi uditi nel silenzio
tra due onde di mare. Su,
presto, qui, ora, sempre 
Una condizione di completa
semplicit (che costa
non meno di ogni cosa) e tutto
sar bene e ogni genere di cose
sar bene, quando le lingue di fuoco si incurvino
nel nodo di fuoco incoronato
e il fuoco e la rosa siano uno.
Questa incessante esplorazione  la grande ricerca della consapevolezza.
Possiamo portarla in ogni cosa. Ma quale occasione migliore per coltivare questo modo di
vedere, questo modo di essere, se non nel ruolo di genitori?
...
.
...
PARTE QUINTA.
...
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Un modo di essere.
...
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La gravidanza.
...
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...
La gravidanza  il momento naturale per cominciare o approfondire la pratica della
consapevolezza. I cambiamenti sempre pi sconvolgenti che avvengono nel nostro corpo e nelle nostre
percezioni, pensieri ed emozioni richiedono nuovi livelli di vigilanza, meraviglia e apprezzamento. Per
alcune donne la gravidanza  la prima vera occasione di sperimentare la percezione completa del proprio corpo.
I cambiamenti del corpo spesso non riguardano solo noi, ma anche le persone che ci stanno
attorno. Le reazioni che cogliamo negli altri, che vanno da calorose domande, a consigli non richiesti, a
improvvisi colpetti affettuosi sul nostro ventre, ci rammentano costantemente il nostro stato.
Durante tutta la gravidanza, la miriade di mutamenti fisici ed emotivi che sperimentiamo ci
offre opportunit uniche per familiarizzare con molti aspetti della pratica della consapevolezza:
prestando attenzione alla nostra esperienza, essendo pienamente presenti, essendo consci delle nostre
aspettative, coltivando laccettazione, la gentilezza e la compassione, particolarmente verso noi stesse e
il nostro bambino, sperimentando sentimenti di profondo legame.
Occasioni di esercitare la consapevolezza in questa fase particolare della vita non mancano
neppure per i padri e i compagni. La gravidanza  un momento di grandi cambiamenti, fisici, emotivi e
relazionali. I partner possono diventare pi consapevoli dei propri sentimenti, avvertirne di nuovi o di
imbarazzanti, inclusi quelli nutriti verso il nostro corpo che si trasforma e i cambiamenti che la nascita
di un figlio porter inevitabilmente nella loro vita.
Debbono lavorare sia dentro che fuori di s, partecipando ai progetti e alle scelte da prendere, e
anche entrare pi in contatto con la loro capacit di dare e di amare, magari in modi nuovi.
Una sincera consapevolezza e accettazione sono esse stesse modi di riconoscere e rispettare
lintero processo di due persone che diventano tre, di tre persone che diventano quattro e cos via...
Tale consapevolezza sar ancora
pi importante una volta nato il bambino.
 possibile che, prima di restare incinte, abbiamo vissuto la nostra vita in uno stato di costante
attivit, in una sorta di frenesia: veloci, inconsapevoli e concentrate a fare sempre di pi. Poi
allimprovviso ci ritroviamo in un modo di essere pi lento e pi ricettivo. Lestrema stanchezza che
a volte proviamo pu costringerci a rallentare, mentre il nostro corpo lavora duramente per creare,
crescere e nutrire il nostro bambino attraverso quel sorprendente organo che  la placenta e un grande
aumento di produzione sanguigna. Se ignoriamo questi cambiamenti e conduciamo la nostra solita vita,
possiamo mancare una ricca e fuggente occasione di sperimentare il mondo in un modo diverso, pi
lento, pi cosciente e pi sensibile. Mentre la nascita imminente spinge i nostri pensieri e
immaginazioni verso il futuro, il nostro stato sempre in mutamento ci riporta sempre di pi verso il
miracolo che sta avvenendo ora.
La concentrazione naturalmente rivolta verso linterno che accompagna la gravidanza ci d
unopportunit per sintonizzarci su noi stesse, usando la respirazione per ancorarci al nostro corpo e per
approfondire il legame con il momento presente. Diventiamo pi consapevoli dei nostri pensieri, dei
nostri sentimenti, del nostro corpo e del nostro bambino. Permettendo al respiro di diventare lento e
profondo, riconoscendo dove sentiamo la tensione, possiamo cominciare a lasciare che questa esca dal
nostro corpo con ogni espirazione.
Lenergia che nel passato avevamo utilizzato per coprire o ignorare la rabbia, la paura o lansia
si liberer quando cominceremo a osservare le nostre sensazioni con ricettivit, guardandole mutare a
ogni attimo che passa.
La gravidanza pu essere un periodo di emozioni molto forti e in rapido mutamento. Per quanto
abbiamo desiderato restare incinte, insieme alla felicit potremo sperimentare momenti di paura,
ambivalenza, rimpianto e incertezza.
Come cambier la nostra vita? Siamo pronte a essere madri? Durante la gravidanza, spesso le
donne si sentono pi vulnerabili emotivamente e pi sensibili alla vista, ai rumori e agli odori.
Ogni gravidanza  diversa, ogni donna  diversa e ogni giorno  diverso. La gamma delle
esperienze  enorme, dal sentirsi sane come non mai prima nella propria vita, raggianti, con un senso di
totale benessere, a sentirsi invece incredibilmente nauseate, misere e immobilizzate. Potremmo
ritrovarci deluse
o arrabbiate e frustrate perch ci che stiamo sperimentando potrebbe non coincidere affatto
con le nostre aspettative pregresse sulla gravidanza e su come ci saremmo dovute sentire.
Essere consapevoli durante la gravidanza non significa che dobbiamo
sentirci in un certo modo, o che esista uno stato ideale da raggiungere per il benessere nostro e
del bambino. Significa riconoscere e accettare lintera gamma delle nostre sensazioni e ci che
sperimentiamo lavorando su questo al meglio. Questo orientamento, basato sulla consapevolezza e
sullaccettazione, pu spesso condurre, paradossalmente, a una maggiore calma e a un maggior
rilassamento e a sensazioni di benessere.
Tutti portiamo con noi, in vari gradi, esperienze dolorose, rapporti familiari difficili e vecchie
ferite, guarite o no. Pu essere importante, mentre ci prepariamo a diventare genitori, cominciare a
curare le ferite causate dai nostri giudizi, dalle critiche e dallamore condizionato, che avevano
costituito la nostra dieta fissa da bambini. Potremmo cominciare portando consapevolezza ai momenti
del giorno in cui ci scopriamo a giudicare o svalutare noi stessi. Riusciamo a fare spazio a qualunque
cosa emerga e diventarne consapevoli con un po di dolcezza nei confronti di noi stessi, almeno per
qualche momento?
Un altro modo per cominciare a guarire  trovare del tempo durante la giornata per concentrarci
su di noi e puntare lattenzione, unattenzione amorevole, su noi stessi. Per alcune pu essere naturale e
facile dirigere la gentilezza amorevole e laccettazione verso il nostro essere pi profondo e verso il
bambino. Per altre, generare questo tipo di energia e dirigerla verso se stesse possono essere molto
difficili o possono farle sentire in bilico o a disagio. Potrebbe essere utile pensare a una persona o a un
animale per cui abbiamo provato amore e accettazione, e poi, quando entriamo in sintonia con i
sentimenti che proviamo per questi, permettere che questi stessi sentimenti avvolgano anche noi.
Quando ci concentriamo sul nostro intimo, consapevoli dei molti cambiamenti che stiamo
sperimentando, possiamo anche dirigere la nostra consapevolezza verso qualche opinione radicata ed
emotivamente opprimente che magari abbiamo sulla gravidanza, il travaglio, il parto e il ruolo di
genitori. Tutti nutriamo convinzioni di questo tipo, consce o inconsce, che derivano dalla nostra
esperienza e dalle storie che abbiamo sentito dalla famiglia, dagli amici e dai conoscenti. Queste
convinzioni profondamente
radicate, e spesso nemmeno tanto analizzate, possono influenzare le speranze e le paure per la
futura nascita.
 importante tenere a mente che le nostre convinzioni sul parto, qualunque siano, non sono
necessariamente vere. Sono solo convinzioni, o, come ha detto uno dei nostri figli a quattro anni,
credimenti. Diventarne pi intenzionalmente consapevoli come pensieri, esaminarle, cercare di
capirne lorigine e il contesto che allinizio le ha generate significano cominciare ad allontanare la loro
influenza negativa sulla nostra psiche.
I semi tossici, le convinzioni o gli atteggiamenti negativi verso la gravidanza, il parto e il ruolo
di genitori, possono essere piantati involontariamente da commenti di amici o familiari che appaiono casuali.
Questi commenti hanno ancora pi effetto su di noi quando provengono da persone che
consideriamo autorit potenti e sagge, siano esse i nostri genitori, i medici o gli amici.
Per diventare pi consapevoli delle nostre convinzioni sul parto  una buona idea parlare con
nostra madre e le nostre nonne delle loro esperienze e di altre storie di parti nella famiglia, cercando di
avere quanti pi dettagli possibile. Potremmo poi cercare dei ginecologi che hanno assistito a molti
parti avvenuti senza interventi medici inutili e chiedere loro di interpretare le storie spaventose che
abbiamo sentito, in base alle loro conoscenze, esperienze e convinzioni.
Sebbene ci siano casi in cui il taglio cesareo si rende necessario, uno studio recente ( Health
Affairs, marzo 2013) ha rilevato che la percentuale di tali interventi  aumentata significativamente,
anche per donne con gravidanze a
basso rischio. Per tutte le donne, la percentuale saliva dal 7,1 al 69,5
percento; e per la stragrande maggioranza di quelle a basso rischio dal 2,4 al 36,5 percento, a
seconda dellospedale e del medico curante. Con una cos ampia percentuale di tagli cesarei, lo studio
suggeriva che le variazioni fossero basate pi sui modelli di cura dei vari ospedali che su effettivi
fattori di rischio.
Educando noi stesse al parto naturale, potremmo arrivare a vedere e capire che, se non
possiamo controllare tutto, possiamo fare molto per creare un ambiente positivo per la nascita.
Una parte importante di questo processo sar scegliere chi ci assister nel travaglio e nel parto.
Incontrare vari medici mentre ci si prepara al parto  tempo speso per cercare di chiarirsi le idee ed
essere consapevoli di
qualsivoglia propensione abbiamo a fidarci ciecamente di professionisti e figure autorevoli. Gli
educatori, gli assistenti al parto e i medici vengono formati dal loro addestramento e dalle loro
esperienze uniche. Anche loro hanno il proprio sistema di convinzioni. Quelli che credono nella
capacit del corpo di partorire senza interventi non necessari e che hanno molta esperienza
nellassistere a parti del genere avranno pi probabilmente maggiore sicurezza nel processo che porta
un bambino a venire alla luce. Idealmente, ci si traduce in una loro maggiore capacit di aiutare le
donne in modo rispettoso e arricchente.
Non basta che il medico sembri una brava persona. Interrogando parecchi possibili medici,
ponendo loro domande specifiche, come e dove svolgono la loro professione, chi li paga, qual  il loro
tasso di tagli cesarei, con quanta frequenza fanno episiotomie e con quali criteri le praticano, possiamo
acquisire importanti informazioni sul loro atteggiamento verso il parto e verso la loro professione.
Parlare con altre donne che si sono affidate a questi medici e sentire i particolari delle loro esperienze
possono essere un altro metodo utile.
Mentre raccogliamo informazioni, possiamo diventare sempre
maggiormente consapevoli di ci che ci fa sentire pi a nostro agio e di cosa  per noi
importante. Ascoltando attentamente il linguaggio che gli ostetrici usano, facendo domande sulle loro
esperienze e sui parametri con cui si sentono a loro agio a lavorare, possiamo cominciare ad avere
diversi punti di vista e decidere quali di questi, se ce ne sono, sono compatibili con i nostri.
Una parte importante nella nostra preparazione sar decidere dove ci sentiremo pi sicure e pi
a nostro agio nel dare alla luce nostro figlio. Alcune donne allinizio pensano che si sentirebbero pi
sicure in ospedale, solo per poi scoprire lungo la strada che desiderano partorire a casa loro. Altre
inizialmente possono desiderare di partorire in casa, solo per poi ritrovarsi pi a loro agio con lidea di
partorire in un ospedale o in un centro specializzato.
A seconda della nostra rete di assistenza medica e della nostra specifica assicurazione sanitaria,
potremmo avvertire la sensazione di avere poca, se non alcuna, possibilit di scelta; ma essere pi
aperte, trovare il modo di agire creativamente con le limitazioni che ci troviamo davanti e lavorare sia
dentro che fuori, utilizzando una combinazione di raccolta di informazioni, consapevolezza di s e
intuito, possono aiutarci a prendere decisioni informate
e a stabilire una strada che soddisfer maggiormente i bisogni del bambino e di noi stesse.
...
.
...
Il parto.
...
.
...
Il potere e lintensit del travaglio ci trasportano proprio allinterno del momento presente. Ogni
travaglio  unico. Come nella vita, non si sa mai in che modo si svilupperanno le cose. Ogni travaglio
ha i suoi ritmi e i suoi tempi. A volte il travaglio e il parto hanno un sapore tranquillo e sacro. Ogni
persona fa la sua parte e il travaglio procede fino alla nascita del bambino. Ma il travaglio e il parto
possono anche sembrare una rappresentazione selvaggia, quando le doglie progrediscono rapide e
latmosfera intorno a noi  frenetica e caotica.
Il parto  unesperienza onnicomprensiva che pu forzarci ad accantonare le nostre aspettative e
giudizi e a essere aperte a qualunque evento si presenti in ogni momento. Magari ci siamo fatte delle
belle fantasie che qualcuno ci massaggi e ci accarezzi, solo per poi scoprire che quando siamo
veramente in travaglio non vogliamo essere toccate da nessuno. Possiamo aver progettato di avere una
bellissima musica che suona e molti amici nella stanza, solo per scoprire che vogliamo tranquillit e
solo poche persone attorno. Forse ci siamo immaginate come una dama serena e tranquilla in travaglio,
solo per ritrovarci invece rabbiose, o frustrate, a imprecare, lamentarci ed emettere i suoni pi vergognosi.
Il travaglio  unoccasione per toglierci di dosso il mantello tranquillo, gentile, riguardoso,
pulito, di chi si prende cura degli altri, da brava ragazza, cos spesso adottato dalle donne nella nostra
societ e per consentirci la libert di essere chiunque e comunque siamo, di concentrarci allinterno di
noi e di impegnarci in quello che sta accadendo. Se quelli che ci stanno attorno sono in grado di
lasciarci fare a modo nostro, di accordarci la nostra sovranit in questo miracoloso processo in cui noi
recitiamo il ruolo principale e centrale, il parto pu essere una vigorosa affermazione e una potente
guarigione della nostra stessa psiche, uniniziazione a un nuovo territorio dellessere.
Se abbiamo usato la respirazione per coltivare la consapevolezza durante la
gravidanza, quando comincia il travaglio avremo una certa familiarit con la sua utilizzazione
nellaiutarci a essere presenti, rilassate e concentrate. Man mano che il travaglio si fa pi intenso,
potete utilizzare la respirazione per entrare pienamente nel dolore e nella faticosa impresa, attimo dopo
attimo, del parto. Comunque si svolga realmente il travaglio e per quanto intenso e doloroso talvolta
possa essere, una feroce consapevolezza attimo dopo attimo, raccolta mentre affrontiamo limmenso e
ignoto processo pi consciamente possibile, pu aiutarci a collocare questesperienza nel regno della
piena consapevolezza, accettazione e padronanza. Il risultato  non solo un nuovo bambino da
accogliere e nutrire, ma anche una potente esperienza che porteremo dentro di noi per tutta la vita.
Per coltivare la consapevolezza durante il travaglio, possiamo rammentare a noi stesse di
mantenere il respiro lento e profondo quando sentiamo lintensit del crescere delle contrazioni, usando
linspirazione per mantenere le sensazioni intense e ogni espirazione per rilasciare le tensioni o
lirrigidimento che sentiamo nel nostro corpo. La fine di ogni contrazione porta sempre un attimo di
pausa, per quanto breve, e ci d la possibilit di cambiare posizione, di bere qualcosa, ricevere un
abbraccio, per fare una risata. Se siamo consapevoli, presenti, siamo meglio in grado di vedere o sentire
ci di cui abbiamo bisogno in ogni momento.
Usare il respiro per essere pienamente presenti durante il travaglio, respirare durante il dolore e
il disagio, richiede meno energia che cercare di distrarci o di combattere. Il corpo ha una saggezza
innata. Opporre resistenza o contrarsi non fa che rendere pi difficile al nostro corpo lopera di apertura
e il parto. Respirare lentamente e profondamente, lavorare con ci che sentiamo cambiando posizione,
avere una persona che faccia delle pressioni o delle compresse calde, esprimere i nostri sentimenti, le
nostre frustrazioni, aggrapparci al nostro compagno o amico  tutto pu aiutarci a essere pienamente
presenti quando siamo in travaglio.
Le donne spesso scoprono che la paura del dolore del parto  superiore al dolore stesso; che se
sperimentano intenzionalmente ogni contrazione senza pensare o preoccuparsi di quanto tempo durer,
o della prossima, hanno pi energia positiva da dare in quel momento. Essere pienamente presenti in
questo modo durante il travaglio e il parto richiede coraggio e concentrazione e lamore e il sostegno
delle persone che ci stanno attorno.
Di solito associamo il dolore alla patologia. Il dolore del travaglio e del
parto  il dolore sano di un processo fisico intenso, dato che lutero si contrae prima per aprire
la cervice, poi per spingere fuori il nostro bambino. Le donne possono apportare credimenti positivi
al travaglio associando il potere, lintensit e perfino il dolore che si prova a immagini
intenzionalmente richiamate alla mente, come la cervice che si schiude come un fiore e il bambino che
scende e scivola fuori a ogni contrazione. Emettendo grida (oohh, ahhh) a ogni contrazione, e aprendo
in tal modo la gola, e associando nella nostra mente lapertura della gola con quella della cervice e
della vagina, abbiamo un altro modo per lavorare intenzionalmente allinterno della stessa intensit
del travaglio.
Il parto  un processo in cui, come nel caso del ruolo di genitori, ogni situazione e, in verit,
ogni momento pongono una sfida diversa. A volte le accettiamo pienamente. Altre volte, possiamo
ritrarci, chiuderci, innestare il pilota automatico. Possono esserci situazioni in cui ci sentiamo
completamente perduti, o ci ritroviamo a lamentarci, o a imprecare o a rifiutare quella che ci sembra
una miserabile esperienza.
Quando capiamo che ci stiamo ritraendo o chiudendo, possiamo semplicemente riportare la
nostra attenzione sul respiro. Questo ci aiuter a ricondurre la concentrazione su ogni momento e a
lavorarci cos com. Ogni momento  veramente un nuovo inizio, e i nuovi inizi sono esattamente ci
che ci vuole dopo ogni concentrazione, specialmente se ci si sente esausti, ansiosi o scoraggiati. La
nostra disponibilit a incarnare nuovi inizi riflette il pi grande nuovo inizio di tutti. Dopo la
preparazione e il duro lavoro, il bambino nasce e, con lui, sua madre... e una nuova costellazione familiare.
A volte nel parto, come nella vita, ci che accade  inatteso. Non possiamo prevedere o
controllare tutto ci che pu succedere. Quando si d alla luce un figlio  importante essere gentili con
noi stesse. Quando le aspettative che nutriamo su di noi e sul parto non trovano, per una qualunque
ragione, riscontro nella realt, il nostro ostinarci a volere che le cose vadano in un certo modo pu
causarci un bel po di sofferenza. Potremmo anche essere strenuamente convinte della scelta di avere
un parto naturale, eppure poi ci troviamo a chiedere dei farmaci per placare il dolore o in una
situazione che richiede lintervento del medico. In quei momenti, le nostre aspettative del parto
perfetto o del bambino perfetto possono impedirci di sperimentare
ci che ci accade veramente. Non c nulla di passivo in questo. Perfino nelle circostanze
difficili  possibile e molto importante fidarci dei nostri sentimenti e del nostro intuito e cercare di
prendere decisioni informate, sagge e scaturite dal momento.
Lavorare con qualunque cosa ci si presenti e lasciar cadere le forti aspettative che le cose
vadano in un certo modo non sono facili. Comportano dare a noi stessi il permesso e il tempo di
sperimentare pienamente i nostri sentimenti di frustrazione, rabbia, delusione, paura, dolore. Provare
compassione per noi stessi, per le nostre difficolt, per i nostri sforzi, per i nostri limiti, per la nostra
umanit,  una parte essenziale del processo di riparazione e guarigione di noi stessi.
In gravidanza, spendiamo gran parte delle nostre energie a concentrarci sulla nascita del
bambino, ed  soltanto quando il bambino nasce che ci rendiamo conto che il parto  solo linizio. Ma il
lavoro interiore che facciamo durante la gravidanza e il parto  un buon addestramento per diventare
genitori consapevoli. Mentre partoriamo, il potere e limmediatezza con cui siamo catapultati nel
momento presente ci costringono ad abbandonare i nostri preconcetti, ci mettono in contatto con
lessenza della pratica della consapevolezza. Nel dare la vita ai nostri figli potremo scoprire che
abbiamo dato vita a nuove possibilit dentro noi stesse.
...
.
...
Il benessere.
...
.
...
Quando cominciamo a portare consapevolezza nella nostra vita e nel nostro ruolo di genitori, la
nuova coscienza pu portarci a riesaminare e mettere in dubbio alcune assunzioni fondamentali che
forse davamo per scontate.
Per esempio, si chiede spesso ai neogenitori: Il bambino dorme gi tutta la notte? Dietro
questa domanda c una naturale preoccupazione per il benessere dei genitori. Spesso  fondata sulla
supposizione che i bambini dovrebbero dormire tutta la notte. Lassunto implicito  che i bisogni dei
genitori dovrebbero avere la priorit.
Questo assunto spesso emerge sotto forma di consigli non richiesti ai neogenitori come: Fate
in modo di avere del tempo per stare soli voi due.
State attenti alla vostra relazione. Lasciate il bambino con qualcuno e uscite da soli. Se
analizziamo questa osservazione, potremo vedere che, di nuovo, ci si concentra sul benessere dei
genitori e non su quello del bambino. I bambini sono considerati forti e resistenti, mentre i genitori
vengono visti come vulnerabili e bisognosi di protezione. Certo i neogenitori devono prendersi cura di
se stessi, e necessitano delle cure amorevoli e del sostegno di altri durante questo intenso periodo di
adattamento in cui sono sottoposti a ogni tipo di nuove richieste. Ma  importante che in questo
processo i bisogni del bambino non vengano minimizzati, n persi di vista. Se riusciamo ad agire con
un certo grado di consapevolezza, le scelte di prenderci cura di noi stessi non avverranno a spese del
benessere del nostro bambino.
Nel decidere come abbiamo intenzione di svolgere il nostro compito di genitori e quali sono le
nostre priorit, dobbiamo essere coscienti della fondamentale importanza di costruire e mantenere la
fiducia e la sensazione di legame con il nostro bambino, sia per il suo benessere a lungo termine, che
per il benessere a lungo termine di tutta la famiglia. Come abbiamo rilevato nel capitolo sullempatia,
gli scienziati che studiano i neonati hanno riscontrato prove che le lezioni fondamentali della vita
emotiva vengono trasmesse nei piccoli e ripetuti scambi che avvengono tra il genitore e il bambino
nelle primissime fasi, i pi importanti dei quali sembrano essere quelli in cui si fa capire al bambino
che le sue emozioni vengono accolte con empatia, accettate e ricambiate. Questo processo si chiama
sintonizzazione. Sapere che la sintonizzazione nellinfanzia forma la base delle susseguenti competenze
emotive di un figlio potrebbe motivarci a prestare maggiore attenzione, attimo dopo attimo, a come
interagiamo realmente con i nostri figli, in particolare quando sono piccoli e alle scelte che facciamo
rispetto alla loro cura.
Poniamo il caso di un bambino che non dorme di notte. I genitori stanchi e frustrati decidono di
lasciar piangere il bambino fino allo sfinimento finch
capisce e si addormenta. Ma considerate un attimo come possa vivere questesperienza il
bambino. Figlio e genitori formano un tuttuno interdipendente. Sotto stress, il bambino pu non essere
in grado di soddisfare i propri bisogni e dipendere cos dai genitori per calmarsi e averli vicino. Se
allora quei bisogni non vengono soddisfatti e il bambino  lasciato senza il contatto umano, la
sensazione di stress pu sopraffarlo, e smettere di piangere  lunica possibilit che gli rimane.
Staccarsi dal mondo e chiudersi in s in assenza di una risposta umana sono qualcosa che anche gli
adulti sperimentano. Perch pensiamo che possa andare bene per i bambini, che hanno molte meno risorse?
Invece di ritenere che il benessere del bambino sia in qualche modo in contrasto con il nostro,
se siamo genitori consapevoli siamo in grado di mettere a fuoco il reciproco legame dei nostri bisogni.
Secondo William e Martha Sears, autori di The Baby Book, c una convergenza biologica nel dare
reciproco... Quando una madre allatta al seno il suo bambino, gli d nutrimento e conforto. Il bambino,
succhiando, a sua volta stimola il rilascio di ormoni che esaltano il comportamento materno... La
ragione per la quale  possibile allattare al seno un bambino fino a farlo addormentare  che il vostro
latte contiene una sostanza che induce il sonno... Mentre allattate il vostro bambino, producete anche
pi prolattina, un ormone che ha un effetto tranquillizzante su di voi.  come se la mamma mettesse a
dormire il bambino e il bambino mettesse a dormire la mamma. Avendo una maggiore
consapevolezza dei molti modi in cui siamo profondamente correlati, potremmo considerare in maniera
assai diversa parecchi aspetti del ruolo di genitori, incluso lallattamento e il tenere il bambino nel nostro letto.
Essere genitori consapevoli non significa che a volte non proveremo forti sentimenti di
frustrazione, o il desiderio che qualcosa non succeda quando
sentiamo che i nostri bisogni sono in diretto conflitto con quelli del nostro bambino. Per
esempio ci saranno notti in cui il nostro bambino vuole giocare o vuole essere tenuto in braccio da noi
mentre camminiamo fino alle tre del mattino. Il nostro primo impulso in questa situazione potrebbe
essere quello di opporre resistenza. Portando intenzionalmente la consapevolezza e il discernimento a
quei momenti, possiamo riconoscere i nostri sentimenti di rabbia, risentimento e frustrazione e anche i
nostri sentimenti di empatia e comprensione. Tentando di considerare tutto ci che dobbiamo affrontare
come parte della pratica di genitori consapevoli, possiamo scegliere di vedere la nostra resistenza a
soddisfare i bisogni di nostro figlio in quel momento, lasciarla cadere al di sotto del nostro meccanismo
di pensiero rigido, per quanto razionale e ragionevole possa sembrare, e reagire con la pi grande
saggezza del nostro cuore. Questo modo di reggere il momento presente in una situazione difficile ci
permette di trovare soluzioni veramente creative che non siano a spese del benessere del nostro
bambino. Cos, mentre superiamo il groviglio delle nostre limitazioni, risulta nutrito anche il nostro benessere.
I neonati non restano neonati a lungo. Questo stadio formativo in cui sono completamente
dipendenti da noi  relativamente breve e prezioso. In questo periodo il loro senso di benessere 
intimamente legato a quanto noi siamo sintonizzati su ci che provano e su ci di cui hanno bisogno in
ogni momento, nonch alla qualit e costanza delle nostre risposte. Quindi per essere genitori
consapevoli, cerchiamo di coltivare al meglio il tipo di reattivit che rispetta i bisogni dei nostri figli.
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Il nutrimento.
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Nutrirsi  una delle funzioni umane fondamentali alla quale di solito concediamo poca
consapevolezza attimo dopo attimo, anche se occupa unenorme quantit di tempo, di energie e di
pensiero. Unanaloga mancanza di consapevolezza macchia la nostra capacit di vedere e apprezzare
alcuni dei pi importanti aspetti dellatto di fornire nutrimento ai nostri figli, anche se si tratta di
unattivit in cui i genitori sono impegnati parecchie volte durante il giorno e la notte. Se noi ci
dedichiamo al ruolo di genitori con la consapevolezza che la relazione e linterazione umana sono di
vitale importanza, le scelte apparentemente ordinarie ma formative che facciamo rispetto al nutrimento,
e, cosa pi importante, la qualit dellattenzione che mettiamo nel prepararlo saranno meglio in sintonia
con tutti i bisogni del nostro bambino e molto probabilmente nutriranno anche altri aspetti oltre al
semplice pancino.
Nei momenti che seguono lallattamento si verifica una sorta di immersione, di annegamento
nella beatitudine. A volte ci si guarda reciprocamente ed  una meravigliosa sensazione di pace, di
legame palpabile e devozione, catturata in molti dipinti del Rinascimento in cui la Madonna guarda il
suo bambino.
La parola Ojibwa per specchio, wabimujichagwan, significa guardare la tua anima, un
concetto che comprende parte del mistero dellimmagine e della sostanza. Se  vero che siamo specchi
per i nostri bambini e che guardare forma i confini del s, allora forse, in quegli sguardi concentrati
damore, li stiamo anche aiutando a formare un s dellanima spirituale. Il tempo si ferma, laria si
raref, la terra si raffredda e un profondo senso di giustizia si impadronisce del nostro essere.
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LOUISE ERDRICH, The Blue Jays Dance.
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Sia che scegliamo di allattare al seno o con il biberon, possiamo nutrire il nostro bambino in
maniera reattiva rispetto ai segnali che lui ci manda, dandogli il latte quando lo vuole, tenendolo in
braccio con sensibilit, vicino al calore e al conforto del nostro corpo. Prendiamoci molto tempo,
posiamo il libro o il giornale, spegniamo la tv, diamogli tutta la nostra attenzione e coltiviamo larte di
guardare.  una meditazione in se stessa.
Quando il bambino, invece che secondo i suoi bisogni, viene nutrito secondo uno schema
preordinato, lora della pappa arriva in un momento deciso da un adulto, indipendentemente dal fatto
che lui abbia fame o no. Se invece di consentirgli di sperimentare la fame e quindi di sentire che questa
viene placata mentre noi rispondiamo alla miriade di necessit che ci comunica pi o meno sottilmente,
lesperienza pu facilmente diventare di distacco da s e dalla persona che lo nutre. Gli viene negata la
capacit di regolarsi da solo e viene collocato in un ruolo passivo. Quella dellessere nutrito pu
diventare unesperienza dissociativa invece che rivitalizzante in cui i sentimenti di fiducia e
connessione tra genitore e figlio vengono continuamente nutriti e rafforzati.
Che i bambini siano allattati al seno o artificialmente, nutrirli in risposta ai loro segnali rinforza
e costruisce il senso del loro potere. Sperimentano la loro capacit di ottenere ci di cui hanno bisogno
e di sollecitare una risposta adeguata dal mondo che li circonda. Questa qualit interna di fiducia,
costruita su ripetute esperienze di riuscire con successo a raggiungere un effetto desiderato,  nota
come consapevolezza della propria efficacia. Molti studi dimostrano che essa  un requisito
fondamentale per la salute e la guarigione, la capacit di reggere lo stress e la capacit di operare
salutari cambiamenti di stile di vita. Le fondamenta di una fiducia in se stessi sana e ampia vengono
poste nellinfanzia con questo tipo di interazioni intime e reciprocamente reattive.
Ci sono situazioni in cui, per una ragione o per laltra, una madre non pu allattare al seno il
proprio bambino. Ci pu scatenare una variet di emozioni dolorose, inclusi frustrazione,
inadeguatezza e senso di colpa. Come abbiamo appena detto in relazione al nostro ostinato desiderio
che le cose vadano in un certo modo durante il parto, anche qui abbiamo loccasione di esercitare un
po di gentilezza e accettazione, verso noi stessi e la nostra condizione. Come stringiamo, vediamo e
rispondiamo al nostro bambino  alla fine pi importante dellallattarlo al seno o col biberon.
Se scegliete di allattare al seno,  enormemente utile avere del sostegno da persone o gruppi
esperti. Il periodo iniziale pu essere frustrante e difficile, a seconda delle necessit particolari sia del
vostro bambino sia del vostro corpo.  facile sentirsi sopraffatte quando sorgono le difficolt, ma
spesso esistono soluzioni molto semplici a problemi che appaiono impossibili o frustranti. Con un
sostegno esperto e la disponibilit ad affrontare i problemi che insorgono, potrete superare le prime
settimane e arrivare a provare sentimenti di forte fiducia in voi stesse e nel vostro corpo e in ci che 
meravigliosamente capace di fare. A un certo punto allattare pu diventare unattivit che non vi costa
sforzo, il fondamento di un modo centrato sul bambino di fare il genitore, che nutre madre e figlio ai
livelli pi profondi.
C oggi molta pi consapevolezza dei benefici dellallattamento al seno per la salute e una
crescente consapevolezza di suoi altri importanti effetti in altre dimensioni del vivere, come il comfort
emotivo, la sintonia fisica e psicologica ai ritmi biologici (come il corpo e la mente di madre e figlio
interagiscono), il legame madre-figlio e i suoi effetti neurologici e di sviluppo a lungo termine.
Osservando i nostri figli quando erano neonati e piccoli, vedevo (mkz) il profondo stato di
rilassamento in cui entravano quando li allattavo al seno.
Indipendentemente da ci che cera attorno e da qualsiasi fastidio potessero aver appena
provato, di solito lallattamento placava tutto. Forniva un ritiro momentaneo dagli stimoli del mondo in
un posto tranquillo e rilassante, nutriente e rinnovante. Nel periodo dello svezzamento lasciavano il
gioco e lesplorazione e tornavano da me per nutrirsi. A quel punto mangiavano gi diversi tipi di cibi.
In realt non cercavano veramente il mio latte come cibo.
Lo cercavano per rinnovare altri aspetti del loro essere.
Un altro importante e unico aspetto dellallattamento al seno  lo sforzo concentrato richiesto al
bambino per succhiare il latte dal seno. Se vengono allattati al seno, devono faticare per avere il latte.
Pu darsi che con la prima succhiata ne esca poco, ma a un certo punto, se state attente, vedrete che il
bambino passa a lente e lunghe succhiate, segno che il latte esce fluido. Il bambino si assesta su un
ritmo soddisfacente, concentrato, funzionante, ma rilassato. Quando il seno  vuoto spesso continua a
succhiare per soddisfare il suo bisogno di conforto, calma, rilassamento e connessione.
Anni fa, mi recai a una conferenza sponsorizzata da La Leche Ligue, unorganizzazione che
mira a informare le donne sullallattamento al seno e a
fornire loro sostegno in tal senso. Cera una grande sala piena di donne che ascoltavano una
presentazione tenendo in braccio neonati e piccolini, alcuni dei quali succhiavano, altri se ne stavano
rannicchiati contro la madre.  stata unesperienza incredibile sentire i neonati che trovavano il loro
centro nelle loro madri. Limportanza di questa relazione incarnata  stata discussa nel profondo libro
della sociologa Robbie Pfeufer Kahn, Bearing Meaning: The Language of Birth.
I bambini allattati al seno vedono la loro madre come la fonte di tutto.
Lavventurarsi verso lesterno  compensato da un ritorno alla fonte della loro sicurezza e
nutrimento. Essi restano allinterno della sfera materna perch sono fortemente legati. Sono in grado di
andare e venire, legati in questa relazione a lei e al suo corpo.
In quella grande sala piena di bambini piccoli fui colpita dalla tranquillit, dalla sensazione di
contentezza dei piccoli perch venivano tenuti in braccio e allattati al seno, inglobati nellaura della madre.
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Cibo per lanima.
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Quando i nostri bambini erano piccoli, spesso le persone ammiravano le loro guance rosse. Io
(mkz) sorridevo tra me, sapendo che erano dovute allallattamento al seno.
Una volta superate le prime settimane a tratti dolorose e frustranti dellallattamento al seno, in
cui il mio corpo si sforzava di trovare il giusto equilibrio tra la scarsit e la sovrabbondanza di latte, ho
capito che allattare mi rilassava e rallentava il mio ritmo. Mentre sentivo uscire il latte un meraviglioso
stordimento scendeva su di me e tutto il resto diventava meno importante. Mettevo da parte molte delle
cose che avevo progettato di fare e invece mi lasciavo trascinare nel momento presente, nello stare
completamente con il mio bambino. Era unoccasione di profonda meditazione per entrambi.
Lallattamento al seno  stata una gigantesca pietra miliare della mia maternit. Mi ha dato
grande fiducia sapere che avevo ci che era necessario per nutrire e confortare i miei bambini in ogni
momento, ovunque. Spesso quando li attaccavo al seno avevano uno sguardo deliziato. Prima
succhiavano per avere il latte. Poi, quando il seno era svuotato, continuavano a succhiare alla ricerca di
conforto e passavano a uno stato di totale rilassamento. Se erano stanchi di solito scivolavano nel
sonno. Metterli a letto senza tanti problemi quando avevano bisogno di fare un pisolino era facile come
allattarli quando si rannicchiavano contro di me. Se di notte si svegliavano, o dormivano gi accanto a
me, oppure andavo a prenderli, li portavo nel nostro letto e li allattavo, nessuno dei due si svegliava
completamente e scivolavamo poi entrambi automaticamente nel sonno.
Quando furono svezzati e cominciarono a mangiare ogni tipo di cibo, lallattamento rimase una
profonda fonte di conforto. Se la loro giornata era stata faticosa, travolgente e troppo stimolante, potevo
contare sullallattamento per rinvigorirli. In qualunque posto ci trovassimo, era possibile creare uno
spazio tranquillo semplicemente prendendoli in grembo e lasciando che si accoccolassero tra le mie
braccia. Le tensioni si allentavano grazie alla
tranquilla concentrazione del succhiare, al calore del mio corpo, al ritmo del mio respiro.
Questa continua connessione con me attraverso lallattamento dava loro profonda sicurezza e fiducia in
se stessi. Lo avvertivo in ogni aspetto del loro essere. La loro esperienza del mondo era fondata nel corpo 
nella relazione con me e il mio corpo e nella loro esperienza del proprio corpo,
dellallattamento, dello stare in braccio. Conoscevano la loro fonte di rinnovamento e soddisfazione.
Era visibile, tangibile, affidabile. Questo legame li aiutava ad andare incontro al mondo con curiosit e
fiducia. Forse perch lallattamento consentiva loro di essere coccolati, nutriti o trattati da
beb per brevi periodi, si sono sentiti abbastanza sicuri per abbandonare i pannolini a unet relativamente precoce.
Quando hanno cominciato a parlare, lallattamento ha dato loro un lato impudente, giocoso e
divertente. A un anno e mezzo, mio figlio mi fece il primo scherzo. Scoccandomi unocchiata
maliziosa, mi soffi sul seno, come per raffreddarlo e poi disse: Scotta! ridendo deliziato. Quando
aveva due anni e mezzo, un mattino mentre lo stavo allattando dissi: Andiamo gi a fare colazione.
Lui mi rispose Ciuccia! Ogni volta che io cercavo di divincolarmi lui diceva: Ciuccia. Alla fine io
dissi: Sei una patata! Lui mi guard e disse: No! Sono un pomodoro! Ridemmo abbracciandoci e
scendemmo a fare colazione.
Il mio corpo era una parte essenziale e completamente familiare del loro mondo. Tutti i miei
figli avevano parole speciali che stavano per allattamento, seno e latte materno. Nuk e noonie
erano le preferite. Quando ebbi un problema di ragadi a un seno, mio figlio, senza mezzi termini, si
rifer a uno come il lato tetta e allaltro come il lato a quel modo.
La mia figlia minore amava recitare poesie e la sua creativit si esprimeva al meglio riguardo
allallattamento. Una mattina mi accolse con: Oooh, Myla, noonie  il mio succo preferito.
Trovava mille modi per esprimere quanto apprezzava il noonie. Riusciva a essere molto teatrale
nella scelta delle parole e dellintonazione. Uscendo dalla doccia una mattina, si strinse un
asciugamano attorno al corpo e dichiar:
Non permetter che loro esca dalle mie noonie! Unaltra volta, con voce tragica degna di
Shakespeare, declam: Hanno rapinato la mia noonie!
Lallattamento aveva sui miei figli un effetto cos potente che a volte riuscivano a evocarne la
magia anche senza la presenza del mio corpo.
Quando mia figlia maggiore aveva due anni, io rimasi fuori casa tutta la
giornata per assistere a un parto. Quando chiamai a casa nel pomeriggio, Jon mi disse che la
bambina desiderava moltissimo parlare con me. Paventai subito il fatto che, non appena avesse udito la
mia voce, si sarebbe fatta prendere dalla tristezza e mi avrebbe detto che mi voleva. Non appena arriv
al telefono, cominci a piangere, dicendomi di tornare subito a casa. Io le dissi che avrei cercato di
tornare il pi presto possibile. La sua risposta fu un lamentoso: Nukkami! Appena arrivo a casa ti
allatto, le dissi. No, nukkami adesso! Poich volevo confortarla, le dissi con dolcezza: Okay,
adesso ti sto allattando.  buono il nuk? Lei rimase zitta e Jon mi disse che era seduta l, gli occhi
chiusi, rilassata e meditabonda mentre io la allattavo
attraverso il telefono.
Ogni volta che erano arrabbiati, o frustrati o sconfitti o solo tristi lallattamento portava pace e
soddisfazione. Erano adorabili quando ricevevano amore in questa forma. Una notte, allattando la mia
piccolina prima di dormire, lei sollev lo sguardo e mi disse nel pi amabile dei toni di voce:
Mami, sei cos dolce! Entrambe ci sentimmo sommergere dalla dolcezza.
Anche quando i miei figli smisero di essere allattati, il mio corpo continuava a essere per loro
una fonte di conforto e benessere. Ci sono state occasioni in cui scivolando nel sonno mi mettevano una
mano sul seno e compariva sul loro viso quella magnifica espressione di pace. Era come se quello
bastasse a riportarli in uno stato di beatitudine. Si potrebbe definire cibo per lanima.
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Il lettone.
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Quando abbiamo cominciato ad avere figli, secondo la cultura dominante neonati e bambini
dovevano dormire da soli, nella loro cameretta. Questa sistemazione  molto diversa da come dorme la
maggior parte delle famiglie del mondo e da come dormiva un tempo la maggior parte delle famiglie di
questo paese. Eppure le nostre sistemazioni separate per dormire potrebbero essere un modo in cui lo
sviluppo avanzato di una societ impoverisce invece che nutrire lanima. Forse sono i genitori e i figli che ci rimettono.
Quando  nato il nostro primo figlio, il pediatra ci raccomand di tenerlo nel suo lettino e nella
sua stanza, fin dallinizio. Ma a noi non sembrava giusto.
Sentivamo che il nostro bambino doveva stare con noi la notte. Dormendo vicino a noi, poteva
rilassarsi nella morbidezza e nel calore del nostro corpo.
Annegava nella sicurezza e nel conforto della nostra presenza. Andava tutto bene, per lui e per
noi, quando dormiva in mezzo a noi, di solito accoccolato contro uno di noi o di entrambi.
Niente  in grado di descrivere la profonda soddisfazione che provavamo ad avere il nostro
bambino vicino, senza pensare che non lo avremmo sentito.
Invece di chiederci e preoccuparci:  coperto, ha freddo, lo sentir se piange con questa
pioggia e questo vento?, non ci facevamo domande su come stesse perch lui era l con noi.
Alla loro nascita, i bambini non hanno ancora sviluppato appieno la capacit di autoregolarsi.
La vicinanza fisica a uno o a entrambi i genitori li aiuta a stabilizzare la loro fisiologia. Il nostro
respiro, per esempio, li aiuta a regolare il loro. Il nostro corpo li tiene al caldo.  come formassimo un
piccolo ecosistema. Il contatto fisico  una parte importante di questa dinamica naturale, al pari dellallattamento.
Per parecchi anni abbiamo dormito insieme, abbiamo respirato insieme.
Anche quando dormiva nel suo letto, spesso si addormentava nel nostro o ci veniva la mattina.
Se volevamo stare da soli, lo trasportavamo in camera sua quando era addormentato. A mano a mano
che cresceva, desiderava sempre di
pi starsene in camera sua, nel suo letto. Quando sono nate le bambine, che erano vicine di et,
c stato un periodo che le avevamo entrambe nel letto con noi. A un certo punto abbiamo comprato un letto pi grande.
In quegli anni non abbiamo dormito molto. I nostri figli si svegliavano spesso di notte, non solo
per farsi allattare, ma anche perch spuntavano loro i primi dentini o erano malati. I bambini sono
molto diversi tra loro. Alcuni cominciano molto presto a dormire tutta la notte senza tanti problemi, molti altri no.
Ci sono state volte in cui abbiamo pensato che forse eravamo noi inavvertitamente a
incoraggiarli a svegliarsi perch eravamo troppo presenti e lasciavamo che si attaccassero al seno
quando volevano? S, certo. Ma i momenti di dubbio e di interrogativi non hanno mai posto fine al
dormire insieme con i piccoli, perch continuavamo a sentire che ne derivavano anche cos tanti
benefici. Affrontavamo le difficolt come qualsiasi altra cosa, cercando di trovare il giusto equilibrio.
Quando erano piccoli, ci sono state occasioni in cui venivamo svegliati decisamente troppe volte ed
eravamo esausti e frustrati. Ci che cercavamo di fare in quei casi era rendere il risveglio meno
invitante, essenzialmente facendoli camminare con Jon invece che attaccarli al seno.
Qui entr in gioco unintenzionalit maggiore che noi valutavamo molto di pi del sonno.
Sentivamo intuitivamente che la sicurezza e la pace della nostra presenza fisica nutrivano i nostri figli
in tutto il loro essere. Leffetto era tangibile. Lo vedevamo nei loro volti aperti, curiosi, vividi e amorevoli.
Avvertivamo che la nostra presenza di notte li ancorava ai loro corpi e al mondo, e questo si
vedeva dal modo in cui osservavano tranquillamente lesterno durante il giorno. Erano curiosi senza
essere frenetici, attivi senza perdere il controllo. Il benessere e il senso di gioia che emanavano erano
meravigliosamente contagiosi. Erano pienamente presenti, fosse in una risata di delizia, un grido di
rabbia, o un abbraccio affettuoso. Certo ci sono state molte volte in cui la vita, sotto forma di dentini
che spuntavano e mal di pancia, interrompeva invariabilmente il nostro sonno. Uno di noi andava nel
letto vuoto di un figlio quando aveva bisogno di dormire un po di pi. Lungo il percorso siamo stati
costretti a ridefinire che cosa era per noi la normalit in termini di necessit di dormire.
Abbiamo fatto i genitori nella convinzione che fosse pi importante offrire nutrimento ai figli
che dormire alcune ore senza interruzione, o passare
qualche notte da soli. Quando volevamo farlo siamo riusciti a trovare soluzioni creative. A quel
tempo, eravamo convinti che, quando i nostri figli fossero stati pronti a dormire tutta la notte, lo
avrebbero fatto; e quando fossero stati pronti a dormire nel loro letto avrebbero scelto di farlo: e cos  stato.
La notte, quando i bambini sono molto piccoli, allattare nel lettone pu talvolta disturbare il
sonno di tutti, ricavandone la sensazione che i lati negativi soppiantino quelli positivi.  diverso per
ogni famiglia e per ciascun bambino. Ecco perch pi facciamo un passo indietro per considerare con
consapevolezza gli effetti dellallattamento al seno e del dormire insieme sul benessere di ciascun
componente della famiglia, pi possiamo adattare le nostre scelte al bene di tutti.
Condividiamo con voi la nostra esperienza personale sul dormire e la filosofia che sta alla sua
base perch abbiamo sentito, e ancora sentiamo, limportanza di cercare di riparare e di nutrire i bisogni
dellanima dei figli in questo modo quando sono piccoli. E le diamo una grande rilevanza perch essa 
in contrasto con la prassi del dormire nelle famiglie della nostra societ, bench sia la norma in molti
paesi asiatici. Semplicemente vogliamo che le giovani coppie sappiano che  unalternativa fattibile e
che anche questo pu essere incorporato in una visione del ruolo di genitori come pratica difficile
quanto di grande soddisfazione. Come qualunque altra cosa, avere dei bambini piccoli che dormono nel
vostro letto ha i suoi costi, ma pu anche dare benefici tangibili e una sensazione di benessere sia ai
genitori sia ai figli, che consente di attraversare i momenti difficili. Infatti, studi recenti dimostrano che
ci sono benefici a lungo termine correlati alla sicurezza in se stessi e allindipendenza nei bambini che
hanno dormito insieme ai genitori.
La questione nel suo complesso e i modi di metterla in pratica nel modo pi opportuno sono un campo attivo di dibattito e ricerca. James McKenna ricercatore del Notre Dame ne offre unutile guida: http://cosleeping.nd.edu/safe-co-sleeping-guidelines/.
Come genitori, abbiamo tutti le nostre storie particolari e personali esperienze dellinfanzia.
Essere consapevoli dei nostri sentimenti e capire un po da dove ci derivano sono un aspetto importante
nel fare scelte che siano giuste per noi e la nostra famiglia. Per esempio, se siamo cresciuti senza
lesperienza di un
contatto fisico amorevole e di cura parentale, o se i nostri confini sono stati violati o la fiducia
spezzata da carezze improprie,  poi naturale nutrire forti esitazioni, perfino paura, riguardo alla
condivisione familiare del lettone.
Essere consapevoli di questi sentimenti senza giudicarli  o giudicarci  ci permette di vederli
pi chiaramente e forse darci la possibilit di non subirne automaticamente il condizionamento nelle
nostre scelte di genitori. Allo stesso tempo, dobbiamo rispettare il nostro disagio e le sue ragioni.
Trovare modi che soddisfacciano i bisogni dei nostri figli in cui anche noi ci sentiamo a nostro agio
richiede apertura, flessibilit, sensibilit e una disponibilit a estendersi e crescere oltre i nostri
preconcetti. Ma non  cos facile, perch non  facile essere genitori consapevoli. Spesso significa
scontrarci contro quelli che noi crediamo i nostri limiti, incoraggiandoci a esserne consapevoli con
gentilezza e a trovare nuove strade per affrontarli, pur rispettandoli. E, certamente, provare nuovi
approcci nel mestiere di genitori pu essere particolarmente difficile se entrambi non condividono gli
stessi punti di vista o valori. La comunicazione consapevole diventa ancora pi importante in queste situazioni.
Ci sono molti modi per essere genitori con consapevolezza. In nessun modo un impegno a
esserlo significa che dovete dormire con i vostri figli altrimenti non sarete dei genitori buoni o sensibili.
Essere genitori consapevoli semplicemente richiede di prestare attenzione a ci che facciamo e alle
scelte che operiamo e di esaminarne gli effetti che hanno sui figli e su di noi lungo il percorso.
Comporta domandarsi continuamente che cosa stiamo facendo e perch.
Noi crediamo che le decisioni sul calore e il conforto, la vicinanza e il nutrimento e su quali
limiti e confini meglio promuovano la salute, la felicit e il benessere nelle nostre famiglie siano di
vitale importanza. La consapevolezza portata a quel processo decisionale  importantissima per fare del
ruolo di genitore un comportamento cosciente, continuamente sensibile ai bisogni in mutamento sia dei
figli che dei genitori. Non esiste un modo giusto per fare questo. Ci sono molti modi per far crescere
bambini sani e famiglie amorevoli.
Inoltre le scelte rispetto al sonno possono funzionare per un po in una famiglia, e poi
allimprovviso qualcosa cambia ed  necessario un mutamento.
Se non riusciamo a vedere molto il nostro piccolino o nostro figlio durante il giorno, potremmo
trovare che dormire con lui sia un modo meraviglioso per
ricollegarci a lui e per nutrirlo. Questo potrebbe andare bene per un figlio, ma non cos bene con
un altro che ha il sonno agitato. Potremmo ritrovarci rabbiosi e nervosi perch non riusciamo a
funzionare bene e quindi dovremo provare qualcosaltro.
Ci sono volte in cui i genitori hanno bisogno che i loro bambini dormano in modo pi costante
durante la notte, e ci diventa una priorit urgente. Pu diventare evidente che i genitori abbiano
bisogno di un po di sonno ininterrotto e che i figli possano beneficiarne anchessi. Con un po di
consapevolezza, possiamo apportare delle modifiche ai nostri rituali della buonanotte e trovare modi
per favorire nei bambini un senso di fiducia e sicurezza. Il dover rinunciare alla vicinanza fisica del
dormire tutti insieme pu essere bilanciato con periodi, nellarco della giornata, in cui li abbracciamo
intenzionalmente e ci acquattiamo con loro. Anche se il piccolo dorme in un letto separato, nella vostra
stessa camera, la sua fisiologia risponde al suono del vostro respiro e alla vostra presenza. Mai nessuna
scelta far tutta la differenza. Quel che conta  lintero tappeto che tessiamo con la miriade di scelte che
compiamo. Perci, si tratta sempre di bilanciare al nostro meglio i bisogni diversi della famiglia con
consapevolezza, fermezza e gentilezza. Non c ovviamente ununica soluzione a questi dilemmi della
buonanotte. Fortunatamente ci sono molte opzioni. Se dormire nello stesso letto non funziona per voi, o
per il vostro coniuge o per vostro figlio, potreste mettere un letto vicino al vostro, o farlo dormire nella
stanza accanto alla vostra. Potete creare rituali che vostro figlio trovi rassicuranti e cominci ad
aspettare: leggergli o raccontargli una storia, mettere su una musica dolce, sdraiarvi o stargli solo seduti
accanto mentre lui si addormenta. Potete cos incarnare un senso di sicurezza che lo convincer che non
c niente di male nello stare da solo, che  al sicuro e che pu imparare a dormire anche senza di voi.
Molto pi importante della scelta della sistemazione per dormire  trovare il vostro modo per nutrire i
sentimenti di fiducia, sicurezza, connessione e resilienza interiore.
 importante che padre e madre continuino a chiedere a se stessi e lun laltra qual  linteresse
del proprio figlio e che lavorino insieme per trovare soluzioni agli eventuali problemi di sonno che
emergono. Condividere intuizioni, esaminare reazioni dettate da una forte carica emotiva, cercare di
vedere le cose dal punto di vista del bambino e da quello dellaltro genitore sono tutti
atteggiamenti utili quando cerchiamo di guardare con occhi nuovi come passiamo la met della nostra vita.
...
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...
PARTE SESTA.
...
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...
Risonanze, sintonia, presenza.
...
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...
Risonanze.
...
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...
Quando un diapason vibra, fa vibrare anche i diapason nelle vicinanze, specialmente se sono
correlati, ossia sintonizzati sulla stessa lunghezza donda. Il processo per cui lattivit di un corpo
vibrante porta in risonanza un altro corpo si chiama trascinamento. La nota do di un piano sar
trascinata a vibrare quando verr suonato un do su un violino dallaltra parte della stanza.
Anche i genitori e i figli influenzano la risonanza reciproca. La nostra vita orbita allinterno dei
campi di forza di quella degli altri, fisicamente, emotivamente e psichicamente, e noi continuiamo a
interagire e a influenzarci lun laltro in modi sottili e non tanto sottili, talvolta noti, talvolta totalmente
inconsapevoli.
Gli scienziati hanno scoperto che i nostri cervelli risuonano gli uni con gli altri quando siamo in
compagnia. Particolari cellule della corteccia cerebrale, note come neuroni specchio, si accendono
quando osservano unaltra persona impegnata in un particolare movimento, soprattutto se si  coinvolti
emotivamente. Ci potrebbe essere la base neurologica per lempatia, la nostra capacit di sentire con
unaltra persona. Letteralmente, nei nostri cervelli si accendono, secondo schemi simili, le stesse aree.
La respirazione  uno dei ritmi di base con cui ognuno di noi vibra con la vita. Sintonizzare
questo ritmo ci offre una meravigliosa occasione per risuonare letteralmente con il nostro bambino. Io
(jkz) ero solito respirare con i nostri bambini come un modo per vivere con maggiore consapevolezza il
momento presente. Sentivo noi due che respiravamo insieme dondolando su unamaca mentre il
piccolino dormiva tra le mie braccia o quando camminavo avanti e indietro nella notte con uno dei
nostri figli. Dondolandoci o camminando, respirando insieme, talvolta cantando o canticchiando piano,
risuonavamo insieme.
Se diventiamo intenzionalmente consapevoli delle risonanze tra di noi la nostra relazione con
un bambino pu essere una danza continua, uno scambio
di energie di ogni tipo, talvolta armonioso, talvolta no. In entrambi i casi, non sar mai pi ricco
di quanto non lo sia in questo preciso momento, anche se dovremo preparare la cena o fare il bucato, o
se ci capita di essere interrotti da qualcosa. Questa  una buona ragione per metterci a ballare la danza
del respiro ogni volta che ci riusciamo.
Il trascinamento avviene a molti livelli diversi nelle famiglie. A volte, ci porta in posti dove non
desideriamo andare, senza sapere come ci siamo arrivati. Se non ne siamo coscienti, lenergia del
momento ci pu facilmente stordire.
Spesso ci butta gi emotivamente, come quando cadiamo in depressione, o nella rabbia, o
nellansia o in molti altri sentimenti. In famiglia siamo costantemente impegnati in una reciproca e
sempre mutevole danza dellenergia che si esprime attraverso le nostre vibrazioni a diverse frequenze e
linterazione con lenergia degli altri sotto forma di pensieri, sentimenti ed espressioni, verbali e non
verbali, attraverso i nostri corpi, le nostre azioni e le nostre reazioni agli eventi e alle azioni delle altre
persone, perfino quelle minime. Se siamo consapevoli di essere in risonanza gli uni con gli altri in modi
diversi, possiamo imparare a muoverci con maggiore abilit in relazione a questi ritmi senza perdere il
nostro equilibrio.
I figli entrano in stati di energia molto forti che possono influenzarci in tanti modi diversi. Se
riusciamo a essere consapevoli delle loro risonanze, possiamo scegliere pi consapevolmente i nostri
passi. Se colpiscono una certa frequenza, non dobbiamo risuonare automaticamente alla stessa
frequenza cadendo in modalit che non saranno utili n a loro n a noi stessi.
Nello stesso tempo, ci sono cos tanti momenti di integrazione e meraviglia che i bambini
sperimentano, e che noi possiamo sperimentare con loro...
momenti di puro piacere.
Un ristorante allaperto in estate. Una giovane coppia con due bambine: una sui tre anni, laltra
di circa quattro mesi. La madre allatta al seno la bambina che le sta accoccolata in grembo. Per un
tempo lunghissimo, il viso della bimba rimane affondato nel seno e sotto i lembi della camicia della
madre. Ma con la mano gioca con la mamma incessantemente. Infine, la sua testa emerge e la bimba
siede in grembo alla madre fissandola. La madre fa dei versetti e
china lievemente la testa. La piccola apre la bocca, in un cerchio perfetto, i grandi occhi azzurri
sgranati, perso nel volto della madre. Ha gli occhi cos aperti, la bocca cos spalancata che in quel
momento  lincarnazione della pura presenza.
La madre si china a toccare con la testa la fronte della bambina, quindi si ritrae. La bambina
sorride. Tra le due esiste un vero e proprio campo di forze.
La bimba in questo momento  nellorbita di sua madre, e le due si parlano in mille modi, su
mille lunghezze donda, attraverso i punti di contatto dei loro corpi, attraverso laria tra di loro.
Pi tardi il padre tiene in braccio la bambina in modo che possa guardare al di sopra della sua
spalla. La piccola  adagiata sul suo corpo. I suoi occhi rimangono sgranati, totalmente ricettivi. Vede
la mia (jkz) faccia e il suo sguardo si posa. Io sorrido. Il suo volto si assesta in un modo che io
riconosco immediatamente, ma che non so descrivere.  lallerta alla novit. Sorride. 
come una benedizione da un mondo pi puro. Anche la sorella maggiore ha unespressione
ricettiva in volto. Mentre siede a tavola, sento che anche lei  a suo agio nel suo corpo e nel campo di
forze della sua famiglia. Non  nemmeno che interagiscano molto. No. Ma formano un tutto
inseparabile in cui lei  a casa sua. La madre dice che sono in viaggio, che erano stati troppe ore in
macchina e le bambine avevano bisogno di stare un po fuori.
Solo un normale pranzo, ma  evidente che queste bambine stanno sperimentando il costante
dare e avere con i genitori che forma i legami dellamore e trasmette la benevolenza e la ricettivit del
mondo alla giovane vita.
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Sintonia.
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Sintonizzarsi: portare armonia.
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Sintonizzarci sui nostri figli comporta essere consapevoli dei messaggi che ci inviano, non solo
con le parole, ma con ogni aspetto del loro essere.
Io (mkz) entro nel bar del quartiere e vedo la mia vicina seduta a un tavolo che allatta la sua
bambina di nove mesi mentre aspetta unamica. La saluto e la sua bambina, incuriosita, smette di
succhiare, solleva lo sguardo, mi regala un gran sorriso, quindi riprende a succhiare. Mentre aspetto in
fila, comincia un gioco con me a distanza. Succhia, poi lascia cadere la testa allindietro, cos mi
guarda al contrario. Sorride e riprende a succhiare, poi lascia di nuovo cadere la testa e mi fissa. Sua
madre capisce e lascia che si muova come desidera, ridendo di piacere per il piacere della bambina. In
questo piovoso mercoled mattina, in un bar, una bambina  in stato di beatitudine.
Nel prendermi cura del bambino di dieci mesi di una mia amica, mi (mkz) ricordo di quando i
nostri figli erano neonati. Stringendolo a me mentre cammino, tento varie cose, consapevole delle sue
reazioni, finch trovo la giusta combinazione di movimenti su e gi mentre canticchio piano e
ritmicamente. Rallento il mio respiro. Sento il suo corpo ammorbidirsi e rilassarsi contro il mio. Non ha
problemi a dirmi che cosa vuole senza usare parole. Quando mi siedo, con tutto il suo corpo mi
comunica: No, non sederti, portami in braccio, cammina con me. Poi comincia a emettere piccoli
suoni, io riprendo a muovermi e continuiamo insieme. Ha la testa sulla mia spalla e lo sento rilassarsi e
farsi sempre pi pesante finch si addormenta. Lentamente lo depongo nella culla, sentendo il suo
calore e la sua morbidezza, godendo del dolce profumo della sua pelle. Questa sintonia chiaramente 
un regalo meraviglioso per entrambi. In questa giornata uggiosa di primavera, lui trova di nuovo che
pu affidarsi alle persone che lo circondano. Sente una reazione empatica da parte mia che gli dice che
i suoi desideri e le sue necessit sono importanti e saranno rispettati. Quando ottiene ci di cui ha
bisogno, sperimenta il suo potere: si sente soddisfatto, sicuro e tranquillo. Tutto questo in un piccolo incontro.
Quando una madre vede il proprio bambino, che ha gi cominciato a gattonare, diventare
sempre pi attivo, al punto di essere scatenato e fuori controllo, lei si sdraia sul tappeto e lo lascia salire
su di s a giocare con i suoi capelli. Gli sta letteralmente permettendo di ritornare in contatto con lei. A
poco a poco lui comincia a calmarsi, a rallentare, finch, dopo un po, si sdraia anche lui, riposando e
adattandosi al lento respiro di lei. La madre lo aiuta cos a sintonizzarsi con la sua energia calma. Lei
comprende il bisogno di indipendenza e separazione del figlio e allo stesso tempo la sua necessit di
dipendere da lei, di starle vicino e in contatto. Tutto questo  messo in scena sul pavimento del soggiorno.
Quando i figli crescono, la sintonia tra genitori e figli diventa pi complessa.
La mia (mkz) ragazzina di dodici anni ritorna da scuola ed entra nella stanza con una smorfia
sulla faccia. Ho fame! dice in tono duro. Capisco istantaneamente che la scuola lha provata. Si sente
stravolta.  stata in mezzo alla gente tutta la giornata. Sta per cadere a pezzi. Ho imparato ad avere uno
spuntino pronto per lei quando torna da scuola. Ho anche imparato, duramente, a non farle domande e a
darle spazio. Questo non  il momento per obiettare al suo tono di voce o per insegnarle le buone
maniere. Dopo quella piccola pausa, di solito mi guarda in modo pi amichevole e magari viene da me
a chiedermi un abbraccio, oppure scompare in camera sua a sentire un po di musica.
Con un figlio ancora pi grande, essere sintonizzati potrebbe significare essere sensibili al suo
desiderio di essere lasciato in pace per concentrarsi su quello che sta facendo, specialmente quando si
trova nello stesso nostro spazio fisico. Potrebbe anche voler dire sapere quando raggiungerlo e nutrirlo in piccoli modi.
Mentre sono seduta nella cucina della mia amica, sua figlia sedicenne arriva lamentandosi di un
dolore al collo. Sua madre le chiede di indicarle dove le fa male. Mentre parliamo, massaggia il collo
della figlia, interrompendo periodicamente la conversazione con me per farle capire quando sente che i
nodi si allentano sotto la sua mano. Dopo circa quindici minuti, la figlia lascia la stanza. La mia
amica mi dice che i momenti insieme sono un avvenimento raro adesso. Probabilmente  stato daiuto
avere presente un altro adulto, che creava un po pi di distanza.  meraviglioso sentire la sensibilit di
questa madre, la sua disponibilit a essere aperta alla figlia che inaspettatamente le chiede aiuto e la sua
capacit di apprezzare la preziosit di quel momento.
Essere in armonia con i nostri figli non significa che le cose siano sempre armoniose. Essere
consapevoli nei momenti di grande disarmonia e conflitto richiede tutto ci che abbiamo, ogni grammo
della nostra energia e del nostro intuito, in modo che anche nel mezzo dello scontro teniamo sempre
presente chi sono realmente i nostri figli e di che cosa hanno bisogno da noi in quel momento. Per far
questo, abbiamo bisogno di essere disposti a riconoscere le nostre paure, reazioni e preoccupazioni e di
sforzarci, facendo del nostro meglio, per mantenere il nostro equilibrio rimanendo in contatto con il
nostro respiro, il nostro corpo e la situazione in cui siamo. Ci prepara il terreno per riconoscere e
incontrare i loro sentimenti in modo pi appropriato e nuovo.
Certo, ci saranno sempre momenti di contrasto e disaccordo: possono comunque essere
opportunit per genitori e figli per imparare che  possibile recuperare e cominciare da capo.
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Toccare.
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La parola toccare  una delle voci pi lunghe sull Oxford English Dictionary, senza dubbio,
perch il tocco  cos basilare nellesperienza umana. Ashley Montagu ha osservato gi molto tempo fa
che il tocco  fondamentale per la salute e linterrelazione. I piccoli delle scimmie non crescono se non
sono costantemente toccati, se non ricevono calore e morbidezza. Perch pensare che noi siamo
diversi? Il tocco  fondamentale per la vita.
Toccare comporta essere in contatto. Pu essere unesperienza unificante.
Non possiamo toccare senza essere toccati a nostra volta. In questo modo sappiamo di non
essere soli. A seconda di come veniamo toccati, possiamo sentirci amati, accettati e apprezzati, o
ignorati, non rispettati e feriti.
Il toccare genera consapevolezza e ci mette in contatto con il mondo.
Tocchiamo e siamo toccati attraverso tutti i nostri sensi  vista, udito, odorato, gusto, cos come
il tatto attraverso la pelle  e anche attraverso la propriocezione e linterocezione.
Essere tenuti in braccio con sensibilit ci radica nel nostro corpo e risveglia un senso di
connessione. Ci risveglia a noi stessi e allaltro. Tutto lessere di un bambino  onorato quando viene
toccato con consapevolezza, sensibilit e rispetto. Imparare a essere in contatto con il modo in cui ci
sentiamo deriva da questesperienza di sentirsi sicuri e curati. Quando il bambino viene tenuto in
braccio, abbracciato, coccolato, annusato, dondolato, cullato, guardato, sente cantare, canticchiare,
sperimenta se stesso e gli altri: la magia dellessere in contatto.
Aspettando allIspettorato della motorizzazione, io (mkz) osservo una donna grande e morbida
che si prende cura di un ragazzino di tre anni dai capelli rossi.  seduta su una panchina in attesa della
sua patente. Lui sta usando il corpo di lei simultaneamente come letto, cuscino e terreno di
esplorazione, spingendola di continuo con il corpo, la testa e le braccia. Quando allunga le
mani e gioca con le dita di lei, la madre gli d un colpetto sulla mano con le sue lunghe unghie
che lo delizia. Lei lo accetta completamente, senza mai ammonirlo a stare fermo, o a sedersi dritto o a
smetterla. La donna ha un forte accento e io mi domando dove sia cresciuta, come sia stata la sua
infanzia e che cosa labbia influenzata a essere cos paziente, cos disposta ad accettare, cos a suo agio
mentre lo tocca.
Non assisto a scene di questo genere tanto spesso. Vedo invece genitori che ammoniscono i loro
figli a comportarsi bene in pubblico e che si arrabbiano quando invece si comportano da quei bambini
di due, tre, quattro anni che sono veramente. Vedo bambini di pochi anni che si trascinano dietro un
genitore, piangendo, senza che il genitore si decida a ricorrere alla semplice soluzione di prenderlo in
braccio. Non vedo spesso adulti relazionarsi con i bambini affettivamente, tollerando la loro energia ed esuberanza.
Sembra che la nostra stia diventando una societ in cui non ci si tocca. 
raro vedere persone che esprimono il loro affetto fisicamente, amici che si tengono per mano,
che si cingono le spalle o amanti che si abbracciano. Avere consapevolezza dellimportanza di questa
essenziale forma di nutrimento e comunicazione pu motivarci a trovare il modo di essere pi presenti
a noi stessi e maggiormente in contatto nei momenti passati coi nostri figli.
 importante mantenere con consapevolezza un confine ogni volta che ci si tocca. Altrimenti
potremmo toccare inconsapevolmente e, cos facendo, essere irrispettosi. Questi confini cambiano
attimo dopo attimo. Non possono essere presunti e dati per scontati. Ogni momento  nuovo e diverso.
La bambina che grida No! quando le si chiede se le si pu dare il bacio della buonanotte in un altro
momento vuole essere confortata con un abbraccio. Quando siamo sintonizzati con i nostri figli,
consapevoli della loro energia, dei loro sentimenti, possiamo meglio sentire quando hanno bisogno di
essere toccati con amore o di essere tenuti in braccio e quando invece hanno bisogno di stare da soli.
A volte, per controllare i nostri impulsi inconsci o invadenti pu essere utile chiederci a chi
serve quel tocco. Ho vividi ricordi di parenti che mi davano pizzicotti sulle guance e mi baciavano.
Non erano affatto coscienti di come potevo sentirmi io. Quanto spesso si chiede ai bambini un
abbraccio o un bacio per soddisfare un proprio bisogno di calore e affetto, indipendentemente dai loro sentimenti e confini?
Io (mkz) sono commossa e spesso anche un po stupita quando i miei figli vengono ad
abbracciarmi. Sono sorpresa non perch mi abbracciano, ma per come mi abbracciano. Lo fanno con un
tocco lento, profondo, rilassato, tranquillo e amorevole. Mentre mi abbracciano, godo del nutrimento
che i miei figli mi danno cos naturalmente in quei momenti. Sembra quasi il completamento del
cerchio dellamore.
I bambini che gattonano
Ogni et e ogni stadio, ogni figlio e ogni momento forniscono molte occasioni per stabilire e
quindi esplorare risonanze empatiche, coscienti che i bisogni emotivi e di sviluppo del bambino
cambiano di continuo. Quando i nostri bambini cominciano a gattonare, la sfida  riuscire a rimanere in
sintonia mentre concediamo loro la libert di esplorare ci che li circonda, allinterno di uno schema di
confini chiari e di aspettative che forniscono un sentimento di contenimento e sicurezza. Abbiamo
questa opportunit pi e pi volte perch gli stati mentali di un bambino cambiano molto rapidamente.
Un attimo pu essere in un modo; il momento dopo le cose vanno in maniera totalmente diversa.
Bambini cos piccoli non hanno le abilit linguistiche o motorie per fare tutto ci che vorrebbero e
perci cadono facilmente preda della frustrazione. Se riusciamo ad avvertire questi improvvisi
cambiamenti e transizioni, avremo pi probabilit di escogitare strategie per aiutarli in questi momenti.
Questo richiede di essere coscienti dei nostri sentimenti, che cambiano quasi rapidamente
quanto quelli dei nostri figli. Spesso  fin troppo facile lasciarsi trascinare dallumore di nostro figlio,
come quando reagiamo con frustrazione alla sua stessa frustrazione. Invece di rinchiuderci e
automaticamente irrigidirci in questi momenti, forse possiamo affrontare la sfida di controllarci e
reagire con maggiore comprensione e spirito pi aperto.
Un giorno in un ristorante stavo osservando (jkz) un giovane padre che cercava di cenare con la
figlia di quattro anni. Il cibo era arrivato decisamente troppo tardi e la bambina non riusciva pi a stare
seduta ferma. Era frustrata, stanca ed esigente. Lui proprio non riusciva a mangiare, lei saltava di qua e
di l. Sarebbe stato facilissimo diventare duro in quel momento; sgridarla, o arrabbiarsi perch il cibo ci
aveva messo cos tanto ad arrivare, o perch non riusciva a mangiare anche se aveva fame ed era
probabilmente stanco anche lui. Invece quelluomo mantenne il controllo di s e riusc a capire che
cosa era necessario fare. Dopo uno o due tentativi di mangiare un boccone, si fece
impacchettare il cibo, pag il conto con la bambina sulle spalle che gli tirava i capelli e usc. Gli
sorrisi mentre passava accanto a noi e, mentre io ero l seduto con le mie figlie abbastanza grandi per
aspettare pazientemente il cibo che sarebbe arrivato, parlammo brevemente delle prove che si affrontano da genitori e ricordai con malinconia il periodo in cui la mia mente era sintonizzata con quella dei miei bambini piccoli e le mie scelte attimo dopo attimo erano dominate dai loro bisogni forti e cos rapidamente mutevoli.
Quando lo si vive, quel periodo sembra non terminare mai. Aiuta ricordarsi che presto finir
tutto e che arrendersi alle necessit potrebbe essere fonte di regali inaspettati.
Ogni et e ogni stadio ha i suoi drammi particolari. Ho trovato bellissimo osservare quel padre
reagire con tanta abilit e tanta generosit a sua figlia.
Di solito quando potevo (jkz) uscivo presto dal lavoro per portare fuori uno solo dei miei figli.
Andavamo al parco giochi, o a slittare, o a camminare lungo il fiume o a fare un giro in centro, per
osservare la gente e le macchine e lattivit del mondo. Durante i weekend mi divertivo a portarli con
gli amichetti alle fiere, nelle fattorie o ai laghi. Ogni occasione con un bambino, anche per alcuni
minuti consecutivi di gioco, o per fare la lotta sul pavimento o far andare avanti e indietro le
automobiline o una palla,  unopportunit di legame.
Quando i miei bambini erano piccoli, ci piaceva giocare a sguscio, un gioco che avevamo
inventato un giorno io e mio figlio. Ci sdraiavamo sul pavimento e io me lo stringevo forte al petto.
Allora lui cercava di sgusciare via, spingendo con tutto il suo corpo. Regolando la presa delle mie
braccia, lo tenevo pi o meno stretto, opponendogli abbastanza resistenza da farlo sforzare per superare
lostacolo, mettendo in atto varie controstrategie per ogni tattica che usava per liberarsi.
Mi sembrava che stare costretti in quel modo giocoso e dover usare tutta la nostra energia e
intelligenza per liberarci fosse una bella metafora per altre prove della vita che i bambini avrebbero
dovuto affrontare, presto o tardi.
Questo wrestling non verbale ci avvicinava in molti modi, mentre respiravamo insieme,
dimenandoci e dibattendoci luno contro laltro, trattenendo e respingendoci, e anche, a volte,
scoppiando a ridere. Sintonizzarsi fisicamente attraverso questo gioco ci aiutava ad approdare alla fine
a momenti di quiete, che sentivamo pieni di risonanza e piacere.
Talvolta, i bambini si univano a me, la domenica mattina, per praticare yoga sul pavimento del
soggiorno. A volte giocavano al maestro di yoga e mi guidavano nelle varie posizioni che facevamo
fianco a fianco. Abbiamo anche fatto molto yoga insieme, con i bambini che mi facevano dondolare
dopo che mi ero messo nella posizione della sedia a dondolo, o salivano sopra di me quando facevo il
ponte. Era molto divertente.
A mano a mano che crescevano, a volte diventava difficile trovare modi per condividere
momenti di attivit concentrata e la pace che ne deriva. Eppure ci siamo riusciti, giocando a carte o a
volte correndo insieme, perfino ballando in qualche rara occasione. Le risonanze restano, le forme cambiano.
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FINE Parte 1.